le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Napoli: un milione di cittadini sospettati di aver commesso un illecito penale


Napoli: un milione di cittadini sopsettati di aver commesso un illecito penaleIncredibile: a Napoli il 30% della popolazione ha precedenti di polizia.

Oltre ai 78 clan camorristici con gli oltre 3.000 affiliati è il contesto sociale della città ad essere degradato, l’illegalità è diventato un sistema.

Sui circa 4 milioni di cittadini residenti in provincia di Napoli almeno un milione e duecentomila sono sospettati (a torto o ragione) di aver commesso un illecito penale più o meno grave.

Siamo di fronte alla “spiralizzazione” delle dinamiche delinquenziali: i comportamenti violenti e aggressivi si intrecciano con le piccole illegalità, con la diffusa disattenzione alle minime forme di senso civico, costringendo le forze dell’ordine a investire risorse in compiti diversi da quelli che sono loro affidati.

La camorra è parte integrante della storia di Napoli, questo fatto rende incerti i confini tra criminalità comune e mafiosa. Paradossalmente, più dei tremila camorristi fa paura quel milione e passa di cittadini denunciati un vero e proprio “popolo dei sospettati”, humus ottimale per far proliferare la Camorra ed i suoi traffici illeciti (droga, armi, prostituzione, gioco d’azzardo), ma anche le proprie attività economiche lecite (appalti, edilizia, ciclo dei rifiuti) nonché i suoi legami con la politica.

I dati relativi al 2007 raccontano di un’operazione anticamorra ogni tre giorni, per un numero complessivo di oltre mille arresti, se poi guarda all’azione repressiva contro tutte le forme di illegalità, il numero di manette scattate sale vertiginosamente: undicimila arresti nel 2007 da parte dei soli uomini della Polizia di Stato.

Come possiamo far ritornare a Napoli l’etica e la cultura della legalità in modo tale da ricondurre la città al suo antico splendore?


Scritto il 5 Marzo 2008 da Gianni di Tacco

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Truffe alimentari: “Business da un miliardo di euro”


AlimentariCon l’avvicinarsi delle feste dobbiamo stare attenti alle truffe alimentari.

La Coldiretti afferma che sulle nostre tavole arriva di tutto, dal finto prosecco all’olio di semi spacciato come extravergine, ai prosciutti di Parma con il marchio contraffatto, dalle mozzarelle ottenute con cagliate importate dall’estero alle fiorentine di falsa chianina fino al limone spagnolo venduto come di fosse di Sorrento, addirittura si riciclano i prodotti scaduti.

Vi riporto un esempio segnalato da “La Repubblica”. A Caserta si taroccano le mozzarelle di bufala, infatti il latte locale casertano si allunga con latte boliviano ed il latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto. Il “boliviano” arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno, con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle e fanno il pieno. Le bufale bolicasertane sono piazzate sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9 (il latte di bufala costa 1,35 al kg, il latte boliviano 50 centesimi). Una “bufala” delle bufale che ammazza il mercato.

Anche questo business, come tanti è in mano alla criminalità organizzata, Caserta, per tornare all’esempio della “bufala” è un feudo dei casalesi, potenti camorristi. Tutte le famiglie (Schiavone, Zagaria, Iovine) hanno parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede. Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco”Sandokan” Schiavone. Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare.

Gli spacciatori di cibo sconfezionano e riconfezionano, appiccicano etichette posticce, “rinfrescano” prosciutti e salami, tengono in vita la carne con nitrati e solfiti, “tagliano” le mozzarelle, le sbiancano e le gonfiano, allungano e colorano l’olio, impestano il vino.

Questa è un mondo senza etica e con l’unica di regola di abbattere i costi e massimizzare il lucro, creando un prodotto mediocre, a volte rischioso per la salute del consumatore.

Per evitare che i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato è necessario introdurre l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per consentire la rintracciabilità delle produzioni e il rafforzamento dei controlli, anche per combattere i fenomeni speculativi sui prezzi che si annidano proprio nella mancanza di trasparenza.

 


Scritto il 19 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

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