STALKING, molestie e violenza non solo sulle donne.
A tutti può capitare di essere vittime “molestie assillanti” o “stalking".
Il “molestatore assillante” si manifesta, nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata in due categorie di comportamenti:
- comunicazioni intrusive: comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi che a vissuti di odio, rancore o vendetta (telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales).
- contatti: attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto (pedinare o sorvegliare), che mediante comportamenti di confronto diretto (visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni).
la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata (“stalking victim”), in uno stato di stress psicologico, legato alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, ma soprattutto alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.
Tipologie di Stalker:
- “il risentito”: sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta (categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa). Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli;
- “il bisognoso d’affetto”: motivato dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene considerata vicina al “partner o amico/a ideale”. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta;
- “il corteggiatore incompetente”: tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani (meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare);
- “il respinto”: persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto, è in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile.
- “il predatore” e costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofil
Tecniche di comportamento Antistalking
- Innanzitutto, inutile negare il problema: nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker.
- Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro (altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, saranno letti come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni, come anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking).
- Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati.
- Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la soneria e rispondete gradualmente sempre meno.
- Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti. Se si pensa di essere in pericolo recarsi dalle forze dell’ordine.
Scritto il 27 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco
Categoria: Salute |






17 Gennaio 2008 09:42
16/01/2008 - Roma
Ieri la Commissione Giustizia della Camera ha approvato il disegno di legge che finalmente introduce nel codice penale il reato di stalking, ovvero un comportamento molesto e persecutorio continuato.
Il reato sarà punibile con una condanna che va da 6 mesi a 4 anni.
21 Gennaio 2008 09:01
Persecutore con sms finisce in carcere
«È in prigione? La prego me lo ripeta. Voglio essere certa di non aver capito male… Lo hanno arrestato? Quando? Me lo ripeta, la scongiuro, voglio sentirlo ancora…». La donna al telefono scoppia in un pianto liberatorio. Lacrime di gioia. Sullo stesso viso che l’uomo, arrestato l’altro pomeriggio dai carabinieri, aveva più volte colpito a pugni e schiaffi. Pazzo di gelosia dopo una breve relazione. Un periodo di un mese e mezzo. «Ma mi erano bastate le prime due settimane per capire che quell’uomo era violento. Dopo mi aveva praticamente sequestrato. E poi, per qualche tempo, l’ho rivisto saltuariamente, fino a mollarlo del tutto, a giugno scorso. Si era manifestato per quello che è: pazzo, violento, feroce».
È la vicenda di Chiara di Genova. Il suo incubo è finito. I suoi sogni peggiori avevano (e forse nel suo inconscio avranno ancora) il volto e il nome di Andrea T., 33 anni, originario di Caserta, ufficialmente residente in provincia di Latina ma di fatto domiciliato a Genova. Dopo diverse denunce, la donna nei giorni scorsi si era rivolta anche al Secolo XIX, che aveva sollevato il caso.
La storia. I fatti che precedono gli episodi di violenza sono raccontati dalla stessa persona che li ha subìti. Chiara dopo aver pianto di gioia, fa un bel respiro e riferisce ancora una volta le tappe fondamentali della sua dolorosa odissea. «Ci siamo conosciuti in chat a fine 2006. Mi ero appena separata ed ero a casa dal lavoro per un infortunio. Così ho cominciato a chattare… Sì, lo so che sembra ingenuo, ma confidavo di trovare una persona con cui stare bene. E invece…».
E invece Chiara ha incontrato Andrea T., che gli ha procurato lividi, incubi e uno stato emotivo tutt’altro che stabile. Ma non subito. All’inizio era dolce, le mandava messaggini d’amore. («Vorrei essere nei tuoi sogni, ma non solo mentre dormi. Anche nella realtà. Dolce notte, cucciola»). Prometteva premure da fidanzato innamorato. Ma non era così.
«Il primo errore, ma l’ho capito solo dopo, è stato quello di dare ad Andrea il numero del mio cellulare. All’inizio ero contenta di quelle lunghe e appassionate telefonate serali. Poi, piano piano, mi sono resa conto che stava esagerando e che non mi dava retta quando gli chiedevo di non chiamarmi continuamente». Era l’inizio dell’incubo. Dopo, per Chiara, sono arrivate le persecuzioni vere e proprie. Le minacce, le sevizie. «Come quella volta che ha preso un rasoio da barbiere, di quelli che si aprono come un coltello. E me l’ha puntato prima sul viso, poi mi ha afferrato come se volesse sgozzarmi. In quella circostanza ricordo di aver pensato “ora mi ammazza davvero”».
La trentasettenne ha provato a far desistere il suo persecutore. Prima lasciandolo definitivamente. Poi denunciando il fatto alla polizia, ai carabinieri, in procura con un esposto. Infine presso i carabinieri di palazzo di giustizia, la sezione di polizia giudiziaria del tribunale. Dove ha trovato sostegno e conforto, oltre che competenza professionale.
«Io vorrei ringraziare gli uomini che lo hanno arrestato, che hanno messo la parola fine all’incubo, mio e delle altre donne che ha perseguitato e picchiato. Soprattutto mi preme citare due persone: il maresciallo Licata, a cui ho raccontato la vicenda, e il magistrato Scorza Azzarà. Grazie a loro, e a tutti gli altri che mi hanno aiutato. Andrea ora deve pagare per quello che ha fatto. Finché non lo vivi non sai cosa significa essere in balìa di un pazzo. Essere seguite, molestate, picchiate».
L’arresto. L’uomo è stato fermato l’altro pomeriggio, nella zona di San Fruttuoso dove è domiciliato, dai carabinieri di polizia giudiziaria del tribunale, agli ordini del tenente colonnello Gavino Sechi. I militari gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di lesioni, minacce, violenza privata, ingiurie e danneggiamento. Tutti reati che avrebbe commesso a danno di Chiara. Il provvedimento, chiesto dal pm Luca Scorza Azzarà e firmato dal giudice per le indagini preliminari, è sempre determinato dalla pericolosità sociale della persona a cui si riferisce, o dalla possibilità che questa commetta ancora gli stessi reati. E quanto ad Andrea T., sembra che per lui Chiara sia stata la quarta o quinta vittima perseguitata. Almeno stando alle segnalazioni che lo riguardano. Una sorta di gigolò telematico insomma, che seduce le donne via internet e poi rovina la loro vita. A volte con richieste di denaro, a volte con la persecuzione - fenomeno che in inglese è stato battezzato “stalking” - chiamando al telefono giorno e notte, oppure “semplicemente” picchiando le sue compagne.
I progetti. Donne e violenza: un binomio che urta particolarmente la sensibilità, politica e personale, del sindaco Marta Vincenzi la quale già si era scagliata contro i clienti delle baby prostitute. «Presto - annuncia l’assessore di Tursi alle Pari opportunità, Maria Rosa Zerega - attiveremo con la Provincia un centro anti-violenza in salita Mascherona e porteremo da uno a due gli appartamenti in cui ospitare le donne costrette a sfuggire ai loro aguzzini». Il primo atto è stato la costituzione con la Provincia della rete anti-violenza: «L’obiettivo è quello di mettere a sistema tutte le associazioni che sul territorio si occupano della difesa delle donne, a cominciare dall’Udi». A loro sarà affidata la gestione del centro anti-violenza, che Comune e Provincia apriranno al primo piano del palazzo già sede dell’Osservatorio Civis, in salita Mascherona. A questo scopo sarà sfruttato un contributo regionale di 125 mila euro che servirà anche per finanziare la ristrutturazione dei due alloggi, uno dei quali confiscato di recente alla mafia, dove accogliere coi loro bambini le donne violentate, picchiate o maltrattate. «In via Mascherona - conclude Zerega - le donne in difficoltà troveranno assistenza psicologica, medica e legale».
17 Marzo 2008 12:26
Ferrara, caso di “stalking” estremo. Da due anni un giovane
vive terrorizzato dalle angherie di un altro ragazzo: “Si è preso la mia vita”.
L’aguzzino è stato confinato in casa dal giudice. Ora, però, uscirà
e ha fatto sapere a un’amica dell’altro: “Quando esco lo uccido”.
Fonte: repubblica.it
23 Aprile 2008 10:31
Milano, donna accoltellata dal marito
Lo aveva denunciato a marzo
A Milano un uomo ha accoltellato con più colpi la moglie a San Giuliano Milanese dopo una lite. Ora la donna è ricoverata in gravi condizioni ed il marito è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio.
Il 29 marzo scorso, meno di un mese fa, la donna aveva espresso i suoi timori e la paura di essere aggredita o peggio, uccisa, già a fine marzo con una denuncia per maltrattamenti in famiglia («quotidiane minacce» e «continui insulti»).
Ma cosa bisogna fare per salvaguardarsi da queste situazioni?