le cose che non vanno

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Morte di stato


Pena di morte - Sedia elettricaDalla nostra tanto vituperata classe politica ogni tanto emergono iniziative meritorie. Emma Bonino è la paladina della moratoria della pena di morte presso l’Assemblea Generale del l’Onu.

Per una volta le cose non vanno non per colpa nostra, ma per colpa di alcuni Paesi che chiedono un “linguaggio più morbido” (Nuova Zelanda, Brasile, Filippine e Messico) e altri che rifiutano compromessi (Belgio e Olanda). Servono 97 voti favorevoli su 192 membri dell’ONU.

«Il tempo stringe» se non si sottopone la risoluzione in questione all’Assemblea Generale dell’Onu entro il primo novembre questa iniziativa rischia di fallire.

Intanto si continua a uccidere in nome dello Stato, 1591 il totale delle persone giustiziate nel mondo nel 2006, 91% in soli sei paesi: la dittatura capitalista-comunista in Cina detiene il record -1.010-, seguono 4 paesi islamici il nucleare Iran -177-, il fido alleato Pakistan -82-, i martoriati Iraq e Sudan a parimerito -65-e per finire il faro della libertà, gli Stati Uniti d’America -53- (la pena di morte è prevista in 38 dei 50 stati americani, è in vigore una moratoria in 17 stati in attesa della pronuncia della corte suprema sulla legittimitàdell’iniezione letale).

La pena di morte deve essere abolita non solo per evitare anche un solo errore giudiziario, ma per una questione di civiltà.


Scritto il 2 novembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica, Società | 5 Commenti »

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5 commenti

  1. gianni scrive:

    Aggiornamento sulla questione:
    UNITED NATIONS (Reuters) – La commissione dell’Onu per i diritti umani ha votato ieri in favore di una risoluzione che invoca una moratoria globale per la pena di morte, guardando alla sua futura abolizione.

    La risoluzione è stata approvata 99-52 con 33 astenuti, dopo due giorni di dibattito. Giappone, Cina e Stati Uniti erano tra gli oppositori.

    L’Assemblea Generale voterà la mozione il mese prossimo e si pensa che l’approverà.

    Il testo dice che “l’uso della pena di morte mina la dignità umana e non ci sono prove che rappresenti un deterrente, e ogni errore giudiziario nell’applicazione della pena di morte è irreparabile e irreversibile”.

    Il documento chiede agli stati di diminuire progressivamente l’uso della pena capitale e il numero di delitti per cui può essere applicata.

    Ottantasette paesi — inclusi i ventisette Ue, una dozzina di paesi dell’America latina e otto africani — hanno elaborato congiuntamente la bozza della risoluzione.

  2. gianni scrive:

    Voto storico, l’Assemblea Generale dell’Onu approva, con 104 voti a favore, 54 no e 29 astensioni, la moratoria contro la pena di morte nel mondo.

  3. gianni scrive:

    In Iran il giorno dopo l’approvazione della moratoria Onu sulle esecuzioni capitali si impiccano 4 persone, 3 condannate per omicidio ed 1 per violenza carnale (dall’inizio del 2007, secondo Amnesty International, sono state eseguite 290 condanne a morte).

  4. Gianni di Tacco scrive:

    Riabilitato e scagionato 86 anni dopo la sua impiccagione. L’incredibile storia arriva dall’Australia. Colin Campbell Ross fu giustiziato nel 1922 per lo stupro, l’omicidio e l’occultamento del cadavere di una bambina dodicenne a Melbourne. Ma a 86 anni di distanza, nuovi rilievi tecnico-scientifici hanno permesso di dimostrare che le prove decisive a suo carico erano irrimediabilmente viziate.
    Le autorità dello Stato australiano del Victoria hanno pertanto deciso di concedergli l’annullamento della pena e lo scagionamento, seppure decisamente tardivi.

  5. Gianni di Tacco scrive:

    Nel 2008 sono state messe a morte almeno 2390 persone in 25 paesi e sono state emesse almeno 8864 condanne alla pena capitale in 52 paesi. Il rapporto di Amnesty International fotografa così la situazione della pena di morte nel mondo. Assegnando alla Cina , come sempre, il primato di paese forcaiolo. Seppur lentamente, la maggior parte dei paesi del mondo si sta avvicinando all’abolizione della pena capitale: solo 25 dei 59 paesi che ancora la mantengono hanno eseguito condanne nel 2008.

    Dopo l’adozione da parte dell’assemblea generale delle Nazioni Unite di due risoluzioni per una moratoria della pena capitale “il mondo si è ancora più avvicinato al traguardo dell’abolizione”, ma il traguardo è ancora lontano. In particolare in Asia dove undici paesi continuano a ricorrere alla pena di morte. Anzitutto la Cina dove hanno avuto luogo quasi tre quarti delle esecuzioni su scala mondiale, 1718 su 2390, poi Afghanistan,Bangladesh, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Pakistan, Singapore e Vietnam.

    Il secondo maggior numero di esecuzioni, 508, è stato registrato nella regione Africa del Nord-Medio Oriente. In Iran sono state messe a morte almeno 346 persone, tra cui otto minorenni. In Arabia Saudita, le esecuzioni sono state almeno 102, solitamente tramite decapitazione pubblica. Nel continente americano solo gli Stati Uniti d’America hanno continuato a ricorrere con regolarità alla pena di morte, con 37 esecuzioni portate a termine l’anno scorso, la maggior parte delle quali in Texas. L’unico altro stato delle americhe in cui sono state eseguite condanne a morte è stato Saint Christopher e Nevis, il primo dell’area caraibica ad aver ripreso le esecuzioni dal 2003.

    Migliore la situazione in Europa dove solo in Bielorussia, l’anno passato, sono state eseguire quattro esecuzioni. Un colpo di pistola alla nuca e nessuna informazione sul luogo di sepoltura.

    Nell’Africa sub-sahariana, secondo dati ufficiali, sono state portate a termine solo due esecuzioni ma le condanne a morte sono state almeno 362. In quest’area, oltretutto, c’è stato un passo indietro con la reintroduzione della pena di morte in Liberia per i reati di rapina, terrorismo e dirottamento.

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