le cose che non vanno

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Gli Stati Uniti tra processi e sentenze…


Tra i tanti delitti che ogni giorno si consumano in Italia i nostri mass media si concentrano solo su quelli che sembrano i più “morbosi” e non li perdono di vista nemmeno un attimo, da Annamaria Franzoni e Cogne fino a Brenda e Marrazzo, sempre passando dalle ricostruzioni dei plastici di Bruno Vespa, gran maestro della morbosità.

Tra questi delitti, l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia a tutti i requisiti, studenti stranieri, giochi erotici di gruppo, un rampollo della borghesia barese, Raffaele Sollecito, una bella ragazza statunitense, Amanda Knox, un congolese, Patrick Lumumba, incastrato con le calunnie di Amanda e poi scagionato, l’ivoriano “violentatore”, Rudy Guede, già condannato in primo grado con il rito abbreviato a 30 anni di reclusione, il tutto condito con avvocati di grido, come Giulia Bongiorno, che si lanciano in arringhe immaginifiche tirando in ballo film e canzoni.

Alla fine del circo mediatico che ha accompagnato il dibattimento, è arrivata la sentenza di primo grado: Raffaele Sollecito è stato condannato a 25 anni e Amanda Knox a 26 anni. Ma l’attenzione mediatica, che è stata elevata anche negli Stati Uniti, prosegue grazie all’intervento di alcuni politici statunitensi, come la senatrice Democratica dello Stato di Washington Maria Cantwell, che definisce la sentenza di Perugia “oltraggiosa”.

Anche il Segretario di Stato Hillary Clinton ha dato il suo contributo dichiarando di voler ascoltare “tutti coloro che hanno dubbi in merito alla condanna”.

Insomma negli USA si mette in dubbio la regolarità del processo celebrato in Italia, ponendo il Tribunale di Perugia alla stregua di un tribunale composto da estremisti islamici o di uno stato tipo “repubblica delle banane”, condizione che i comportamenti dei nostri allegri governanti potrebbero indurre a considerare come realistica.

Premettendo che l’amministrazione della giustizia non è infallibile e può sbagliare in qualsiasi Paese del mondo, gli Stati Uniti non possono sicuramente arrogarsi il diritto di commentare il sistema giudiziario italiano.

Non si ricordano le torture nelle carceri irachene o gli interrogatori di Guantanamo? Non ricordano che in ancora molti Stati è prevista e applicata la pena di morte?

Hanno dimenticato la strage del Cermis, quando il 3 febbraio 1998 un aereo militare statunitense del Corpo dei Marines al comando del capitano Richard Ashby, decollato dalla base aerea di Aviano per un volo di addestramento, tranciò le funi della funivia provocando la caduta della cabina e la conseguente morte di 20 persone?

Per questo evento il Presidente degli Stati Uniti, allora Bill Clinton, si scusò per l'incidente, ma in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari NATO, la giurisdizione sul caso passò alla giustizia militare statunitense.

Il processo fu celebrato a Camp Lejeune nella Carolina del Nord, i piloti americani furono assolti nonostante si accertò che il velivolo stasse volando più velocemente e a un'altitudine molto minore di quanto permesso dalle norme militari, infatti a fronte di un’altezza minima consentita di 2000 piedi (609,6 metri) il cavo fu tranciato a un'altezza di 360 piedi (110 m).

I due militari furono solo condannati per intralcio alla giustizia per aver distrutto un nastro video registrato durante il volo nel giorno della tragedia, forse per eliminare prove?. Entrambi furono degradati e rimossi dal servizio. Il pilota fu inoltre condannato a sei mesi di detenzione, ma fu rilasciato dopo quattro mesi e mezzo per buona condotta.

Oppure vogliamo parlare del marine Mario Lozano che il 4 marzo 2005 a Bagdad, nei pressi di un checkpoint, aprì il fuoco contro la Toyota Corolla che stava conducendo all'aeroporto due funzionari del SISMI, Nicola Calipari e Andrea Carpani, con la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena appena liberata dopo il sequestro. In questa “azione” Nicola Calipari fu assassinato, ma il processo di Lozano si risolse in un’altra farsa.

Gli Stati uniti non volevano un processo e lo hanno di fatto impedito, l’ex p.m. Felice Casson parlò di “rinuncia alla sovranità nazionale” e di rinuncia alla ricerca della verità.

Gli Stati Uniti d’America prima di cercare la pagliuzza nell’occhio del vicino dovrebbero guardare la trave che è nel loro occhio.


Scritto il 18 dicembre 2009 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | Nessuno commento »

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