Caduti sul lavoro anche per l’uranio impoverito
In Italia, Repubblica fondata sul lavoro e affamata di lavoro, si muore moltissimo a causa del lavoro, spesso nell’indifferenza generale. Tra i tanti anonimi caduti sul lavoro c’è una categoria ancora più “ignota”: i militari morti, probabilmente, per l’effetto dell’uranio impoverito.
Nel periodo 1996-2006 si sono ammalati 1682 militari tra questi “solo” 255 impiegati in missioni di pace internazionali e tra questi ultimi si sono verificati 37 decessi. Non ci sono dati ufficiali sugli esiti letali per i militari che non hanno partecipato alle missioni, ma all’associazione dei familiari delle vittime risultano 156 decessi.
I dati forniti, peraltro, non tengono conto dei malati e dei morti conseguenti alla guerra del Golfo del 1991, alla Somalia nel 1993, alla Bosnia nel 1994 e di quanto avvenuto anche dopo il 2006 per chi ha operato nei poligoni e nei depositi (Bibbona presso Cecina ed il poligono di Nettuno)
Il Ministro Parisi, audito dalla Commissione di Inchiesta del Senato, afferma che l’Italia non ha mai fatto uso di armamento ad uranio impoverito, né risulta che nei nostri poligoni sia stato utilizzato da altri.
Ma allora come si spiegano questi centinaia di decessi? Pensavo che il problema fosse per i militari impiegati in missioni di pace all’estero, ma dai dati si evidenzia come è pericoloso cadere nell’adempimento del dovere anche sul suolo nazionale.
Viva l’Italia.
Scritto il 4 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco
Categoria: Lavoro, Politica, Salute, Società |
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