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Le armi della mafia


MafiaLos Angeles, 15 ott. (Adnkronos/Ign) - Un giudice di Los Angeles, D.D. Sitgraves, ha rifiutato l’estradizione in Italia di un membro del clan dei Gambino citando il rischio che venga sottoposto al regime carcerario imposto dal 41 bis paragonato a una forma di "tortura". Lo rende noto il Los Angeles Times, citando la sentenza emessa l’11 settembre scorso dal giudice per cui "la coercizione" del carcere duro imposto ai detenuti per mafia "non è da considerarsi collegata a nessuna sanzione legalmente imposta o punizione e quindi costituisce una tortura". "E’ una questione umanitaria: in questo caso particolare, queste condizioni di detenzioni minaccerebbero e comprometterebbero la vita" del detenuto, ha aggiunto il giudice accogliendo il ricorso dell’avvocato Joseph Sandoval che si è opposto all’estradizione di Rosario Gambino che negli Stati Uniti ha scontato 22 anni per traffico di droga. Dopo essere stato scarcerato dalla prigione federale, da un anno Gambino è detenuto nel centro di detenzione per immigrati di San Pedro, in attesa appunto dell’ordine di deportazione. "Se non fosse stato per il mio nome, sarei stato già libero" ha dichiarato Gambino tramite il suo avvocato che ha definito la sentenza del giudice Sitgraves "al cento per cento corretta" sulla base della Convenzione dell’Onu contro la Tortura, il documento molte volte citato nelle denunce del regime carcerario cui sono sottoposti i detenuti di Guantanamo e degli altri presunti terroristi nelle carceri gestiste dall’amministrazione Usa. [ http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.1430252328 ]

In questi ultimi mesi, dopo la cattura del Boss di Mafia Bernardo Provenzano, si è assistito a Palermo ed in tutta la Sicilia ad un riequilibrio del sistema mafioso. Il 13 giugno è una data chiave per la lettura di questo fenomeno, infatti in quella data è stato assassinato, all’uscita di un posto di polizia dove aveva l’obbligo di firma, con 6 colpi di calibro 9, Nicola Ingarao, boss mafioso del quartiere Noce di Palermo e uomo di fiducia dei “corleonesi”.
Questo omicidio ha fatto crescere nella gerarchia mafiosa il latitante, ricercato dal 1998 e con ergastolo da scontare, Sandro Lo Piccolo, considerato il nuovo capo di Cosa Nostra a Palermo.

Lo Piccolo si opponeva ad Ingarao non solo per questioni di predominio su Palermo, ma anche sulla questione degli “scappati” in America, cioè gli eredi della “famiglia” mafiosa degli Inzerillo che grazie ai suoi buoni uffici hanno avuto la possibilità di rientrare in Sicilia dopo 20 anni di esilio negli Stati Uniti d’America portando in dote ingenti patrimoni finanziari, la conoscenza di canali commerciali “puliti” con gli USA (edilizia, grande distribuzione) utili per riciclare il denaro proveniente dai crimini della mafia ed evidentemente anche qualche “amicizia” con la politica, le istituzioni e, evidentemente, con esimi rappresentanti del sistema giurisdizionale USA.

Appare sconcertante che un magistrato statunitense, ossia dello Stato dove si pratica regolarmente la pena di morte, lo Stato delle torture di Guantanamo, delle carceri irachene ed anche delle proprie carceri federali, additi l’Italia come un Paese in cui si pratica la tortura. L’articolo 41 bis, della legge sull’ordinamento penitenziario, disciplina in particolare regime carcerario applicato, in gravi situazioni di emergenza, nei confronti di detenuti per reati di criminalità organizzata, terrorismo o eversione, al fine di prevenire contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza. Lo Piccolo ed i suoi alleati “americani” conduce da tempo una battaglia contro il 41 bis e le sue armi sono le più varie, anche queste.

 Francesco Forgione, presidente della commissione parlamentare antimafia, afferma: <<È intollerabile che in un paese in cui vige la pena di morte si ponga all’Italia un problema sul proprio regime carcerario. Deve essere ben chiaro a tutti che quella a cui quel giudice dice no è una richiesta di estradizione per l’articolo 416 bis, per associazione mafiosa, e non certo per il regime carcerario. A questo il giudice deve rispondere. Una volta compiuta l’estradizione è compito dell’autorità giudiziaria italiana decidere il regime carcerario a cui deve essere sottoposto l’accusato. In ogni caso il 41-bis ha superato tutte le prove, da quella di costituzionalità a quelle dell’Onu, fino alla corte europea dei diritti dell’uomo.>>


Scritto il 16 Ottobre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica | 4 Commenti »

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