le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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L’Africa è il continente più razzista del nostro piccolo pianeta


Kenya - Si ammazzano a colpi di macete

L’Africa è il continente più razzista del nostro piccolo pianeta, affollato da oltre 30 mila etnie ben distinte (che noi occidentali ignoranti non conosciamo e definiamo indistintamente i cittadini africani come “di colore”). Per ogni razza esiste una razza rivale, quindi ci sono oltre 30 mila odi etnici che affondano le loro radici in un passato ancestrale.

Quando le potenze coloniali europee (Regno Unito e Francia in prima fila, ma anche Italia, Germania, Belgio e Portogallo) hanno occupato l’Africa non si sono diviso il continente, ma hanno proceduto all’unione forzosa di 30 mila etnie in una 50ina di stati. Questi odi etnici, covano sotto la cenere un fuoco furibondo e spesso riemergono, alcuni anni fa Hutu e Tutsi si sono massacrati nel piccolo stato del Ruanda, ed ora riemerge lo uno scontro etnico nella nostra meta vacanziera, il Kenya.

Massacri a colpi di machete e bastone scatenati dal risultato contestato delle elezioni presidenziali svolte a fine dicembre che hanno visto vittorioso il presidente uscente Emilio Mwai Kibaki di etnia Kikuyu contro Raila Amolo Odinga, leader dell’opposizione, di etnia Luo e sostenuto anche dall’etnia Kalenjin.
Almeno ottocento persone sono morte nell’ultimo mese di violenze.

Le mediazioni internazionali tentate finora hanno fallito. Ci ha provato John Koufur, presidente del Ghana e dell’Unione Africana, la sottosegretaria di stato americana per l’Africa, Jendayi Frazer, il vescovo anglicano Demond Tutu, l’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ma nulla di fatto, questo ultimo ha dichiarato che «le violenze sono ormai andate oltre la questione delle elezioni presidenziali assumendo vita propria; alcuni gruppi sono stati presi deliberatamente di mira e questo è inaccettabile».

Le strade sono insanguinate. C’è il caos. I Luo danno la caccia ai Kikuyu per vendicarsi e per tutta risposta un leader Kikuyu ha dichiarato: «Abbiamo deciso di vendicare la morte dei nostri fratelli e sorelle e niente ci fermerà per ogni Kikuyu ucciso ci vendicheremo uccidendo tre persone».

E’ una tragedia. Non è più un problema politico, ma un’operazione di polizia etnica.  L’occidente oltre ad indignarsi fa poco, forse anche perché in Kenya non c’è il petrolio, ma solo le spiagge di Malindi e qualche leone per i safari.


Scritto il 1 Febbraio 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 3 Commenti »

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Memoria corta sulle favelas italiane


Campi Rom - Faveles ItalianeIn Italia ci si indigna spesso e si dimentica sempre con gran facilità e velocità.

Oggi tutti i politici parlano dell’emergenze Rom, Rumeni e comunque delle favelas italiane, domani tutto tornerà come prima. Dobbiamo mantenere invece alta la guardia perché il problema non si risolve in pochi giorni ed uno specifico decreto legge non farà altro che sommarsi alle tante leggi italiane che non trovano applicazione pratica.

A Roma sono 6500 i rom che vivono nei campi attrezzati e autorizzati ed almeno altre 6000 persone vivono nelle baraccopoli abusive.

Gli sgomberi e le demolizioni di baracche dei giorni scorsi hanno leggermente cambiato la geografia dei campi rom di Roma. Sono stati demoliti gli accampamenti di Tor di Quinto, della Magliana e quello di via di Porta Portese. Ma gli insediamenti clandestini continuano a proliferare: nel quartiere di Monteverde Nuovo, in via del Baiardo, in via di Santa Cornelia su di via della Giustiniana, verso Prima Porta.

Altri micro-nuclei di 15-20 persone, sono sparsi su tutto il territorio sotto il cavalcavia della via Flaminia, sugli argini del Tevere, negli edifici della ex Mira Lanza, in via Luigi Pierantoni, a due passi dal teatro India, dove, da quest’estate sarebbero accampati circa 300 romeni. Altri insediamenti clandestini sono segnalati sul lungotevere nei pressi di ponte Marconi, all’altezza di Testaccio e nel tratto tra Magliana e Fiumicino.

Nella capitale i rom più fortunati sono quelli che vivono nei campi autorizzati e attrezzati con acqua, luce e un minimo di servizi: (via Salone, Castel Romano, via dei Gordiani, area ex S.Maria della Pietà, Tor dé Cenci, Camping River-via Tiberina, Via della Cesarina, via Salviati 1 e via Salviati 2 ). Ma non sono già tanti?

C’é poi la tipologia dei campi che, pur non essendo attrezzati, si sono conquistati con una loro storicità una sorta di diritto alla sussistenza, comunque situazioni ad alto rischio sociale (area dell’ex Mattatoio, Foro Italico, via della Martora e in via Spallanzani, vicolo di Ponte Mammolo, via Casilina 900, via Arco di Travertino, Barbuta, Acilia, via della Monachina, via Baiardo).

Ma non sono davvero troppi? Non si dovrebbe fare una politica di integrazione?

Se la demagogia non riesce ad integrare i rom si devono cercare altre soluzioni, non possiamo permettere che si creino nella nostra Repubblica “città stato tribali”.


Scritto il 7 Novembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica, Società | Nessuno commento »

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Randa Gazy: un esempio di integrazione!


Randa GazyIl vero problema dell’immigrazione è l’incapacità di integrarsi nella società in cui ci si trova, il non rispettarne gli usi e i costumi. Non si tratta di razzismo bensì di rispetto e civiltà! Stamane mi è capitato di leggere un’intervista ad una giovane musulmana e penso rappresenti un vero e concreto esempio di integrazione, quasi un modello! Il suo nome è Randa Gazhy, 21 anni, nata in Italia da genitori musulmani ed ha anche pubblicato tre libri che hanno avuto un discreto successo.

Adesso riporterò fedelmente alcune frasi di questa intervista fatta da Elena Tebano:

<<A me da fastidio l’atteggiamento degli immigrati che definiscono gli italiani razzisti. … Ma gli italiani sono uno dei popoli meno razzisti in Europa>>

<<I miei genitori capiscono che non possiamo vivere in Italia come loro hanno vissuto in Egitto.>>

Riguardo al velo: << Io non lo indosso, mia madre non lo indossa, ma non siamo cattive musulmane per questo.>>

Frasi molto chiare che non hanno bisogno di alcun commento. Cara Randa hai tutta la mia stima e ti auguro il successo che meriti!


Scritto il 5 Settembre 2007 da Stefano Errante

Categoria: Società | 1 Commento »

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