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L’età pensionabile delle donne italiane verso i 65 anni


La Commissione europea ha deciso di aprire una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia per non essersi adeguata alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che prevede l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico. Questo delicato argomento era già stato messo in calendario dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta lo aveva già messo in calendario questo inverno alzando un polverone di proteste.

Infatti un aumento graduale dell’età pensionabile delle donne a partire dal 2010, per arrivare a quota 65 anni nel 2018 era stato previsto in una bozza di proposta del Governo, inviata alla Commissione europea. La proposta puntava ad innalzare l’età pensionabile per le donne nella pubblica amministrazione di un anno per ogni biennio per parificarla così a quella degli uomini.

Questa legge, però, non ha visto la luce incagliandosi nelle ormai dense brume politiche di questa “Seconda Repubblica” che vanno dalla politica da stadio dove ha ragione chi urla di più e dalla “mignottopoli” sviluppatasi dalla creazione di una gossipizzazione della vita pubblica dei nostri politici fino ad arrivare ad un Parlamento impotente, una magistratura quotidianamente delegittimata ed un giornalismo asservito al potente di turno.

Brume che ci fanno rimpiangere la “Prima Repubblica”. Chi l’avrebbe mai detto. Il Governo sembrava intenzionato a ottemperare alla sentenza della Corte di giustizia europea sulla parificazione dell’età di pensionamento, nel pubblico impiego, tra uomini e donne. A marzo il Ministro Brunetta diceva: “Il percorso è quello della commissione di recepimento delle direttive Ue. Penso che già nei prossimi giorni, settimane, ci sarà una novità di origine parlamentare in quella sede, che il governo valuterà con grande attenzione”.

Ed invece nulla è accaduto. La Commissione Ue invierà dunque all’Italia una lettera di avviso formale di messa in mora nella quale si sottolinea come il sistema previdenziale pubblico italiano violi il principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne, mettendo in atto dunque una discriminazione basata sul sesso.


Scritto il 3 agosto 2009 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica | Nessuno commento »

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