le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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La globalizzazione, ovvero come può accadere che il carrello della mia spesa si svuoti se in america un tizio non paga il mutuo della sua casa!


Globalizzazione e crisi economicaOrmai sono diversi mesi che il mondo sta vivendo la più grande crisi finanziaria dal 1929.

L’onda lunga della crisi dei mutui “subprime” (concessi con tassi superiori a quelli di mercato a debitori ad alto rischio di insolvenza in quanto già soggetti di inadempienze, pignoramenti, fallimenti e ritardi) che ha travolto il sistema bancario statunitense, facendo fallire alcune società bancarie e assicurative nonostante lo stanziamento di 700 miliardi di dollari del Governo USA ha ormai assunto dimensioni globali.

Le borse mondiali, che sono il termometro dei mercati finanziari, segnano una febbre alta che non accenna a diminuire. Tutte subiscono continue turbolenze da New York a Tokio passando per Londra e Milano.

L’indice Mibtel (Milano) oggi è a 14.389 punti, perde, quindi, rispetto 6 mesi fa il 42,47%.

Analoghe performance negative le fa il Down Jones (New York) che è a quota 8.175 punti e il Nikkei (Tokio) che a luglio era a 13.603 punti e oggi è 7.162 (-47,35%).

Il prezzo del petrolio in continuo ribasso è un altro segnale della frenata dell’economia globale. A luglio era a 147 dollari al barile adesso è a 62,07 dollari. Come faccia il prezzo della benzina a rimanere sempre alto è un mistero.

Sull’onda del governo USA molti paesi europei hanno stanziato centinaia di miliardi di euro per salvare gli istituti di credito e società assicurative in difficoltà: Francia (360 miliardi di euro), Regno Unito (300 miliardi di sterline), Spagna (100 miliardi di euro), Austria (100 miliardi di euro) e Germania (470 miliardi di euro)…in Italia pare non ci sia bisogno.

Però il sistema bancario italiano è comunque in affanno: le quotazioni di Unicredit e Intesa-San Paolo sono in caduta libera, si parla di una ricapitalizzazzione. Per fortuna il Governatore Draghi ci assicura che "nessun depositante perderà nulla", sprona anzi le banche affinché assistano e tutelino i propri clienti.

Il protrarsi delle tensioni di liquidità e l’aumento del costo della raccolta rischiano comunque di costringere le banche a contrazione del credito innescando così una spirale negativa che porterebbe ad un deterioramento del ciclo economico.

Di fronte a questa crisi la BCE (Banca Centrale Europea) ha allentato la sua politica monetaria riducendo il tasso di sconto 3,75% con previsione di ulteriori tagli.

Non solo Società, ma anche alcuni Stati sovrani rischiano la bancarotta.

L’Argentina, a distanza ormai di sette anni dal grande crack che fece andare in fumo i famigerati "tango bond", rischia un nuovo tonfo. Si nazionalizza il sistema pensionistico privato (30 miliardi di dollari).

In Islanda sono collassate le banche principali, l’inflazione è cresciuta al 15,9% a fronte di una crescita del 2,16%. Lo Stato rischia la bancarotta e ha richiesto un piano di salvataggio al FMI (Fondo Monetario Internazionale), tramite un prestito da 4 miliardi di dollari.

L’Ucraina in crisi di liquidità e in difficoltà politiche (elezioni anticipate in dicembre) ha richiesto aiuti per 16,5 miliardi di dollari.

L’Italia non naviga in acque tranquille, ha il secondo debito pubblico più elevato del mondo pur non avendo la seconda economia. Il Pil italiano è in calo: il Governatore Draghi rileva "segnali negativi per i prossimi trimestri". Secondo il FMI. la crisi economica durerà almeno fino al 2010 e stima un PIL da recessione (-0,1% nel 2008 e -0,2% nel 2009).

Gli effetti della crisi si fanno sentire nella vita quotidiana. Calano i consumi delle famiglie, anche quelli alimentari, sotto il peso dell’erosione del reddito disponibile, a causa dell’inflazione e dell’aumento del servizio al debito.

Facile prevedere ancora mesi di buio, di chiusura di aziende, di cassa integrazione, di licenziamenti, di disoccupazione e precariato.

Questo è un vero fallimento per il “mercato” selvaggio e per la “finanza creativa” a livello globale. Rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo una via diversa di sviluppo sociale, economico e culturale.


Scritto il 31 ottobre 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | Nessuno commento »

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