le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

Your Ad Here

Teheran il grande broglio.


Mahmoud Ahmadinejad is not my vote! (non è il mio voto )Non si placano le proteste dei cittadini iraniani dopo i brogli elettorali orchestrati nelle ultime elezioni presidenziali del 12 giugno, dall’ala dura della classe religiosa iraniana capeggiata dall’ayatollah Khamenei per garantire la rielezione alla Presidenza della Repubblica Islamica di Mahmud Ahmadinejad ai danni del leader dell’opposizione Mussavi appoggiato dal clero più riformatore capeggiato dall’ ayatollah Khatami.

Il giorno delle elezioni la partecipazione è stata straordinaria. Per raggiungere l’urna erano necessarie mediamente tre ore. Nel pomeriggio alcuni seggi hanno iniziato a chiudere le porte, con la motivazione che le schede elettorali erano esaurite. In alcuni seggi la gente ha rotto le porte per entrare. Sono quindi iniziate a circolare voci su brogli elettorali.

I primi risultati parziali del conteggio non quadravano e, il mattino dopo, quando sono stati dichiarati i risultati ufficiali, si è compreso che era in atto un vero colpo di mano. I brogli erano troppo grossolani. In centinaia di seggi avevano votato fino al 140% degli aventi diritto.
Nel frattempo, prima che si rendessero pubblici i risultati definitivi, il responsabile dell’ufficio informatico delle elaborazioni dei dati del Ministero dell’Interno, mandava i risultati al candidato Mussavi. I risultati erano diversi. Risultava che Mussavi aveva la maggioranza dei voti avendo superato i 19 milioni di voti e lo stesso funzionario consigliava al “presidente” neo-eletto di preparare i festeggiamenti e il discorso alla nazione. Ma come sappiamo, le cose sono andate diversamente. Qualche giorno dopo, quello stesso funzionario, Mohammad Asghari, moriva in un incidente stradale.

Mussavi ha dichiarato subito di essere lui il presidente eletto: ma l’annuncio contrario della guida suprema, l’ayatollah Khamenei, ancor prima che l’organo preposto, il Consiglio dei Guardiani, ratificasse la regolarità delle elezioni, ha gelato tutti.
Questo fu il momento della vera e profonda spaccatura delle anime della Repubblica Islamica. Khamenei aveva scelto di percorrere una strada senza ritorno.
Sabato mattina, la gente si è resa conto che era in atto un colpo di Stato. Il servizio di trasmissione degli sms era fuori uso da qualche giorno. Alle 17.00 le forze anti-sommossa si sono schierate nelle strade e alle 19.000 sono state messo fuori uso le comunicazioni con i telefonini. Le operazioni sono state dirette da Mojtaba (figlio maggiore di Khamenei e suo delfino politico), in stretti rapporti di affari con i pasdaran.

Domenica alla manifestazione di protesta hanno partecipato tre milioni di persone. La polizia è intervenuta e molte persone sono rimaste ferite. Lunedì la polizia ha avuto l’ordine di sparare.

Gli arresti dei capi carismatici dell’opposizione sono iniziati sabato sera, poi è stata la volta dei quadri intermedi e di tutti coloro che avevano un ruolo organizzativo. Il movimento è stato decapitato ma ha continuato ad operare. Le manifestazioni di protesta, anche senza capi, si sono succedute. Il colore verde, che è il colore dei sostenitori di Mussavi, è diventato il colore di tutta l’opposizione.

Sono stati arrestati a centinaia tra manifestanti, sindacalisti e studenti. Khamenei ha deciso di scendere in campo direttamente. Per la preghiera del venerdì ha dichiarato che Ahmadinejad era il suo prescelto e ha invitato tutti a comportarsi saggiamente e ad accettare il dato di fatto.

In questi giorni il regime di Teheran ha messo il bavaglio ai mezzi di comunicazione: la tv di stato è al servizio della guida suprema, l’ayatollah Khamenei; i quotidiani sono sotto il controllo della censura del Ministero delle Informazioni (la polizia politica); i giornali indipendenti sono stati chiusi per ordine di una magistratura contigua al potere, le tv satellitari sono “disturbate” sempre dal Ministero delle informazioni.

Si riesce a comunicare solo attraverso Internet, nonostante gli oscuramenti di molti siti, e con i cellulari, ma anche questi spesso non funzionano per via di interferenze elettroniche manovrate dal solito Ministero dell’Informazione.
La risposta dei cittadini è stata quella di scendere in strada nonostante i divieti, sfidare poliziotti in assetto antiguerriglia che caricano la folla a bordo di motociclette.
Il mondo democratico incredulo e impotente, ha guardato morire su You-tube e poi in tv la morte della ragazza 27 enne Neda Agha Soltan, studente di filosofia, mentre manifestava per reclamare il diritto di conoscere quale fine avesse fatto il proprio voto.
Formali condanne di molti Paesi, tra cui in prima fila, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America hanno fatto gridare Khamenei e Ahmadinejad al complotto straniero per destabilizzare la Repubblica Islamica.
Il clero conservatore al potere e le due più importanti strutture militari (esercito dei pasdaran e i basiji) accusano i servizi segreti occidentali, l’imperialismo americano, il sionismo di voler organizzare una rivoluzione interna e cerca di compattare il popolo iraniano sbandierando il pericolo di un’aggressione esterna.

Ahmadinejad è una marionetta in mano di Khamenei che in questi anni ha dimostrato una cieca obbedienza alla “Guida” anche se la sua politica ha distrutto l’economia iraniana investendo miliardi di dollari nella ricerca e produzione di energia nucleare e nel settore militare.

Ahmadinejad ha negato l’olocausto e nega il diritto di esistenza a Israele, con il suo linguaggio rude e populista ha portato l’Iran all’isolamento internazionale. E’ stato anche accusato di malversazione e di allegra gestione dei fondi governativi provenienti dalla vendita del petrolio, per un ammanco di un miliardo di dollari, accertato dalla Corte dei Conti.

Durante il suo governo è aumentata la povertà, la disoccupazione e l’inflazione in un periodo in cui il prezzo del petrolio era salito a 150 dollari al barile.

I pasdaran in questi anni hanno fatto passi da giganti. Nel governo di Ahmadinejad hanno avuto un ruolo chiave. Quasi il 30% dei posti di comando è nelle loro mani. Hanno ottenuto gli appalti più grossi, senza concorrenti e con gare a trattative dirette. Hanno rinforzato il loro indiscusso ruolo primario nel traffico di contrabbando delle merci e il loro fatturato in questo settore supera i 12 miliardi di dollari. Hanno il controllo di tutte le industrie militari ad alta tecnologia e dei contratti per costruire gasdotti, piattaforme petrolifere, grandi dighe, autostrade e ferrovie. Senza avere concorrenti. Con questo sistema gestiscono una holding che manipola interessi per decine di miliardi di dollari e senza l’appoggio di un eventuale governo poco compiacente, avrebbero molto da perdere. Altro che integralismo fideistico in questo caso è il profitto a smuovere le montagne.

Ma l’opposizione ha le sue carte, il Clero riformista vuole sostituire Khamenei con un comitato di reggenza.
Dopo che il Consiglio dei Guardiani ha dichiarato che c’è stato un errore di conteggio di solo 3 milioni di voti, certamente non sufficiente per annullare le elezioni, Khamenei ha concesso altri cinque giorni di tempo per approfondire le ragioni dei non eletti, forse per prendere tempo, forse per una sorta di arretramento dalle precedenti posizioni.

In Iran si deve fronteggiare un movimento trasversale di milioni di individui, tanto anomalo quanto straordinario. Un movimento senza capi carismatici e senza una precisa e definita connotazione ideologica. Per la prima volta nella storia iraniana dell’ultimo secolo assistiamo a un movimento non diretto da capi religiosi ma che ha, al suo interno, molti religiosi. Giungono notizie che alcuni generali dei pasdaran siano stati arrestati per essersi rifiutati di prendere parte alla repressione.

Forse può ancora sbocciare la primavera a Teheran.


Scritto il 25 giugno 2009 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | Nessuno commento »

Your Ad Here


Commenta

NB I commenti devono essere approvati dal moderatore prima di essere pubblicati.

Copyright © 2010 by le cose che non vanno

Contattaci

Questo/a opera è pubblicato sotto una
Licenza Creative Commons

Creative Commons License