Trenitalia, divieto di informare
Qualche mese fa in spiaggia, sotto un ombrellone accanto al mio, v’era un anziano dipendente delle Ferrovie dello Stato ancora in attività. Parlando del più e del meno, ci siamo soffermati sulla realtà attuale dei trasporti su strada ferrata rispetto a quella degli inizi del suo lavoro o rispetto all’idea romantica che in qualche modo io alimento nonostante la mia relativa giovane età.
Mi ha parlato della distinzione di competenze tra due delle società derivate dalle originarie FS: la RFI, proprietaria e gestore delle infrastrutture ferroviarie, e la Trenitalia, proprietaria e gestore dei mezzi di locomozione e gestore altresì del personale di biglietteria e di bordo.
Ed ecco, tra le varie, le note dolenti su cui maggiormente il discorso è caduto: la chiusura delle stazioni minori e la carenza di informazioni ai passeggeri.
Quanto al primo aspetto, la decisione di chiudere tali stazioni, tra l’altro, ha eliminato la possibilità di un controllo diretto dei tratti ferroviari prima sottoposti alla competenza delle dette stazioni e ha fatto venir meno stabili referenti di aggiornate informazioni ai conduttori dei treni. Tale situazione, seppur con caratteri negativi degni di nota, potrebbe essere in qualche modo giustificabile nel quadro del processo di economizzazione delle risorse, salvo poi vedere se la diversa destinazione di queste giovi all’efficacia e all’efficienza del servizio.
Quanto al secondo aspetto, quello della carenza o inadeguatezza delle informazioni agli utenti, cui notevolmente contribuisce pure il precedente aspetto, quel che non riesco logicamente a cogliere è la ragione del divieto imposto al personale della RFI di dare notizie sugli orari e sul tragitto dei treni. Ebbene si; perchè questo mi è stato riferito dal quel dipendente delle ferrovie. A quanto pare la società RFI ha vietato al proprio personale in stazione di rispondere agli utenti su loro richieste riguardanti gli orari dei treni invitandoli a contattare il numero verde 89 20 21 o il sito Internet di Trenitalia.
Si tratta di una notizia attendibile? E’ esagerata? Qualcosa di verità penso ci sia ! Perchè tale divieto? Per ragioni di "virtuale" concorrenza tra le due società che comunque hanno a che fare con lo stesso servizio? O per incrementare fonti parallele di ricavi, come quelli che provengono dal numero verde, che, da telefono fisso, ha un costo di 0,30 euro allo scatto e di 0,54 euro al minuto? O per evitare, ipotesi molto remota, ulteriori disagi ai passeggeri presupponendo una inadeguata preparazione o non aggiornate informazioni in capo al personale di stazione?
La questione merita senz’altro verifiche e approfondimenti. Ma invito tutti a mettersi nei panni di un utente che, con frenetico bisogno di raggiungere col treno una meta, si trovi in una stazione deserta o davanti ad una stazione chiusa e lì incontri un operatore semmai della RFI il quale, a treno fermo sui binari, alla domanda se quel treno è utile lo inviti a chiederlo al numero verde! Senza considerare l’ulteriore beffa di una risposta da tale numero verde che giunga, se va bene, dopo quindici minuti di attesa perchè tutti gli operatori sono occupati … tutti occupati tranne quello che poco prima si trovava di persona davanti all’utente !
Scritto il 10 Novembre 2007 da Madian
Categoria: Trasporti |
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