Redditi on line. Trasparenza o violazione della Privacy?
La pubblicazione in internet degli elenchi dei contribuenti ha scatenato un polverone. Il cittadino sente realmente violata la sua privacy o dovrebbe plaudere al quadro di trasparenza fiscale al quale si ispira l’Agenzia delle Entrate?
Il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, ritiene ci sia stata una violazione delle norme sulla privacy. Il Codacons ha presentato alla Procura di Roma la richiesta di un maxirisarcimento di 20 miliardi, circa 500 euro per ogni contribuente.
L’Agenzia si difende affermando che la pubblicità degli elenchi è prevista dalla normativa vigente che attribuisce al Direttore dell’Agenzia la fissazione dei termini e delle modalita’ per la formazione e la pubblicazione degli elenchi (pubblicarli su internet è stata, dunque, una valutazione amministrativa assunta dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della sua autonomia).
La ratio della norma è quella di favorire una forma di controllo diffuso da parte dei cittadini rispetto all’adempimento degli obblighi tributari e l’uso di internet sicuramente promuove una maggiore partecipazione dei cittadini al processo democratico. (Ci ricordiamo del polverone di un anno e mezzo fa quando furono denunciati personalmente dal viceministro Visco alla procura di Milano dei presunti accessi all’anagrafe tributaria che riguardavano soprattutto i redditi di Romano Prodi ed altri personaggi pubblici? Prendiamo atto di questo cambio di tendenza del Ministero dell’Economia).
Anche quel “tuttologo” di Beppe Grillo ha voluto dire la sua in questa polemica. Secondo il comicamente-politico ligure l’Agenzia delle Entrate pubblicando in internet dei redditi degli italiani avrebbe favorito la criminalità organizzata facilitando il compito nella selezione delle persone da rapire o rapinare.
Molti utenti del suo blog non sono dello stesso parere e hanno criticato questa sua elucubrazione mentale, condivido le perplessità espresse nel commento di Davide R: “Questa è una cazzata. Tanto la mafia già sa tutto senza bisogno di elenchi pubblici. Al massimo NOI possiamo sapere qualche cosa di più. Forse ti dà fastidio che ora si sappia che hai dichiarato quattro milioni di euro?”.
Secondo me conoscere il reddito di tutti è un atto di democrazia, personalmente non ho vergogna del mio reddito, lavoro onestamente e mi pagano per quello che lavoro. Certo non sarei così sereno in questo giudizio per due motivi diametralmente opposti:
1. ho un reddito elevato, ma fa chic e radical chic sembrare uno che sbarca il lunario come la maggior parte degli italiani (è il caso di politici, giornalisti e blogger di successo);
2. dichiaro un reddito da fame ed invece ho una gioielleria avviata, abito in una villa di lusso e giro in porche cayenne (altro che rapimenti della mafia, avrei paura dei controlli della Guardia di Finanza).
Scritto il 8 Maggio 2008 da Gianni di Tacco
Categoria: Politica |
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A chi va il 5X1000 delle nostre tasse? Una torta da 380 milioni di euro che stranamente arriva anche a Fitness Club, scuole di danza, centri di pesca sportiva e bocciofile.




