Luca Delfino: la lucidità di un mostro
Dalle telefonate intercettate di Luca Delfino (indagato dalla Polizia per l’omicidio di una sua ex fidanzata: Luciana Biggi, sgozzata nei vicoli di Genova nell’aprile 2006), emerge un quadro sconcertante.
Dal 20 maggio 2006, tre settimane dopo la morte di Luciana, ha iniziato a chiamare Antonella e praticamente da subito si stabilisce nel suo alloggio di Dolceacqua.
Antonella lo disprezza mentre trascorre giornate intere steso sul letto della casa che s’ostina a occupare, mentre lei deve «alzare il culo» e riceve, in media, una telefonata ogni sette minuti per dodici mesi. «Sei uno schifoso, una m… mi fai vomitare, passi il tempo senza fare un c…».
Praticamente lo sfida, dopo averne viste e subite d’ogni tipo. «Se non torno con te cosa mi fai, eh? Cerchi di strangolarmi come l’altra sera, eh? Tanto tu sei così, Luca Delfino è così, o si fa quello che vuole o ti prende alla gola. O lo accontenti o uccide». Lui, in effetti, gliel’aveva giurata: «Ti ammazzo di botte, maledetta». Oppure: «Ti scanno con le mie mani», oltre ad averla costretta a far l’amore con la forza, come la donna gli rinfaccia in un’altra delle innumerevoli conversazioni.
Il killer genovese ha un atteggiamento persecutorio nei confronti di Antonella e la sua mente è allucinata dal sesso, capace di piangere al telefono con Antonella e inviare a distanza di trenta secondi messaggi a due adolescenti proponendo incontri erotici.
Arriviamo a Natale 2006: lui è già stato allontanato da casa e minaccia i familiari di Maria Antonia, viene denunciato e però si ristabilisce nell’appartamento di lei. Ecco quindi il trimestre più duro, il preludio del delitto. Il 13 aprile 2007, per esempio, Antonella dopo alcune frasi di Luca insorge: “Ma io devo stare con te perché mi stai minacciando? O te ne vai con le buone o te ne vai con le cattive… Non fai altro che intimidirmi, mettermi le mani in gola e obbligarmi a stare con te. Porca puttana, ma com’è possibile che io non possa stare a casa mia in pace?”.
Luca richiama Antonella e lei lo accusa d’essere un pazzo psicopatico: “Se mi vedi di persona mi metti le mani al collo, vero? Sai cosa fai te per stare con una donna? Tenti di strangolarla o le strappi i capelli o addirittura la obblighi a fare sesso. Solo costringendole le persone le tieni con te: sei uno schifoso”.
Antonella riesce a cacciarlo alla fine di aprile, il tormento non si placa. Fino a metà agosto, quando lui parte da casa con cinque paia di guanti diversi e un coltello lungo 20 centimetri. D’altronde glielo aveva preannunciato quando, pazzo di gelosia, l’aveva agganciata al cellulare in un locale: «Divertiti, che tra un po’ mi divertirò io».
Maria Antonia Multari, detta Antonella, è stata massacrata in strada da Luca Delfino il 10 agosto 2007. Lo Stato deve trovare un modo per tutelare il cittadino dallo stalking prima che si trasformi in più gravi reati come le lesioni personali o l’omicidio.
Scritto il 29 Maggio 2008 da Gianni di Tacco
Categoria: Società |
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