Quando il calcio non è uno sport
<< Lo Sport è l’insieme di quelle attività, fisiche e mentali, compiute al fine di migliorare e mantenere in buona condizione l’intero apparato psico-fisico umano e di intrattenere chi le pratica o chi ne è spettatore. >>
Il calcio dovrebbere essere il nostro sport nazionale, ma non ha molto di sportivo, è pieno di violenza e di corruzzione. Gli episodi di questi giorni non fanno altro che confermarlo. La morte di Gabriele Sandri, ucciso per errore da un poliziotto, è stata strumentalizzata da quei delinquenti degli Ultras. Questi ultimi hanno sfruttato la disgrazia di un giovane tifoso per dare libero sfogo al loro odio per la Polizia e le istituzioni.
Il mondo del calcio è sempre stato troppo morbido e permissivo con gli ultras, forse per convenienza. Gli hanno permesso violenze di ogni genere impedendo ai veri tifosi di godersi una domenica allo stadio. "Se vuoi uccidere tua suocera portala allo stadio e la strozzi con la sciarpa. Al posto di 30 anni di galera ti sospendono l’abbonamento per 3 mesi!"; questa è una battuta che ho sentito proprio domenica in TV. Lo stadio è oramai diventato una zona franca!
Il nostro ministro dell’Interno Giuliano Amato ha ragione a dire che Gabriele <<non sarebbe morto se un poliziotto non avesse sparato, e questo è comunque imperdonabile, ma non sarebbe morto neppure se i tifosi di due squadre diverse, incontrandosi in un autogrill, non si cimentassero in risse ma bevessero un caffè insieme>>.
Cosa pretendiamo se spesso sono gli stessi giocatori ad avere manifestazioni violente! Dovrebbero dare l’esempio, dovrebbero essere dei veri sportivi. Le società sportive hanno gravi colpe e troppo denaro ruota intorno al pallone.
Se il clima deve essere questo allora sarebbe bene dire addio alle partite, addio ai campionati!
Scritto il 13 Novembre 2007 da Stefano Errante
Categoria: Società |






13 Novembre 2007 19:14
Ha ragione Stefano, oggi il calcio non è per nulla uno sport, è solo un concentrato di interessi economici delle società, ma soprattutto di alcuni tifosi (solitamente i capi della c.d. tifoseria organizzata).
In particolare, le società di calcio (ricordiamo che sono delle società di capitali alcune quotate in borsa e, quindi, dovrebbero agire nel rispetto della legge e per la tutela degli interessi degli azionisti) non fanno nulla per arginare i “tifosi” delinquenti. È anche da dire che le società sono ostaggio di questi gruppi di tifosi organizzati, sono intimidite e non osano denunciare quello che subiscono. Le società, comunque, sono conniventi e non hanno il coraggio di isolare i delinquenti, che poi sono i capi “ultras”.
Basterebbe dire che probabilmente tutte le società sono ricattate e minacciate dai rispettivi tifosi, ma nessuna di esse sporge denuncia all’Autorità Giudiziaria o alle Forze di Polizia.
Le prove del condizionamento e della forza intimidatrice delle tifoserie organizzate sono visibili: a Roma due anni fa Galliani (sì, perché Galliani conta più del Questore e del Prefetto di Roma in questo paese con la p minuscola) sospende il derby perché i tifosi intimidiscono i giocatori e impongono di interromperlo (dicendo falsamente che una macchina della polizia ha ucciso un bambino, ed anche allora, guarda caso, si scatenò la caccia al poliziotto); domenica scorsa a Bergamo si interrompe la partita perché alcuni capi dei tifosi minacciano i giocatori “o sospendete la partita o succede qualcosa di grave” (e fuori, come sempre, si scatena la caccia al poliziotto, carabiniere e finanziere).
L’unica inchiesta esistente è aperta presso la Procura della Repubblica di Milano per estorsione ai danni del Milan calcio, è nata come stralcio di un’altra inchiesta della Procura della Repubblica di Monza che indagava sul ferimento di un tifoso durante una sparatoria (e poi sarebbero i poliziotti che sparano ai tifosi?), un regolamento di conti tra soggetti appartenenti a tifoserie organizzate rivali per il controllo della curva dello stadio (e poi non sarebbero criminalità organizzata?).
La Procura di Monza ha trasmesso per competenza la notizia di reato alla Procura competente, quella di Milano. Il tutto, peraltro, è da sottolineare, è stato appreso indirettamente dagli inquirenti monzesi nello svolgimento delle indagini sullo scontro a fuoco predetto tramite le intercettazioni telefoniche degli indagati.
La società Milan calcio (per bocca di Galliani), ha, ovviamente, smentito di aver subito pressioni, minacce o estorsioni, o di aver mai dato niente ai tifosi; prova è, quindi, del clima di intimidazione in cui le società calcistiche si trovano.
Questi personaggi sono indagati per associazione per delinquere e per tentata estorsione (secondo me, più che tentata, è invece praticata quotidianamente nei confronti di tutte le società calcistiche), in quanto avrebbero cercato di ottenere gratuitamente biglietti dalla società per partite e trasferte in Italia ed all’estero, per costringere la società a cedere loro la vendita del merchandising (ecco il calcio oggi è un affare economico anche per i tifosi).
E non solo le società vivono nel terrore, gli stessi calciatori sono oggetto di minacce e richieste da parte dei capi tifosi, vivono controllati in ogni momento da questi personaggi, nel timore di gravi conseguenze personali a sé stessi ed alle proprie famiglie.
Minacce, estorsioni, controllo degli spazi degli stadi, del territorio e dei commerci, imposizione del pizzo alle società, interessi economici e strani metodi di regolamento di conti … mi sembra di parlare di mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita e stidda, sì di quella che viene detta criminalità organizzata … e invece parliamo di tifosi, o meglio di certi personaggi che dicono di essere dei capi tifosi ma sono ben altro …
Mi fa inca…. sentir dire dai tifosi che oggi si cercano di nascondere delle verità … e queste verità che ho appena detto chi le ha mai dette in pubblico?
Scusate la lunghezza del mio intervento, ma ci voleva uno squarcio su certe cose che proprio non vanno in questo Paese.
14 Novembre 2007 09:21
Condivido pienamente le tesi di Stefano e Frank, per riflettere ricordo a me stesso cosa dice l’art. 416 bis - Associazione di tipo mafioso-:
“”Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da tre a sei anni.”" (il tifo organizzato conta tra le sue fila centinaia di affiliati)
“”Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da quattro a nove anni.”" (capi ultras che contrattano la sospensione di partite e organizzano trasferte -risse comprese-)
“”L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo”" (che è evidente) “”e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri.”" (ottengono gestione di merchandising, estorcono biglietti o abbonamenti per le partite)
“”Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni nei casi previsti dal primo comma e da cinque a quindici anni nei casi previsti dal secondo comma.”" (spranghe, coltelli e armi da fuoco)
“”L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.”" (bombe carta e incendiarie)
“”omissis”"
“”Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso”" (quindi anche ultras).
14 Novembre 2007 17:28
Appello della signora Aldrovrandi: “Serve verità, non violenza”
Con un messaggio sul suo blog, anche la famiglia di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto durante l’intervento di quattro poliziotti la mattina del 25 settembre 2005 a Ferrara, ha voluto partecipare al dolore della famiglia di Gabriele Sandri. la signora Aldovrandi ha voluto lanciare anche un appello ai compagni del ragazzo ucciso per esortarli a non cadere nella tentazione della violenza, seguendo l’esempio degli amici di suo figlio. “Amici di Gabriele, fate come loro! - scrive la donna - Non date spazio alla violenza neppure verbale e isolate coloro che, con i loro comportamenti criminali, consentono di far passare in secondo piano la tragedia di Gabriele in favore del danneggiamento dei cassonetti dell’immondizia. Vi prego, rispettate la famiglia e Gabriele, che ha bisogno di voi, della vostra schietta e calda umanità. Solo questo potrà aiutarli ad ottenere giustizia e verità”.
15 Novembre 2007 11:22
Emanuele i problemi sono due distinti e separati, il tragico comportamento dell’agente di polizia, che deve essere e sarà sicuramente punito e i gravissimi comportamenti di quei malavitosi che hanno devastato le strade delle nostre città, In tutto ne hanno arrestati 24 (a Milano ne hanno liberati otto e due sono a casa, ai domiciliari, a Bergamo sono fuori sette su dieci, a Roma hanno messo le manette solo a quattro) e sono già riaccolti come eroi dai loro sodali (andate a vedere la solidarietà manifestata nel sito degli irriducibili). Barbari che si sono comportati come golpisti ed hanno assaltato le caserme della polizia, devastato di sedi pubbliche a Roma, tentato di occupazione la sede Rai a Milano. Per questi ci vuole un carcere duro e per i loro sodali una rieducazione civica.