Truffe alimentari: “Business da un miliardo di euro”
Con l’avvicinarsi delle feste dobbiamo stare attenti alle truffe alimentari.
La Coldiretti afferma che sulle nostre tavole arriva di tutto, dal finto prosecco all’olio di semi spacciato come extravergine, ai prosciutti di Parma con il marchio contraffatto, dalle mozzarelle ottenute con cagliate importate dall’estero alle fiorentine di falsa chianina fino al limone spagnolo venduto come di fosse di Sorrento, addirittura si riciclano i prodotti scaduti.
Vi riporto un esempio segnalato da “La Repubblica”. A Caserta si taroccano le mozzarelle di bufala, infatti il latte locale casertano si allunga con latte boliviano ed il latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto. Il “boliviano” arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno, con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle e fanno il pieno. Le bufale bolicasertane sono piazzate sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9 (il latte di bufala costa 1,35 al kg, il latte boliviano 50 centesimi). Una “bufala” delle bufale che ammazza il mercato.
Anche questo business, come tanti è in mano alla criminalità organizzata, Caserta, per tornare all’esempio della “bufala” è un feudo dei casalesi, potenti camorristi. Tutte le famiglie (Schiavone, Zagaria, Iovine) hanno parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede. Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco”Sandokan” Schiavone. Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare.
Gli spacciatori di cibo sconfezionano e riconfezionano, appiccicano etichette posticce, “rinfrescano” prosciutti e salami, tengono in vita la carne con nitrati e solfiti, “tagliano” le mozzarelle, le sbiancano e le gonfiano, allungano e colorano l’olio, impestano il vino.
Questa è un mondo senza etica e con l’unica di regola di abbattere i costi e massimizzare il lucro, creando un prodotto mediocre, a volte rischioso per la salute del consumatore.
Per evitare che i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato è necessario introdurre l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per consentire la rintracciabilità delle produzioni e il rafforzamento dei controlli, anche per combattere i fenomeni speculativi sui prezzi che si annidano proprio nella mancanza di trasparenza.
Scritto il 19 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco
Categoria: Società |





