le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Sempre più pressante il peso di una povertà dilagante


Blog Action Day 2008 - Povertà

In questi giorni di crisi finanziaria si sente sempre più pressante il peso di una povertà dilagante nella nostra società.

Questa condizione che con il mutare degli equilibri economici stringe al collo singoli individui o intere collettività umane che si trovano esclusi dall’accesso ai beni essenziali e primari e ai servizi sociali d’importanza vitale.

In Italia molti cittadini si sono impoveriti improvvisamente, a causa delle speculazioni sull’Euro e sull’aumento dei prezzi dei beni al consumo.

Secondo i dati ISTAT ci sono circa 11 milioni di persone che vivono in povertà, 3 milioni in povertà assoluta (reddito inferiore a 550 euro al mese) e 8 milioni vivono in una povertà relativa (800 euro al mese). Questi ultimi sono i cosiddetti poveri “grigi”.

Persone di buona famiglia che per la loro dignità si obbligano a far finta di non essere in difficoltà, ma che poi sono costretti ad andare di nascosto alle mense dei poveri o agli spacci di alimentari gestiti dalla Caritas. Si vergognano di “quello che può dire la gente”. La vergogna è un supplemento di pena per i poveri "grigi".

Gente normale è risucchiata nella miseria dalla crisi economica. Nuovi poveri con lo stipendio. Donne, uomini, famiglie travolti d’improvviso dall’economia in euro e dalla soglia della quadratura dei conti, che altrettanto repentinamente diventa impossibile da raggiungere.

Nuovi poveri si diventa! Ogni anno 40 mila piccole imprese e attività artigianali più 150 mila commercianti falliscono per usura.

E, da poveri, si finisce con il perdere anche la casa, sono in aumento gli sfratti nelle grandi città (+ 150%) e delle richieste di sfratto ( + 220%). Mancano i soldi dell’affitto e si è costretti a dormire dentro la vecchia utilitaria.

Vittime di una guerra silenziosa e dolorosa, che si combatte ogni giorno fra le mura domestiche. Poveri "grigi" spuntati all’improvviso: passati dalla normalità alla povertà da un giorno all’altro, cacciati dal benessere della società delle apparenze e dei consumi.

Le organizzazioni umanitarie ricevono migliaia di nuovi contatti ogni mese, e statisticamente le famiglie italiane sorpassano nello stato di bisogno di gran lunga quelle di immigrati.

Una nuova “specie” di poveri, che hanno il cellulare, la tivù e l’auto, poveri che non sembrano poveri, sono i nostri vicini di casa i passanti che ci stanno intorno, la vecchietta in fila alla cassa del supermercato che ha acquistato solo un sacchetto di patate.

Storie che non fanno nemmeno notizia, perse nelle pieghe dell’indifferenza.

Un padre di famiglia che fa l’operaio per mille euro, con due figli, che va in cassa integrazione o peggio è licenziato e inizia ad accumulare affitto arretrato, così la sua famiglia, considerata fino a ieri con risorse normali, sta per finire sulla strada "non siamo ricchi, ma non avrei mai pensato di andare a dormire in auto".

Un pensionato che si è visto erodere la pensione da un inflazione non dichiarata dai nostri governi (sia Prodi che Berlusconi) e si trova adesso a malapena i soldi per mangiare, pagarsi l’affitto e non sempre quelli per curarsi.

Un ragazzo giovane che trova solo lavori “precari” sempre sul filo del “licenziamento” se ti ammali o se hai altre pretese. Il precariato è la nuova schiavitù: non puoi permetterti una casa tua, figuriamoci mettere su una tua famiglia, quindi sei costretto a rimanere a vivere in casa con i genitori e subisci anche l’umiliazione di essere chiamato “bamboccione”.

Un cittadino che si è lasciato irretire dal credito al consumo ed ora è stritolato dalle rate (negli ultimi sei anni, in media ogni italiano ha accumulato 7.735 euro di debito), oppure che ha visto andare in fumo i suoi risparmi da scelte estreme fatte a sua insaputa dalla sua banca.

Questo “salto di specie” di questa malattia che si chiama povertà deve preoccuparci. Le necessità dei poveri "grigi", dei lavoratori-poveri, non sono certo quelle dei barboni, a cui basta un posto letto e un pasto caldo.

Quando una famiglia "normale" crolla, la sua crisi è fragorosa e le falle non si tappano certo pagando una bolletta. I poveri-lavoratori che non arrivano al 27 del mese, non hanno i soldi per fare la spesa nella famigerata quarta settimana hanno bisogni differenti.

Purtroppo il problema è anche più vasto, chi si trova fuori dalla soglia di povertà è comunque in bilico, un impiegato che guadagna circa mille euro al mese, non è considerato povero, nemmeno povero “relativo”, anche con moglie e figli a casa sua non manca da mangiare o da vestirsi, ma la famiglia deve stringere la cinghia, non si possono mai fare viaggi e vacanze e non si può andare al ristorante o in pizzeria né andare al cinema. Anche i consumi cambiano, nel carrello della spesa non comprano più le stesse merci di prima. Ed i figli possono iniziare ad essere considerati un peso economico.

Se la durata della povertà non è una breve situazione contingente, ma tende a persistere, intaccata la posizione sociale del cittadino che si trova emarginato dalla società a costretto a dover combattere con le esigenze primarie dell’alloggio, della sanità, dell’istruzione e del sostentamento alimentare.

Le stime forniscono un quadro di alto “turnover” in povertà: il 48% di quelli che cadono in povertà riescono ad uscirne dopo solo un anno e tra il 19 e il 25% di coloro che escono purtroppo vi rientrano dopo il primo anno.

La povertà quando diviene persistente comporta ulteriori conseguenze sociali, come l’incremento del lavoro minorile che pur producendo una fonte di reddito immediata essenziale per le famiglie povere, causa un difetto dell’ istruzione determinando una sorta di circolo vizioso della povertà.

La povertà può provocare anche lo scivolare verso l’illegalità aumentando la propensione al compimento ad atti criminosi.

L’apparire dei poveri “grigi” suscita sorpresa e senso di impotenza nell’opinione pubblica, che deve fare pressione sulla Politica affinché non sottovaluti il fenomeno, si assuma le sue responsabilità nella sua creazione e si rimbocchi le maniche nel cercare e trovare le giuste risposte di politica economica che possano risolverlo.


Scritto il 15 Ottobre 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 1 Commento »

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Storie di ordinari soprusi


MobbingIl “MOBBING”: in Ialia è un male endemico, un milione e mezzo di casi denunciati. Soprusi e umiliazioni quotidiane che finiscono prima in clinica e poi in tribunale.

Gli abusi e le vessazioni subite in ambito lavorativo sono difficili da dimostrare legalmente. In Italia esistono gli sportelli “mobbing” presso le Camere del Lavoro e se ne sentono di tutti i colori:

  • l’impiegata che al rientro dalla maternità trova la sua scrivania occupata da un’altra persona e viene relegata ad una mansione secondaria;
  • il capoufficio che si ritrova senza più nessuno da dirigere e senza neppure un incarico preciso per se stesso;
  • il giovane operaio emarginato e costretto a fare i turni peggiori per avere chiesto maggiori tutele sindacali;
  • la cassiera del supermercato che per aver rifiutato le avances di un superiore si è ritrovata spedita dietro al banco del pesce, al freddo e in mezzo al persistente odore di trote e molluschi.

Situazioni che si verificano perché nell’ambiente di lavoro si cercano costantemente dei “capri espiatori” per giustificare un fallimento aziendale, ma anche solo per invidie o risentimenti personali, puro sadismo o semplici antipatie.

Il “mobbing” è un mostro, che si presenta in punta di piedi, sottilmente, si appalesa con piccole critiche, cresce con l’isolamento professionale ed umano, anche venato da un certa derisione, che porta ad un demansionamento professionale e si conclude con vere e proprie vessazioni, aggressioni verbali in pubblico e culmina con il licenziamento.

Chi subisce il “mobbing” spesso si ammala, depressione e psicofarmaci per affrontare il calvario quotidiano, perché non sempre si è nelle condizioni di potersi licenziare, quindi si subisce di tutto, passivamente.

Invece bisogna reagire, bisogna instaurare sacrosante vertenze con i datori di lavoro di fronte al giudice del lavoro, vertenze che tendono al riconoscimento del danno biologico ed esistenziale (avvio del procedimento ex art 410 cod. proc. civ. per discriminazioni e vessazioni sul luogo di lavoro da parte dei preposti – risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, compresi quelli biologici, esistenziali e morali).  


Scritto il 14 Marzo 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Lavoro | 2 Commenti »

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Il valore di 300 mila firme


300 mila firme per il V-Day300 mila firme, manifestazioni in oltre 200 piazze italiane e una ventina straniere: l’esito del V-Day!
E il mondo politico come ha reagito? Male, molto male. Pier Ferdinando Casini ha dato il meglio di se definendola "la più grande delle mistificazioni", una manifestazione "di cui dovremmo tutti vergognarci". Lui non si vergogna? Non si vergogna di parlare tanto di famiglia basata sul matrimonio e poi avere alle spalle un divorzio e una filglia da una donna (Miss Caltagirone mica una qualunque!) con la quale non è ancora sposato? Non si vergogna di quel che ha fatto il suo compare di partito Mele? No, certo che no. Nel suo delirare ha anche detto: "E’ stato attaccato Biagi che invece andrebbe santificato". Sicuramente nessuno approva il suo omicidio da parte dell BR, ma di certo non si può dire che la legge che porta il suo nome abbia migliorato la situazione lavorativa italiana. E gran parte di quelli che han partecipato al V-Day lo possono dire in quanto sono i giovani precari, figli della sua famosa riforma! Lo provano sulla propria pelle!

Poi abbiamo gli altri colleghi di Casini; Bossi che dice: "E’ un’esagerazione, io sono stato condannato ma cosa vuol dire?", Giulio Tremonti: "Non condivido nè Grillo nè i tanti grilli ben vestiti che sono in giro. Certamente il comico genovese è più simpatico di tanti moralisti" e Gianfranco Fini: "Grillo le spara grosse…" .

Cari politici non potete ignorare 300 mila elettori che sono stufi di voi, stufi di essere presi in giro e di subire passivamente. Forse non avete capito che sono per lo più giovani che rappresentano il futuro dell’Italia. Voi siete ormai anzianotti e non guardate certo al futuro ma pensate ad accapparrarvi il più possibile. Considerate che ci sono tante altre persone che la pensano come quei 300 mila ma non sono riusciti a mettere la firma. NON POTETE IGNORARCI!

La voce fuori dal coro è la Rosy Bindi ammettendo che non si possono ignorare tuttte queste firme e dice che bisogna dare una risposta che, guardacaso, è il nuovo PD. No cara Rosy, non puoi cavalcare l’onda e sfruttarla a tuo favore! Infine abbiamo Caruso che stupisce con la sua proposta, quella di fare un raduno pacifico sotto il palazzi del potere, per far sentire al governo il fiato sul collo di un malessere sociale. Ok, ma che sia un assedio pacifico e non si trasformi in un cannabis-party o in un pretesto per far sfogare gli inquilini dei centri sociali o peggio ancora i black bloc.


Scritto il 10 Settembre 2007 da Stefano Errante

Categoria: Politica, Società | 5 Commenti »

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