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Riflessioni sul commento di Eugenio Scalfari al V-Day


Eugenio ScalfariMi è stato proposto di commentare l’articolo sul V-Day "L’invasione barbarica di grillo" firmato da Eugenio Scalfari, fondatore della testata giornalistica La Repubblica.

Ha fatto molto bene ad aspettare un po di tempo prima di esprimersi sul "grillismo" ma comunque non ha centrato il vero problema, ossia il perchè oltre 300.000 mila italiani hanno voluto esprimere la loro insofferenza. Non è l’unico, lo stanno facendo tutti! Comunque…

Non sono affatto d’accordo quando dice che << in regimi di diffusa democrazia esistono forme di opposizione e di denuncia più efficaci e molto più civili di quella di radunarsi o marciare dietro cartelli con su scritto "Vaffanculo" >>.  Gli taliani ne hanno già fatto uso, vedi la grande partecipazione alle ultime elezioni o le varie manifestazioni di piazza… eppure non sono servite! I nostri politici, a destra e a sinistra, continuano la loro lotta alla poltrona senza curarsi dei problemi e delle necessità del paese. Dice bene Scalfari quando definisce gli italiani "gente laboriosa, paziente, capace di adattamenti impensabili, generosa" ed è proprio per questo che non siamo ancora arrivati a manifestazioni violente dovute all’esasperazione di chi non riesce a campare!

E’ verissimo che la gente "non si è mai adattata a pensare e a comportarsi come partecipe d’una comunità, d’una struttura sociale con leggi e regole da rispettare anche quando sembrano danneggiare il proprio particolare interesse". Lo si vede tutti i giorni soprattutto nelle piccole cose, basta leggere sui quotidiani le pagine di cronaca o uscire a farsi un giro per la città.

Assurdo definire il V-Day un movimento di natura antipolitica quando in realtà è una vera e propria richiesta che viene dal basso di tornare davvero a fare politica, ma farla sul serio!
Il blog rappresenta uno strumento molto potente che permette a chiunque di esprimere il proprio pensiero, è sinonimo di libertà e non va visto come una semplice piazza virtuale per incontri politici. Ovviamente c’è anche ci lo usa in maniera sbagliata, come lo si può fare con qualsiasi altra cosa.

Scalfari fa la domanda sua mass media: <<Ci rendiamo conto che gran parte di essi trasformano i loro utenti in massa?>>. Io rispondo di si, ce ne rendiamo conto ed è per questo che sono nati i blog, una vera "voce fuori dal coro", non come TUTTE le testate giornalistiche (La Repubblica inclusa ovviamente!).


Scritto il 12 Settembre 2007 da Stefano Errante

Categoria: Politica |

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5 commenti

  1. marco scrive:

    Scalfari secondo me non è nemmeno andato sul sito di Grillo per rendersi conto di quali persone stava parlando…

    E’ una vergogna. o è in malafede..o si tratta di demenza senile

  2. gianni scrive:

    Bravo Stefano, ottima analisi. A Marco direi che per Scalfari l’età avanzata è sicuramente una componente della sua acidità, ma acido lo è sempre stato, non credo che sia demente, secondo me è solo colpito da gelosia (come tanti, anche il buon cropofago Luttazzi) del successo “inaspettato” , per chi non conosce la forza di internet, di Beppe Grillo.
    Forza Blog.

  3. franco bardo scrive:

    Scalfari, la tua barba è stanca

  4. Emanuele scrive:

    La risposta all’ottuagenario giornalista è giunta dalle colonne de “Herald Tribune”, come si vede dal blog di Grillo.

    Chi della nostra (nel senso di italiana) classe politica o classe giornalistica ha mai pronunciato nel commentare il V-day la parolina “riforme”???

    Perchè si limitano a commentare la forma ed i modi di una protesta senza fare alcun minimo riferimento ai contenuti??? Contenuti che, a mio modesto avviso, vanno ben oltre i tre punti per cui si chiedeva di firmare.
    Si preferisce etichettare un movimento come “antipolitico” piuttosto che fare del proprio operato, in tante legislature, una seria e sincera autoanalisi. E la classe - “casta” giornalistica anche in questo episodio si conferma il cane da guardia del potere politico.
    Ciao a tutti

  5. Compagni della FAI di Palermo e Trapani scrive:

    In un suo intervento su Repubblica di mercoledì 12 settembre, Eugenio Scalfari si è preso la briga di avventurarsi in improbabili comparazioni tra il fenomeno del “grillismo”, come lui lo chiama, e due tendenze storiche dell’anarchismo, l’anarco-individualismo (ma forse intendeva l’individualismo anarchico) e l’anarco-sindacalismo.
    Noi sappiamo bene che Scalfari non è né ignorante né sprovveduto, quindi non possiamo fare altro che prendere atto della sua deliberata intenzione di attaccare l’anarchismo, come pensiero filosofico e movimento politico, svilendolo e rinchiudendolo nei soliti e qualunquisti cliché. Scalfari fa riferimento all’anarchismo definendolo “virus”, “valvola di sfogo” fino alla prevedibile accusa di anacronismo.
    La premessa, inconsistente come la conclusione che ne deriva, è che in Italia «c’è una lunga tradizione di “tribuni” e capi-popolo, un germe che ha messo radici da secoli e che rimane una latenza costante nell’”humus” anarcoide e individualista della nostra gente».
    Questo attacco al pensiero anarchico è piuttosto fuori luogo non solo nel merito delle considerazioni avanzate, ma soprattutto perché viene usato nell’economia di un’argomentazione rivolta contro Beppe Grillo e il suo V-Day con i quali gli anarchici non hanno proprio nulla a che fare.
    Scalfari saprà senz’altro che l’anarchismo è portatore di una visione e di una pratica rivoluzionaria antigerarchica, che rifugge ogni leaderismo, che disprezza i capipopolo e i tribuni, e che si fonda sulla piena assunzione di responsabilità dell’individuo. Una responsabilità che non è né autoreferenziale né ostile al senso di comunità, ma che mira solidalmente alla trasformazione radicale della società in vista della piena uguaglianza e della piena libertà per tutti. Non per fare un mondo senza regole o in preda a invasioni barbariche, ma per realizzare un mondo in cui le regole emergano dal basso e siano scelte e condivise da tutti per il bene di tutti.
    Scalfari certamente non condividerà né apprezzerà il messaggio etico e politico dell’anarchismo, ed è liberissimo di farlo, ma usare le idee libertarie come termine di paragone negativo per assimilarle al V-Day ci pare davvero strumentale.
    Non c’è nulla di anarchico o libertario nel V-Day, e ciò è evidente nell’orizzonte parlamentarista, istituzionale e legalista in cui questa mobilitazione si è consumata (una proposta di legge che – nelle intenzioni dei promotori – dovrebbe servire né più né meno a migliorare e rendere più efficiente la democrazia rappresentativa), e nella dinamica spiccatamente leaderistica che la caratterizza.
    Da anarchici non possiamo che apprezzare l’insofferenza popolare per il potere o le storture della democrazia, ma questa insofferenza di per sé non può definirsi automaticamente anarchica se non si carica di un progetto e di una volontà rivoluzionaria di cambiamento al di fuori di ogni istituzione e contro ogni gerarchia.

    I compagni della Federazione Anarchica Italiana di Palermo e Trapani

    15/09/2007

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