le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Le carceri, nuovamente affollate a poco più di un anno dall’indulto, sono il nostro terzo mondo


PrigioneDopo l’indulto le carceri sono riuscite a prendere una boccata d’aria (mentre le strade delle nostre città sono tornate insicure), sono usciti in 26.752 (rimasti in carcere 38.847).

Ora, ad un annetto di distanza, ci troviamo con lo stesso problema (il 6,4% dei detenuti indultati è ritornato in cella): i detenuti nelle carceri italiane sono quasi 49.000 (al 7 gennaio 2008 sono 48.788) contro una capienza massima di 43.140. Certo non possiamo continuare a fare indulti, il problema è strutturale, ma non possiamo risolvere il problema mettendoci solo a costruire nuovi edifici penitenziari (in Italia gli istituti penitenziari sono 205), infatti, come si legge nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sulla situazione della Giustizia il carcere "non reca così alcun beneficio al singolo in termini rieducativi, e non protegge la collettività " ed in più si deve considerare che far funzionare un carcere costa moltissimo in termini economici.

I detenuti costano allo Stato 18 milioni di euro al giorno (a fronte di questi costi da albergo a quattro stelle, i servizi resi sono essenziali, a volte anche meno).
Il carcere peraltro è una sorta di terzo mondo che ci teniamo in casa: l’affollamento delle carceri fa emergere con drammaticità i “mali storici” dei carcerati: tossicodipendenza, Aids, malattie mentali, Tbc, Epatite C (ben il 30% dei detenuti) e suicidi (nel 2006 ci sono stati 50 suicidi e 4276 casi di autolesionismo). Questo terzo mondo dietro le sbarre, caratterizzato peraltro da una presenza massiccia di extracomunitari (il 37%), fa correre velocemente i virus che non si possono tenere a distanza dal nostro mondo, infatti il carcere può essere considerato “una porta girevole” (la detenzione media è di 120 giorni) e il detenuto non adeguatamente seguito e istruito può diventare, una volta scarcerato o in licenza premio, un focolaio per la diffusione del virus.

Come si deve intervenire? Sicuramente è necessario ampliare il ricorso alle misure alternative che abbattono il tasso di recidiva e restituiscono maggiore sicurezza ai cittadini, impiegando anche i detenuti in lavori socialmente utili e produttivi, questo favorirebbe i fini rieducativi della detenzione nonché consentirebbe uno sgravio di costi per la Pubblica Amministrazione, che potrebbe impiegare nuovi risorse nelle strutture carcerarie al fine di raggiungere una detenzione da Paese civile.


Scritto il 18 Marzo 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 2 Commenti »

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Perché chi è condannato non rimane in galera?


Gli assassini in galera!Di oggi due notizie collegate tra loro dallo stesso filo conduttore, le ragazze che nel nome di Satana assassinarono brutalmente con 19 coltellate Suor Maria Laura Mainetti a Chiavenna dopo 7 anni sono tutte fuori.

Giudicate incapaci di intendere e di volere, indultate e considerate di buona condotta. L’ultima ad uscire è Ambra, la “regista” dell’esecuzione che farà volontariato. Ma il codice penale non diceva che: (art 575 c.p.) “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”? Già loro erano in tre: 3×7 = 21

Ieri mi è capitato di vedere la trasmissione “Chi l’ha visto” su rai 3, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie la Squadra Mobile di Roma riesce ad individuare il profilo genetico degli assassini di casi irrisolti (cold case). Uno di questi è Sabatino D’Alfonso, che la sera del 29 dicembre del 2000 sequestrò, violentò e uccise una donna romana, scelta a caso per strada nella zona del Quadraro, Maria Scarfò.

Questo bastardo di D’Alfonso è considerato un violentatore “seriale” autore di ben quattro episodi che si sono ripetuti nel tempo sempre uguali; il primo risale al 12 novembre del 1999 quando sequestrò a Latina una giovane donna e abusò di lei portandola sempre in direzione di Napoli. Per questo fatto l’uomo finì prima in prigione e poi agli arresti domiciliari per motivi di salute [!!!] (dall’aprile del 2000 al febbraio del 2001) nell’abitazione della sorella proprio nella zona del Quadraro.

Il 22 dicembre del 2000, due ragazze furono sequestrate e stuprate durante un viaggio di andata e ritorno Roma-Napoli. Solo una settimana dopo avvenne l’omicidio di Maria Scarfo’, sempre con le stesse modalità.

Ultimo un episodio dello scorso agosto il D’Alfonso sequestrò a Roma, in via del Teatro di Marcello, quattro studentesse portandole a Napoli dove cercò di violentarle.

Tutte le violenze e l’omicidio sono stati compiuti mentre era in permesso “premio”!!!

In Italia è già è difficile mandare in galera i criminali, ma quando ci vanno dovrebbero rimanerci!


Scritto il 11 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica, Società | 8 Commenti »

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IV POTERE : speculare sulle tragedie umane.


Schifosi avvoltoi, privi di dignitàCon sconcerto leggo la storia dell’arresto per droga di Azouz Marzouk il marito e padre della strage di Erba.

Il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche è sconfortante, non tanto per la storia di droga, ma per lo spessore umano che emerge.

Azouz dopo il massacro della moglie e del figlio di due anni diceva: «È il periodo migliore della mia vita, che me ne frega delle bare» e si vantava di essere ormai richiesto come un gigolò e di “pippare” coca a volontà.

Grazie alla giornalismo spazzatura Azouz si è costruito una carriera mediatica: ha venduto i diritti d’immagine dei funerali della moglie e del figlio, si è messo in coda per entrare nell’agenzia di Lele Mora ambendo asfilate di moda, comparsate in discoteche e reality show, ha fatto amicizia con Fabrizio Corona che quando ha saputo dell’arresto del suo amico non ha esitato a raggiungerlo per esprimere tutta la sua solidarieta’.

Lo stesso Corona (balzato agli onori della cronaca anche lui per vicende giudiziarie- vallettopoli-) svela che "proprio domani sarebbe andato a ballare in discoteca all’Holliwood di via Como, a Milano. Mi aveva chiesto tre inviti per andarci con due suoi amici". Lo stesso fotografo ha anche ricordato che "presto io e Lumumba (il musicista finito in carcere per l’omicidio di Meredith a Perugia e poi scarcerato) incideremo un disco".

Tutto questo si aggiunge alla storia del rom Marco Ahmetovic (condannato in primo grado a sei anni e mezzo per l’omicidio di quattro giovani minorenni ad Appignano del Tronto in provincia di Ascoli, investiti dal suo furgone mentre lui era alla guida ubriaco.) che ha deciso di diventare testimonial di una sua linea di orologi «griffati» («Linearom» a 159 euro)

Ma dove vogliamo arrivare? Non abbiamo già toccato il fondo?


Scritto il 3 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 8 Commenti »

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