le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Il boss come Mosè! I comandamenti anche per i mafiosi.


Mosè "scarica" i dieci comandamentiEbbene essere un mafioso non è un gioco da ragazzi, ci sono dei "diritti e doveri" da rispettare!

Tra i tanti preziosi documenti rinvenuti nella villa di Giardinello (PA), dove qualche giorno fa è stato arrestato il boss mafioso Salvatore Lo Piccolo (e il figlio Santo), spunta un foglio con i comandamenti che un buon crist… ehm.. mafioso deve seguire.

  1. Non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo
  2. Non si guardano mogli di amici nostri
  3. Non si fanno comparati con gli sbirri
  4. Non si frequentano né taverne e né circoli
  5. Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a cosa nostra. Anche se c’è la moglie che sta per partorire
  6. Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti
  7. Si deve portare rispetto alla moglie
  8. Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità
  9. Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie
  10. Non può entrare a far parte della famiglia chi ha un parente stretto nelle varie forze dell’ordine, chi ha tradimenti sentimentali in famiglia, chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali

 
Tutto sommato prendono spunto dai comandamento che Dio dettò a Mosè sul monte Sinai:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora il padre e la madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d’altri.
  10. Non desiderare la roba d’altri.

Solitamente i mafiosi sono per tradizione dei fervidi cattolici. Ma si sono dimenticati di "non uccidere" e di "non rubare"? E’ chiaro che vivono in un contesto antiquato e molto retrò, chiuso a qualsiasi tipo di apertura mentale.

Le mogli dei mafiosi possono ritenersi fortunate, devono essere onorate e rispettate, sempre che scelgano il momento giusto per partorire. I loro mariti non andranno ad ubriacarsi nei circoli, in compenso al posto di sollevare un bicchiere di birra impugneranno una pistola oppure una tanica di benzina per incendiare la proprietà di un onesto lavoratore che non paga il "pizzo".

Una cosa è chiara, per poter cancellare la mafia bisogna prima combattere l’ignoranza, la povertà e il non rispetto delle regole, fargli terra bruciata attorno!


Scritto il 8 Novembre 2007 da Stefano Errante

Categoria: Società | 2 Commenti »

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Memoria corta sulle favelas italiane


Campi Rom - Faveles ItalianeIn Italia ci si indigna spesso e si dimentica sempre con gran facilità e velocità.

Oggi tutti i politici parlano dell’emergenze Rom, Rumeni e comunque delle favelas italiane, domani tutto tornerà come prima. Dobbiamo mantenere invece alta la guardia perché il problema non si risolve in pochi giorni ed uno specifico decreto legge non farà altro che sommarsi alle tante leggi italiane che non trovano applicazione pratica.

A Roma sono 6500 i rom che vivono nei campi attrezzati e autorizzati ed almeno altre 6000 persone vivono nelle baraccopoli abusive.

Gli sgomberi e le demolizioni di baracche dei giorni scorsi hanno leggermente cambiato la geografia dei campi rom di Roma. Sono stati demoliti gli accampamenti di Tor di Quinto, della Magliana e quello di via di Porta Portese. Ma gli insediamenti clandestini continuano a proliferare: nel quartiere di Monteverde Nuovo, in via del Baiardo, in via di Santa Cornelia su di via della Giustiniana, verso Prima Porta.

Altri micro-nuclei di 15-20 persone, sono sparsi su tutto il territorio sotto il cavalcavia della via Flaminia, sugli argini del Tevere, negli edifici della ex Mira Lanza, in via Luigi Pierantoni, a due passi dal teatro India, dove, da quest’estate sarebbero accampati circa 300 romeni. Altri insediamenti clandestini sono segnalati sul lungotevere nei pressi di ponte Marconi, all’altezza di Testaccio e nel tratto tra Magliana e Fiumicino.

Nella capitale i rom più fortunati sono quelli che vivono nei campi autorizzati e attrezzati con acqua, luce e un minimo di servizi: (via Salone, Castel Romano, via dei Gordiani, area ex S.Maria della Pietà, Tor dé Cenci, Camping River-via Tiberina, Via della Cesarina, via Salviati 1 e via Salviati 2 ). Ma non sono già tanti?

C’é poi la tipologia dei campi che, pur non essendo attrezzati, si sono conquistati con una loro storicità una sorta di diritto alla sussistenza, comunque situazioni ad alto rischio sociale (area dell’ex Mattatoio, Foro Italico, via della Martora e in via Spallanzani, vicolo di Ponte Mammolo, via Casilina 900, via Arco di Travertino, Barbuta, Acilia, via della Monachina, via Baiardo).

Ma non sono davvero troppi? Non si dovrebbe fare una politica di integrazione?

Se la demagogia non riesce ad integrare i rom si devono cercare altre soluzioni, non possiamo permettere che si creino nella nostra Repubblica “città stato tribali”.


Scritto il 7 Novembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica, Società | Nessuno commento »

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Strani incidenti: fatalità?


Incidenti stradali: fatalità?La storia recente della nostra Repubblica, e non solo, è costellata da strani incidenti in genere stradali, metodo per intimidire o per togliere di mezzo personalità scomode oppure solo fatalità e coincidenze.

Ieri mi hanno colpito due cose in tv:

  1. il pianto del magistrato Clementina Forleo, isolata ed attaccata a tutti i livelli, anche quello personale
  2. la trasmissione di RAI 3 “Report” che ricostruiva il groviglio di falsi, complicità finanziarie e coperture politiche del gruppo PARMALAT che hanno creato il più grosso crac della storia d’Europoa (14 miliardi di Euro).

Questi due argomenti hanno un’analogia, un testimone chiave dell’inchiesta, Genesio Fornari, che aveva stipulato i rapporti tra Pubblitalia e Parmalt, deceduto a causa di un incidente stradale.

Nel Blog di Beppe Grillo, il post dove si commenta la solitudine della Forleo termina con il riferimento delle minacce ricevute dal magistrato. Una di queste: “preannunciava entro la fine dell’estate la morte di entrambi i miei genitori, che effettivamente morirono in un incidente stradale il 25 agosto 2005", considerata una fatalità. Un’altra la riguardava direttamente: “Se non fossi stata attenta, analoga sorte sarebbe toccata a me e a mio marito"; l’incidente fu preceduto da un incendio “doloso” che devastò l’azienda agricola e la casa di famiglia.

Incidenti che mi ricordano quello di Lady Diana a Parigi o il guasto aereo del Presidente dell’ENI Enrico Mattei, il suicidio acrobatico del finanziere Roberto Calvi ed a seguire caffè avvelenato direttamente in carcere al banchiere Michele Sindona, i suicidi dell’ex Presidente ENI Gabriele Cagliari e tre giorni dopo quello del finanziere Raul Gardini, fino ad arrivare all’ultimo suicidio sospetto, quello di Bruno Piccolo, collaboratore di giustizia per l’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale calabrese, dott. Francesco Fortugno.

Forse non bisogna solo sensibilizzare i giovani a non fare uso di-alcol, ma in Italia c’è tanto bisogno di trasparenza e legalità

 


Scritto il 29 Ottobre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica, Società | Nessuno commento »

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