le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Una vita a rate


Chiedere finanziamento!Finalmente emerge un dato reale: l’Eurispes ci dice che inflazione reale è all’8% e che la perdita del potere d’acquisto è del 35 per cento.

Negli ultimi anni in cui ci hanno sempre detto che l’inflazione era al 2% ci hanno aumentato lo stipendio sempre del 2%, quando invece tutti i prezzi sono raddoppiati: dall’acquistare casa a fare il pieno di benzina, ma anche cuocere bistecche e lessare zucchine.

Più salgono i prezzi e più “stagnano” i consumi: l’Istat ha certificato che le vendite al dettaglio hanno fatto registrare nel 2007 una crescita di appena lo 0,5%, nel sud e nelle isole addirittura un calo del -1,1%.

I cittadini italiani sono al verde.

E allora cosa si fa? La parola magica è “credito al consumo”: compri oggi e paghi quando vuoi. E se non hai i soldi, che problema c’è? Esiste più di una soluzione per saldare il debito secondo le modalità più “comode” e “vantaggiose”.

Questo è messaggio che inganna: comprare a rate tutto ci mette con le spalle al muro (ne abbiamo già parlato qualche tempo fa).

I mutui per l’acquisto della casa, le rate per l’auto, gli elettrodomestici, i mobili, i telefonini, tutto vantaggioso…ma per chi? Alla fine tutto si deve pagare con lo stesso stipendio che si assottiglia sempre di più, comprare a rate è un circolo vizioso, un gorgo, che come il mitologico Cariddi trascina sul fondo il cittadino sventurato che viene imprigionato nelle sue correnti.


Scritto il 7 Marzo 2008 da Gianni di Tacco

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L’assurda composizione del prezzo della benzina. Un vero bene di lusso!


Ingiustificato prezzo della benzana. Vero oro nero!La benzina ormai è davvero diventantata un bene di lusso, vicina alla soglia record di 1,4 euro al litro. L’aumento complessivo, da febbraio 2007 a febbraio 2008, ammonta a 18 centesimi (mediamente pari a 216 euro in più all’anno). Non basta non usare l’automobile; questi aumenti incideranno sui costi di trasporto di materie prime e generi alimentari (e quindi sui prezzi al dettaglio), sul riscaldamento, sull’energia, su ogni cosa della nostra vita.

 

Ma come è composto il prezzo della benzina:

  1. Costo del prodotto e margine di guadagno (31.33% sul prezzo complessivo);
  2. Accise (cioè tutte le imposte di cui il prodotto è gravato siano esse di carattere locale, regionale o statale - la voce pesa per il 52,00%);
  3. Imposta sul valore aggiunto, IVA, uguale al 20% (la voce pesa, ovviamente, per il 20% rispetto alla somma delle prime due e, pertanto, per il 16,67% sul totale pagato).
 

Il costo del prodotto si determina così:

  1. costo del prodotto raffinato (acquisto del greggio, trasporto in raffineria, lavorazione industriale per la produzione del carburante e il margine della raffineria stessa – non poco, i petrolieri non sono benefattori).
  2. costo di deposito del prodotto su deposito costiero (depositato in giacenza prima della distribuzione alla rete di vendita - spesso nei porti in quanto il trasporto avviene via nave -)
  3. trasporto primario (dal deposito costiero a depositi interni)
  4. costo di stoccaggio su deposito interno
  5. trasporto secondario (per arrivare al distributore stradale)
  6. spese punto vendita e margine al gestore.

 

Tra le imposte cosiddette accise rientrano dei contributi storici:

  • la guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire);
  • la crisi di Suez del 1956 (14 lire);
  • il disastro del Vajont del 1963 (10 lire);
  • l’alluvione di Firenze del 1966 (10 lire);
  • il terremoto del Belice del 1968 (10 lire);
  • il terremoto del Friuli del 1976 (99 lire);
  • il terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire);
  • la missione in Libano del 1983 (205 lire);
  • la missione in Bosnia del 1996 (22 lire);
  • il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire).

Il tutto per un totale di 485,9 lire (0,25 euro). Ogni giorno in Italia si erogano 109 milioni di litri di carburante. Moltiplicando 0,25 euro per 109 milioni abbiamo 27.250.000 euro che ogni giorno, con la scusa di finanziare la guerra in Abissinia o l’alluvione di Firenze, i cittadini italiani pagano al fisco.

Dove vanno a finire tutti questi soldi? Le guerre, le alluvioni e i terremoti sono finiti da un pezzo! Cosa bisogna fare? Togliere questi balzelli e investire in energie alternative pulite.

[ Fonte: tariffe.it ]

 


Scritto il 20 Febbraio 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 2 Commenti »

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Truffe alimentari: “Business da un miliardo di euro”


AlimentariCon l’avvicinarsi delle feste dobbiamo stare attenti alle truffe alimentari.

La Coldiretti afferma che sulle nostre tavole arriva di tutto, dal finto prosecco all’olio di semi spacciato come extravergine, ai prosciutti di Parma con il marchio contraffatto, dalle mozzarelle ottenute con cagliate importate dall’estero alle fiorentine di falsa chianina fino al limone spagnolo venduto come di fosse di Sorrento, addirittura si riciclano i prodotti scaduti.

Vi riporto un esempio segnalato da “La Repubblica”. A Caserta si taroccano le mozzarelle di bufala, infatti il latte locale casertano si allunga con latte boliviano ed il latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto. Il “boliviano” arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno, con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle e fanno il pieno. Le bufale bolicasertane sono piazzate sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9 (il latte di bufala costa 1,35 al kg, il latte boliviano 50 centesimi). Una “bufala” delle bufale che ammazza il mercato.

Anche questo business, come tanti è in mano alla criminalità organizzata, Caserta, per tornare all’esempio della “bufala” è un feudo dei casalesi, potenti camorristi. Tutte le famiglie (Schiavone, Zagaria, Iovine) hanno parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede. Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco”Sandokan” Schiavone. Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare.

Gli spacciatori di cibo sconfezionano e riconfezionano, appiccicano etichette posticce, “rinfrescano” prosciutti e salami, tengono in vita la carne con nitrati e solfiti, “tagliano” le mozzarelle, le sbiancano e le gonfiano, allungano e colorano l’olio, impestano il vino.

Questa è un mondo senza etica e con l’unica di regola di abbattere i costi e massimizzare il lucro, creando un prodotto mediocre, a volte rischioso per la salute del consumatore.

Per evitare che i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato è necessario introdurre l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per consentire la rintracciabilità delle produzioni e il rafforzamento dei controlli, anche per combattere i fenomeni speculativi sui prezzi che si annidano proprio nella mancanza di trasparenza.

 


Scritto il 19 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | Nessuno commento »

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