le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Quando è il marito la parte debole, altro che “normali disquisizioni fra coniugi”!


Nel nostro blog abbiamo più volte trattato la questione dei Padri separati. Riceviamo continuamente mail da uomini che vivono in prima persona queste situazioni. Ci raccontano le loro storie, ci chiedono consigli oppure vogliono solo sfogarsi. Noi di CCNV siamo molto sensibili alla questione e talvolta, entro i nostri limiti,  cerchiamo anche di dare qualche consiglio.

Qualche tempo fa Fabio ci ha mandato la sua storia e, per dimostrargli tutta la nostra solidarietà e sperando di fargli cosa gradita, la pubblichiamo integralmente.

Carissimi amici,
vi racconto ora la mia separazione perchè a me sembra di una ingiustizia abnorme e ne voglio dare la massima evidenza e pubblicità in tutti i modi e se voi la percepite come me e volete unirvi alla mia lotto potrò grazie a voi sentirmi più forte.
Io e mia moglie abbiamo avuto fin dall’inizio un rapporto conflittuale lei era stata in casa accudita dai genitori fino all’età di 36 anni (non riusciva a prendersi nemmeno una maglietta senza la madre) aveva un carattere fobico e ansioso e spesso diventava collerica sbatteva la porta di casa scappava scendeva dalla macchina ti mollava in mezzo alla strada e il tutto per futili motivo o ansie.
Lei stava nel nord Italia io a Roma abbiamo avuto un lungo fidanzamento poi io ho messo i paletti: o ci sposiamo o la nostra relazione finisce.
Lei mi sposa con un ni più che con un si ma una sposa si sa non è mai infelice nei giorni del matrimonio e della luna di miele. Poi invece quando si è trasferita a Roma ha incominciato ad accusarmi di averla allontanata dalla sua famiglia, di averla portata a vivere in mezzo allo smog, era infelice molto più di prima e io rincorrevo la sua felicità come una prova d’amore che non avevo completamente ricevuto col matrimonio quasi forzato. I primi sassolini del risentimento mi entravano dentro ma io aspettavo che qualcosa cambiasse che dopo le paure arrivassero le frasi ti amo etc etc. Nulla di tutto ciò! a maggio del 2004 nasce nostro figlio e comincia a dirmi che io ero un fallito perchè non avevo dato una stanza a mio figlio (la casa di mia proprietà era stata comprata quando ero single e pertanto era di circa 50 mq ma nel centro storico di Roma) che Lorenzo era sfortunato perchè non aveva un giardino che io guadagnavo poco e che dovevo chiudere la mia attività di dottore commercialista. Tutte offese che mi ferivano terribilmente ma che sopportavo perchè mi rendevo conto che lei non capiva la realtà. Presto la situazione comincia a precipitare io inizio a fargli notare i suoi comportamenti e lei mi risponde in modo sempre più aggressivo prima verbalmente e poi anche con schiaffi pugni e lanci di oggetti. Non era dolce ne con me ne con il bambino. Si infastidiva se il bambino giocava con i suoi capelli se la toccava quando era stanca si arrabbiava perchè non dormiva la notte. Più passava il tempo più le cose peggioravano, a ottobre del 2005 mi arriva una telefonata di un avvvocato a cui si era rivolta per chiedere la separazione. Quindi visto che ormai le cose stavano per diventare irreversibili gli proposi a fine 2005 di mettere fine a tutto ciò e di rivologersi ad uno psicologo ma lei mi rispose che ero io ad avere bisogno dello psicologo.
I mesi successivi segnarano un crollo del rapporto una incomunicabilità totale io volevo mettere pace lei distruggere in qualsiasi modo (mi diceva che io ero il suo cancro e che sarebbe stata bene solo se mi avesse estirpato). A maggio del 2006 mi arriva la raccomandata con la richiesta di separazione io tento di prendere tempo chiedo di rivolgermi allo psicologo lei si rifiuta ne contatto 4 ma lei dice sempre di no.
La separazione diventa quindi inevitabile lei mi chiede la casa (di mia proprietà) e 500 euro più una visitazione del figlio illogica (voleva che non tenessi il bambino la notte con me). Non accetto e andiamo in giudiziale lei ormai stava producendo falsità su falsità sulle cause della separazione e sui problemi nostri negava tutto era terrorizzata che gli potessero addebitare qualcosa suppongo. Io decido quindi di acquistarmi un registratore e registrare quanto avveniva in casa. In realtà poi registro molto poco rispetto a quello che avveniva ed in particolare registro una sera in cui il bambino gridava che voleva stare con me e che lei non me lo voleva dare il bambino era andato nel panico e disse che aveva paura della mamma. Successivamente in data 6 gennaio 2008 un’altra lite per futili motivi: mi spruzza il cif ammoniacal in faccia e si appende a peso morto sul collo vado in ospedale e mi refertano l’aggressione. In data 24 gennaio vengo a sapere che il giudice ha emesso il provvedimento d’urgenza e che mi ordina di andarmene per il 1 febbraio 2008 e di versare un assegno per il figlio di 450 euro mensili. La sera del 31 gennaio prende il registratore dalla mia giacca io sento vado vicino glielo tolgo e lei mi aggredisce ancora per 4 ore gli ultimi 10 minuti dell’aggressione li ho registrati e si sente il bambino che grida lascia stare papà hai rotto il pigiama a papà, papà ti esce sangue dal braccio e lei che dice dammi le registrazioni o domani esci di casa. Per questi fatti l’ho querelata.
Il mio avvocato fa reclamo alla corte d’appello producendo i referti medici le registrazioni e la querela lei viene a sapere questo e fa una contro querela ritorsiva dichiarando ancora una volta un cumulo di menzogne ma grazie a questa querela riesce a far intervenire la Polizia la quale mi butta fuori di casa mia il giorno 16 aprile 2008.
L’altro ieri la Corte d’Appello ha emesso il proovvedimento e sentite sentite cosa è stata capace di dire.
Le registrazioni sono normali disquisizioni fra coniugi su diversi metodi educativi in cui non rileva il rapporto madre figlio. Piuttosto il comportamento del padre (IO) che registra dimostra "una particolare psicologia che va approfondita nel merito".
Poi esamina la questione dell’assegno. Il mio avvocato sosteneva che dandogli la casa gli davo un assegno mensile di 1.400 euro pari all’affitto di mercato stimato da tecnocasa. Lei guadagna più di me io 1500 mensili lei 2400 lei vuole la separazione io no. La Corte risponde dicendo che l’assegno di 450 euro è congruo perchè è "assolutamente inverosimile che un dottore commercialista guadagni così poco". Insomma il Giudice novello finanziere ha stabilitò che la mia dichiarazione dei redditi è falsa e che io sono un evasore nulla dice poi sul godimento della casa.
Come mi sento si potrebbe dire cornuto e mazziato. Sulla casa e sul mio reddito ho ricevuto continue offese e sono state i primi motivi di crisi del rapporto ma in sede giudiziaria sono stato tratto come un professionista rampante.
Rigettato il reclamo mi becco anche la condanna alle spese.
Ditemi cosa ne pensate.

Ciao
Fabio

 

Caro Fabio,
che dire?! Ma dove l’hai beccata questa? Quando sento queste storie mi viene da pensare che il matrimonio non sia altro che uno strumento che molte donne (o meglio "iene") hanno per campare, distruggendo la vita di un uomo e impedendogli di ricrearsene una nuova. Quello che mi fa rabbia è che per i giudici queste donne sono sempre la parte debole! Ma ahimè non è così! Ma non avevamo pari diritti? Ora pensa a goderti la vita giorno dopo giorno, te lo meriti!


Scritto il 1 Ottobre 2008 da Stefano Errante

Categoria: Altro, Società | 7 Commenti »

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Modifica delle condizioni patrimoniali stabilite all’atto della separazione consensuale


Qualche tempo fa abbiamo ricevuto una mail da un uomo vittima delle ingiustizie derivanti dalla separazione. Abbiamo già trattato in passato di questo problema e molti visitatori ci scrivono per raccontarci la loro storia, per sfogarsi, per chiedere consigli. Nel nostro piccolo cerchiamo di far qualcosa. Abbiamo chiesto ad un legale un suo parere. Di seguito riportiamo la mail del nostro amico Marco e poi, in sintesi, la risposta del legale.

Buonasera,
mi chiamo Marco e ho ottenuto la sentenza di separazione da poco, e’ stata consensuale dove si e’ stabilito che il mantenimento di mia moglie e’ di 550 euro mensili e l’assegnazione della casa , ma al tempo stesso abbiamo stabilito (in separazione e con una scrittura privata) che la casa coniugale comprata nel 2005 da una cartolarizzazione di un bene pubblico venisse venduta appena possibile secondo norme di legge. Mia moglie e’ extracomunitaria (panama) ha un permesso di soggiorno dovuto al matrimonio della durata di 5 anni scadenza 12/2009 e ha una figlia di 7 anni, ed ha richiesto la cittadinanza prima della separazione…

Il motivo della separazione anche se puo’ contare poco e’ che lei mi tradiva (sono in possesso delle registrazione tra noi dove esplicitamente dichiara di avere un’altra persona), al momento dopo 3 mesi dalla separazione lei ha avuto un figlio da un’altra persona e lo stesso attualmente vive tra casa mia e casa sua.

Arrivati a questo posso chiedere l’annullamento del mantenimento per modifica delle condizioni, visto che lei ha un altro uomo, un’altra vita e un figlio (di cui ho le foto inviate dalla mia ex via mail erroneamente) e contestualmente dimostrando che sono in affitto posso richiedere l’assegnazione della mia casa per vivere visto che il suo nuovo compagno e’ proprietario di un immobile (che al momento non so come dimostrarlo)? E in mano ad un avvocato come mi conviene muovermi e soprattutto quanto dovro’ aspettare ancora per ottenere “giustizia”?

Infine punto piu’ importante di tutta la storia la figlia di 7 anni e per me da un punto di vista etico figlia mia al 100 % visto che nel periodo del matrimonio l’ho cresciuta da solo e anche adesso in questa fase di separazione la bimba ha passato tutti i fine settimana con me nonche’ in questo ultimo periodo anche una settimana intera per comodita’ della presunta madre. Io non ho nessun diritto sulla piccola che mantengo come se fosse mia figlia pagando scuola libri mensa vestiti divertimenti e attivita’ extrascolastiche annullando di conseguenza tutti i miei divertimenti e extraattivita’ per scelta.

Al momento in cui intraprendero’ una via legale per ricominciare a vivere in maniera “normale” probabilmente mi verra’ negato di vedere la piccola o semplicemente di paralargli quali strumenti ho per non permettere che cio’ avvenga?

Scusate mi trovo in difficoltà come tantissime altre persone in altrettanti casi ma se fosse possibile potrei avere un consiglio a questa mia situazione.

Vi ringrazio anticipatamente per l’attenzione.

Cordiali saluti

 

La situazione che Marco ci hai presentato non è semplice e richiede comunque l’intervento di un avvocato che dovrà accuratamente esaminare e studiare il tutto per il da farsi.
Consultando un nostro legale possiamo dare soltanto alcune indicazioni molto generiche.

1) Modifica delle condizioni patrimoniali stabilite all’atto della separazione consensuale.

Le determinazioni patrimoniali adottate in sede di separazione, anche consensuale, dei coniugi possono essere rivedute solo se sopravvengano giustificati motivi (v. artt. 156 cod. civ. e 710 cod. proc. civ.). Tale è la perdita da parte dell’obbligato di un cespite o di un’attività produttiva di reddito in modo da produrre un effettivo mutamento della situazione rispetto a quella valutata in sede di determinazione dell’assegno. E, di segno opposto, tale è anche l’incremento delle condizioni economiche del beneficiario che comporti il detto mutamento dell’originaria situazione. E tutto ciò deve essere puntualmente provato innanzi al Giudice.

Nel caso di Marco, la circostanza che l’ex-moglie abbia avuto un figlio con un altro uomo e la circostanza che con questo uomo lei ha in corso una relazione affettiva non sono da sole di per sè sufficienti a modificare le condizioni della separazione, soprattutto se la separazione è intervenuta da pochissimo tempo.
Per giungere ad instaurare un procedimento di modifica che abbia un qualche serio fondamento è necessario almeno che la relazione dell’ex-moglie con il nuovo compagno raggiunga un apprezzabile grado di stabilità (più di un anno); che, in particolare, entrambi vivano insieme stabilmente, meglio se nell’appartamento di lui; che sia evidente che la tua ex-moglie trae giovamento dalle risorse che apporta il suo nuovo compagno (es. acquisto di una nuova auto per lei; spese di molto superiori all’assegno che Marco le versa; etc.) .

2) Continuazione del rapporto con il figlio naturale dell’ex-coniuge anche dopo la separazione.

Per tale situazione, allo stato sembra che in capo a Marco non possa sussistere nessun diritto nè dovere sul minore.
Quel che si può verificare è se ci sono le condizioni per giungere ad una qualche forma di adozione.

In tutto ciò, comunque, l’unico consiglio sicuramente valido è di rivolgersi ad un avvocato, chiedendogli anche un preventivo sul suo compenso perchè la situazione non sembra semplice.


Scritto il 28 Maggio 2008 da Stefano Errante

Categoria: Società | 4 Commenti »

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Padri separati non tutelati


Un giorno la moglie informa il marito che inizierà a seguire un corso per diventare sommelier, giusto per svagarsi e staccare dalle routine di casalinga e mamma. Ovviamente il marito non ebbe nulla da obiettare soltanto che dopo qualche tempo lei arrivò a chiedergli un periodo di pausa. Il povero uomo accettò la richiesta inaspettata, non avendo altre soluzioni e soprattutto per il bene della loro prole. Poi, come dopo ogni periodo di pausa arrivò la stangata… la moglie chiese il divorzio, senza aver dato alcuna spiegazione al marito.

Purtroppo i problemi di questo povero disgraziato non finiscono qui… data la normativa vigente in Italia è stato costretto ad abbandonare la sua casa (acquistata prima del matrimonio e della quale paga ancora il mutuo), lasciandola alla moglie e ai figli, a versare un assegno per i figli ed anche per la "buona moglie".

Non solo, l’uomo deve pure sostenere delle spese legali che, come tutti noi sappiamo, sono tutt’altro che basse e inoltre è costretto a vivere in uno "scantinato", non potendo permettersi altro.

Ma sapete perchè la moglie ha chiesto il divorzio? Si è innamorata di un tipo che teneva il corso. Che fantasia!

Purtroppo è una storia veraNON è un caso isolato.

Le domande sorgono spontanee:

  1. Ma il marito non poteva continuare a vivere nella sua casa?
  2. Se la moglie vuole stare con un altro, perchè non se ne è andata di casa lasciando in pace quel povero cristo?
  3. Ma la cara mogliettina non può andare a lavorare?
  4. Perchè la moglie può portare in casa la sua nuova fiamma?
  5. Perchè la moglie deve avere l’assegno?
  6. Ma perchè il marito separato non viene tutelato? Perchè?
  7. Questa "moglie" non ha un briciolo di dignità e, soprattutto, di umanità?
  8. etc. etc.

 

NB Consigliamo di leggere anche l’articolo: Modifica delle condizioni patrimoniali stabilite all’atto della separazione consensuale


Scritto il 24 Aprile 2007 da Stefano Errante

Categoria: Società | 34 Commenti »

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