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Aborto: la moratoria ci vorrebbe, ma sull’obiezione di coscienza


ATTENZIONE: alla fine dell’articolo è riportata una foto dal contenuto molto forte e non adatto ai minori o comunque a persone sensibili. La visione è a vostro rischio e pericolo.

Si è fatto un gran parlare di aborto in questi ultimi tempi, campagna mediatica scatenata dal nulla: Giuliano Ferrara aveva forse bisogno di visibilità?

La legge 194 è equilibrata ed ha conseguito buoni risultati: ha ridotto il numero degli aborti e ha favorito una maternità consapevole. Prima della sua entrata in vigore le donne abortivano lo stesso, solo che lo facevano clandestinamente, pagando riccamente medici senza scrupoli e rimettendoci a volte anche la vita.

Carlo Flamigni, uno dei più noti ginecologi italiani, inverte il punto di osservazione sulla questione dell’aborto, infatti propone di modificare la legge 194 in senso opposto a quello di Giuliano Ferrara. Il ginecologo afferma che: «l’aborto volontario, quale che sia il nostro giudizio etico, è un diritto delle donne italiane, sancito da una legge dello Stato. Su questo punto si è pronunciata anche la Corte costituzionale che ha ritenuto che l’interesse della salute della madre debba prevalere su quello della salute del feto, poiché lei è già persona mentre lui è solo persona potenziale. Mi chiedo se la disciplina dell’obiezione di coscienza può ancora restare così come la legge 194 l’ha indicata: forse questo è il punto di questa martoriata legge che deve essere modificato, ed è necessario che su questa modifica si apra un dibattito».

Se i medici si rifiutano di praticare l’aborto (in genere obiettano negli ospedali pubblici ed eseguono aborti a pagamento nelle proprie cliniche private) si crea inevitabilmente un disservizio per le pazienti.

La legge aveva dato la possibilità dell’obiezione per non mettere in difficoltà i medici cattolici allora in servizio, ma, attualmente, il medico che sceglie di specializzarsi nella materia e decide di lavorare in un ospedale pubblico sa bene cosa lo aspetta e non può quindi ignorare i diritti di molte pazienti.

I reparti di ginecologia non devono più arruolare medici obiettori, in questi reparti, i contratti di lavoro devono vincolare i medici a prestare la propria opera in tutti i casi in cui la salute delle donne è messa a rischio.

Una cosa è certa, un argomento così sensibile non può essere oggetto di dispute in campagna elettorale.

 

 

Di seguito la foto di un embrione abortito dopo  8 settimane dal concepimento:

Aborto: 8 settimane
abort73.com


Scritto il 11 Marzo 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Salute, Società | 4 Commenti »

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