Perché chi è condannato non rimane in galera?
Di oggi due notizie collegate tra loro dallo stesso filo conduttore, le ragazze che nel nome di Satana assassinarono brutalmente con 19 coltellate Suor Maria Laura Mainetti a Chiavenna dopo 7 anni sono tutte fuori.
Giudicate incapaci di intendere e di volere, indultate e considerate di buona condotta. L’ultima ad uscire è Ambra, la “regista” dell’esecuzione che farà volontariato. Ma il codice penale non diceva che: (art 575 c.p.) “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”? Già loro erano in tre: 3×7 = 21
Ieri mi è capitato di vedere la trasmissione “Chi l’ha visto” su rai 3, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie la Squadra Mobile di Roma riesce ad individuare il profilo genetico degli assassini di casi irrisolti (cold case). Uno di questi è Sabatino D’Alfonso, che la sera del 29 dicembre del 2000 sequestrò, violentò e uccise una donna romana, scelta a caso per strada nella zona del Quadraro, Maria Scarfò.
Questo bastardo di D’Alfonso è considerato un violentatore “seriale” autore di ben quattro episodi che si sono ripetuti nel tempo sempre uguali; il primo risale al 12 novembre del 1999 quando sequestrò a Latina una giovane donna e abusò di lei portandola sempre in direzione di Napoli. Per questo fatto l’uomo finì prima in prigione e poi agli arresti domiciliari per motivi di salute [!!!] (dall’aprile del 2000 al febbraio del 2001) nell’abitazione della sorella proprio nella zona del Quadraro.
Il 22 dicembre del 2000, due ragazze furono sequestrate e stuprate durante un viaggio di andata e ritorno Roma-Napoli. Solo una settimana dopo avvenne l’omicidio di Maria Scarfo’, sempre con le stesse modalità.
Ultimo un episodio dello scorso agosto il D’Alfonso sequestrò a Roma, in via del Teatro di Marcello, quattro studentesse portandole a Napoli dove cercò di violentarle.
Tutte le violenze e l’omicidio sono stati compiuti mentre era in permesso “premio”!!!
In Italia è già è difficile mandare in galera i criminali, ma quando ci vanno dovrebbero rimanerci!
Scritto il 11 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco






11 Dicembre 2007 12:48
In Italia,effettvamente,succedono delle cose sconcertanti.
Constatato che il buonismo non dà b uoni frutti,considerato che all’interno delle carceri non si fa rieducazione io proporrei che per i casi più eclatanti,quali lo stupro,la pedofilia e l’omicidio, i criminali dovrebbero scontare ,assolutamente per intero,senza beneficiare di permessi premio ed altre cavolate gli anni inflitti dalla magistratura giudicante,considerato che oggi,tra l’altro,l’applicazione della pena per determinati,efferati delitti è veramente vergognosamente ridotta. Vorrei però aggiungere che la pena deve essere scontata in carceri decorosi che non ledano la dignità umana.
sefirot2
11 Dicembre 2007 13:29
Dall’ultimo rapporto censis scopro che solo 4 persone su 10 vanno in carcere dopo una condanna definitiva.
E aggiungo con le ultime leggi : 1/3 della pena si patteggia, i primi 3 anni vendono abbuonati e poi ci sono i 3 anni dell’indulto.. davvero difficile andare in galera.
Complimenti anche per il 100 articolo, ciao
12 Dicembre 2007 08:38
rispondendo a sefirot, sicuramente il carcere deve essere decoroso e dignitoso, ma il carcerato non deve vivere la galera come una villeggiatura, invece dell’ozio dovrebbero rendersi utili con il lavoro, anche togliere le erbacce dal bordo strada o raccogliere spazzatura nei parchi, invece della tv al massimo un libro rieducativo.
13 Dicembre 2007 21:54
L’argomento è davvero molto avvincente ed interessante, peccato che avrebbe bisogno di intere enciclopedie per essere chiarito, ma solo ai tecnici del diritto, visto che a tutti i profani risulta alquanto strano ed incomprensibile un certo ragionamento giuridico.
Uno dei primi perchè è che negli ultimi 15 anni in Italia si sono fatte riforme dei codici penale e di procedura penale avendo come unico obiettivo quello di non sovraffollare le carceri, visto che di carceri non ve ne sono a sufficienza perchè manca una politica (edilizia) carceraria.
Quindi si sono introdotti nei codici tutti i cc.dd. istituti premiali che permettono di non scontare in carcere le pene detentive.
Solo la legge Simeone-Saraceni (rispettivamente di Alleanza Nazionle e dei Verdi) ha stabilito che le pene detentive sotto i tre anni di pena (totale o residua di maggior pena) non si scontano in carcere (ricordo che le pene detentive superiori ai tre anni di pena sono praticamente la quasi totalità delle pene irrogate!).
Aggiungete a questo gli indulti ed indultini e tutte le leggi recentemente approvate negli ultimi 5/6 anni, giusti processi, legittimi sospetti, rogatorie, intercettazioni, riforme dell’ordinamento giudiziario, prescrizioni abbreviate (ex-Cirielli) fatte per salvare qualche personaggio noto ma che poi, una volta inserite nei codici, dispiegano i loro effetti anche nei processi meno noti (quelli ai deliquenti comuni che danneggiano tutti noi cittadini normali, non privilegiati, potenti o parlamentari), processi nei quali anche l’avvocato più sfigato può legittimamente usare questi istituti (o meglio escamotage) per non fare finire in carcere il proprio piccolo deliquente cliente (piccolo ma molto dannoso per le conseguenze che provoca nei soggetti danneggiati).
Scusate la brevità e la superficilità del mio intervento, ma erano solo alcune riflessioni arrabbiate su certe cose che non vanno nella giustizia italiana, ma tali argomenti meriterebbero discorsi troppo lunghi e noiosi per il grande pubblico.
Su tale argomenti vi invito a leggere i libri di Marco Travaglio oppure, ancora meglio, l’ultimo libro del dott. Bruno Tinti, titolo “Toghe rotte”.
14 Dicembre 2007 08:37
E si continua, a Genova - Luca Delfino, che il 10 agosto scorso a Sanremo uccise con 40 coltellate l’ex fidanzata, Antonella Multari, è “semi-infermo di mente”, quindi molto probabilmente avrà uno sconto di pena.
15 Dicembre 2007 11:56
Ok Gianni, hai ragione, ma ti devo dire (lo faccio a te per dirlo a tutti) che purtroppo si pensa spesso che siano i magistrati a regalare questi benefici (sconti di pena) a certi deliquenti solo per spirito di magninimità, di buonismo o eccessivo perdonismo.
Ricordo a tutti che certi istituti premiali (sconti di pena, riti alternativi, anni abbuonati per buona condotta e altro) a volte funzionano automaticamente e quindi il magistrato che decidesse di non applicarli commetterebbe un arbitrio ed un abuso ai danni di un vero diritto acquisito dal detenuto o dall’imputato a vederseli riconosciuti ed applicati.
Se tali istituti vi sono previsti nei codici, i magistrati non possono fare altro che applicarli, rispettando la loro funzione e la legge.
Quello di cui la Giustizia non ha assolutamente bisogno è proprio l’arbitrio, si determinerebbero iniquità incolmabile e si dovrebbe parlare allora di InGiustizia.
Si facciano delle riforme generali (e non a spezzoni che di solito mal si coordinano con il resto degli istituti del diritto già vigenti) e si espungano dal sistema processualpenalistico questi istituti.
Le conseguenze di tutto questo sarebbero purtroppo devastanti sul sistema carcerario. Non vorrei che al primo sovraffollamento qualche tonaca e qualche politico trovino come unico rimedio possibile un bell’indulto, o peggio ancora una bella aministia!
Con questo messaggio non ho voluto assolutamente difendere questo sistema, sono anche io indignato e schifato dal fatto che le pene detentive non vengano mai scontate effettivamente (soprattutto se si è potenti!!!), ma per amore di verità e di coerenza mi rimetto al diritto vigente che, giusto o sbagliato che sia, questo è, ed al quale mi inchino e mi rimetto fino a che esso sarà vigente.
18 Dicembre 2007 09:34
Si Frank, condivido, il problema è nelle regole, il sistema non funziona e necessita di una bella revisione generale, come un po tutto in Italia.
4 Gennaio 2008 10:37
Riprendo dal blog di Beppe Grillo un interessante conteggio:
Per chi vuole liberarsi della moglie per una ventenne dell’Est o per ereditare l’appartamento la legge italiana offre grandi possibilità:
il giudice Bruno Tinti nel libro: “Toghe Rotte” fornisce preziosi ragguagli agli aspiranti uxoricidi.
Per prima cosa bisogna disporre di una moglie e di un buon motivo per sopprimerla, quindi la si può eliminare. Chi vuole potrà dar sfogo al suo sadismo in quanto non considerato una seria aggravante.
Dopo l’omicidio bisogna correre subito dai Carabinieri per autodenunciarsi, spiegare i dettagli del delitto e far rintracciare gli strumenti utilizzati per compierlo (punteruolo, pistola, martello, ecc.). Non sussistono più i pericoli di inquinamento delle prove e di fuga. L’arresto non è perciò necessario. In attesa del processo si potrà continuare la propria normale attività.
Per l’uxoricidio è previsto l’ergastolo, ma il marito può dimostrare di “aver agito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui” (art. 62 n.2), ad esempio le corna, essere disponibile a risarcire i parenti della ex moglie (art. 62 n.6) e chiedere il rito abbreviato.
Il giudice, dotato di calcolatrice, comincia a detrarre:
- la pena, senza le aggravanti, non è più l’ergastolo, ma il carcere per 24 anni
- meno un terzo, art. 62 n.2 (stato d’ira) = 16 anni
- meno un terzo, art. 62 n.6 (risarcimento) = 11,33 anni periodico
- meno un terzo, art. 62 bis, attenuanti generiche (concesse a tutti) = 7,5 anni
- meno un terzo per il rito abbreviato = 5 anni
- se l’omicidio è avvenuto prima del maggio 2006 sono scontati tre anni per l’indulto ceppalonico = 2 anni con la sospensione condizionale della pena
- Nel caso la Giustizia sia particolarmente severa con una condanna a tre anni, il marito verrebbe affidato ai servizi sociali.
L’uxoricidio conviene. Un libro, la sponsorizzazione di una linea intimo maschile e una serata da Vespa. Si può raggiungere la tranquillità economica. In Italia le mogli sono utili anche da morte.
http://www.beppegrillo.it/