Iran: lo scontro tra Teocrazia e Democrazia.

Quando arriva il momento in cui chi pensa di governare in nome di Dio si sente in dovere di uccidere chi gli si oppone al fine di conservare il proprio potere siamo arrivati al delirio ed alla bestemmia. Quarantasei milioni di iraniani,lo scorso 12 giugno si sono recati alle urne, al termine di una furiosa campagna elettorale, per le elezioni che ha visto contendersi la Presidenza della Repubblica Islamica il burattino dell’ l’ayatollah Khamenei: Mahmoud Ahmadinejad e il candidato riformista Mirhossein Mousavi.
Elezioni rese una farsa a causa dei pesanti brogli elettorali riconosciuti anche dagli osservatori internazionali.

Una macroscopica leggerezza che ha svelato i brogli è stata quella, commessa dal Ministro degli Interni, di proclamare ufficialmente la vittoria di Ahmadinejad solo dopo due ore dalla chiusura di tutti i seggi, mentre decine di migliaia di persone erano ancora in fila fuori dai seggi. Appare evidente che l’organizzazione elettorale iraniana non è in grado di scrutinare più di quaranta milioni di voti in sole due ore. Già quattro anni fa, Ahmadinejad ha vinto in modo alquanto dubbio contro l’allora sfidante Rafsanjani. Questi dubbi hanno subito causato l’indiganzione nei cittadini iraniani che sono scesi in piazza per contestare i risultati del voto e sono stati pesantemente contrastati dai Guardiani della rivoluzione e dai picchiatori e torturatori Basiji. I dimostranti, infatti, sono stati picchiati, arrestati a centinaia ed assassinati a decine per le strade di Teheran. Gli arrestati sono stati sottoposti a processi farsa dove sono stati costretti a confessare crimini mai commessi ed abiurare le ragioni delle protesta.

Ma per via di queste pressioni interene ed internazionali il Capo Supremo, l’ayatollah Khamenei, ha ordinato una revisione del conteggio di una piccola percentuale dei voti, ma ha avuto una gran fretta nel dichiarare Ahmadinejad vincitore e dichiarare finite le elezioni. A questo punto il Regime ha cercato di spostare l’attenzione sulla politica estera attaccando l’Occidente ed i soliti sionisti, brandendo l’arma della minaccia nucleare e quella del petrolio. Ma le proteste delle opposizioni non si sono mai interrotte ed hanno avuto una ripresa in occasione dei funerali dell’ l'ayatollah Ali Hussein Montazeri, coscienza critica del regime khomeinista, morto a 87 anni costretto agli arresti domiciliari che duravano da sei anni per ordine del leader supremo Ali Khamenei.

Montazeri è stata la voce critica del regime che ha condannato le migliaia condanne a morte emesse dai tribunali rivoluzionari agli albori del regime khomeinista e la durissima repressione messa in atto da Khamenei, dai Pasdaran e da Ahmadinejad contro il movimento verde nato all'indomani delle presidenziali dello scorso giugno. Anche in questi giorni proseguono le proteste, come sempre soffocate nel sangue, 15 dimostranti sono stati uccisi negli scontri con la polizia del regime, tra cui il nipote di Mousavi per il quale i media iraniani stanno cercando di distorcere la realtà cercando di addossare le colpe dell’omicidio proprio allo zio. Molti leader dell’opposizione ed i loro familiari sono tornati agli arresti : l’ex presidente del Parlamento, Mehdi Karroubi, la sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, Nooshin Ebadi, docente di medicina, il cognato di Moussavi, Shahpour Kazemi.

Sono arrestati anche giornalisti (Mashallah Shamsolvaezin, Nasrin Vaziri, Badrosadat Mofidi, Keyvan Mehregan, Morteza Kazemian, Mohammad Javad Saberi, Reza al-Basha della tv di Dubai), attivisti dei diritti umani (Mansoureh Shojai), blogger. Il regime teocratico continua a minacciare ed accusare: "Chi ha architettato i disordini pagherà presto il prezzo della sua insolenza", "l'opposizione e' sostenuta dal nemico straniero", “una nauseante mascherata promossa da americani e sionisti” e ancora “complotto dei media occidentali”. Alza la voce anche sul fronte “diplomatico” internazionale, scagliandosi soprattutto contro il Regno Unito che vuole zittire con “un pugno in bocca”.

Ma ora il regime iraniano ha fatto un ulteriore salto di qualità verso il baratro, il consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, Abbas Vaez-Tabasi, ha invocato la pena di morte per i leader dell'opposizione, definiti "mohareb (nemici di Dio)", pertanto da giustiziare secondo quanto previsto dalla legge islamica, la sharia. Fino a quando le Democrazie Occidentali e glia ltri Paesi democratici continueranno a guardare?

Scritto il 2 gennaio 2010 da Gianni di Tacco
Categoria: Società |
1 Commento »






23 gennaio 2010 06:05
noto che ogni repressione e’ piu’ violenta.
la storia mi dice che presto ci sara la fine.
sono pochi i dittatori che resistono.
sono stati tutti spazzati via
ciao isodino