L’omicidio Claps e i tanti silenzi della provincia italiana.
La povera Elisa è stata vittima due volte: una volta del suo feroce assassino e la seconda dai veleni e dai depistaggi che per 17 anni hanno infierito su di lei.
L’omicidio, avvenuto il 12 settembre 1993, si è consumato con 13 coltellate al torace con un'arma da punta e taglio. Alle ore 11.10 Elisa esce di casa in compagnia della sua amica Eliana De Cillis, che lascia poco dopo per incontrare Danilo Restivo. Alle ore 11.30 Elisa e Danilo si incontrano nella Chiesa della Trinità di Potenza. Il delitto avviene tra le ore 11.30 – 13.10.
Restivo sostenne che Elisa andò via dalla Chiesa intorno alle 11.45 e che lui rimase qualche minuto a pregare. Alle ore 13.15 Restivo è sotto casa sua, dove incontra la sorella ed il fidanzato di lei e si fa accompagnare in ospedale per la medicazione di una ferita alla mano destra, che dice di essersi procurato cadendo.
Gli orari sono già di per se molto dubbi, ma il pubblico ministero incaricato delle indagini, Felicia Genovese, ha seguito un suo percorso investigativo, quanto meno superficiale, da molti ritenuto volutamente inconcludente al fine di “coprire” le responsabilità del principale indiziato per la scomparsa di Elisa, Danilo Restivo.
Secondo un collaboratore di giustizia le indagini sono state scientemente depistate perché, il padre di Danilo, Maurizio, personaggio influente nel capoluogo lucano, aveva pagato il marito del pm, Michele Cannizzaro, re della sanità lucana, affinché si desse da fare per fare sparire il corpo e influisse sulla moglie al fine di depistare le indagini e “alleggerire” la posizione di Danilo Restivo.
In effetti le indagini si persero, gli investigatori dettero credito a una serie di testimonianze improbabili, come quella che voleva la ragazza viva e vegeta in Brasile. Gli abiti sporchi di sangue di Danilo Restivo, accusato dell'omicidio, non furono sequestrati e non furono acquisiti i tabulati telefonici dell’indiziato o della vittima.
Altri dubbi si innestano sul ritrovamento del corpo di Elisa nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, in via Pretoria, la strada dei bar e dei ristoranti di Potenza. Don Marcello Cozzi, coordinatore per la Basilicata dell’Associazione Libera, si chiede: “Ma come è possibile che nessuno, in tutti questi anni, si sia accorto della presenza di un cadavere nel sottotetto raggiungibile solo attraverso i locali della canonica? Che cosa ha spinto l’assassino ad abbandonare il corpo sul pavimento, senza murarlo nella speranza che non fosse mai trovato? Chi lo ha aiutato? Soprattutto: è possibile che a nessuno degli investigatori sia venuto in mente per 17 anni di ispezionare quei luoghi?”. I sospetti cadono sull'ex parroco, forse su di lui i “poteri forti” hanno fatto pressione per condividere la responsabilità dell’occultamento del cadavere.
Danilo Restivo attualmente è in carcere in Inghilterra, dove si era trasferito anni fa, perché accusato dell'omicidio di Heather Barnett , una sua vicina di casa a Bournemouth, e dove è anche sospettato dell’omicidio di Jong-ok Shin, una studentessa sudcoreana uccisa con tre coltellate nel giugno 2002 sempre a Bournemouth.
Nei tre omicidi c’è un filo conduttore, alle vittime sono state tagliate delle ciocche di capelli, forse una firma da serial killer. Speriamo che la cappa di omertà si dissolva e la verità renda giustizia a Elisa.
Scritto il 21 giugno 2010 da Gianni di Tacco
Categoria: Società |
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