le cose che non vanno

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La TARantella delle liste laziali


Con la decisione di ieri del Tribunale Amministrativo Regionale Lazio che ha respinto il ricorso per la riammissione della lista del PdL per le prossime elezioni regionali abbiamo assistito ad un ulteriore atto della farsa che da giorni imperversa sulla nostra povera Italia.

Riepilogo delle puntate precedenti:

  1. Sabato 27 febbraio alle ore 12 scadono i termini per la presentazione delle liste e le candidature presso il Tribunale di Roma, la lista del Popolo delle Libertà non è stata depositata.
     
  2. Si cerca il responsabile di questa paradossale situazione cercando di addossare la colpa sulla superficialità del rappresentante del PdL che è arrivato in ritardo perché era “andato a mangare un panino”. Poi si cambia strategia e si punta l’indice accusatore su un manipolo di radicali squadristi che hanno impedito al medesimo rappresentante di adempiere al suo diritto di depositare le liste. Ma entrambe le risibili giustificazioni cadono quando si viene a sapere che il colpevole ritardo è stato determinato da implacabili conflitti interni al Popolo delle Libertà per individuare i candidati.
     
  3. Il centro destra insorge, tirano per la giacchetta il Presidente della Repubblica, si chiede a gran voce un suo intervento, vogliono emanare un decreto che sani la situazione.
     
  4. Il Presidente della Repubblica mantiene le distanze istituzionali, Bersani ed il centro sinistra insorgono e affermano che le regole non si possono cambiare in corsa.
     
  5. Si opta per un compromesso, il centro destra emana un decreto “interpretativo” che Napolitano “ob torto collo” è costretto a promulgare prendendosi gli strali viola di Di Pietro e le laudi della bocca tricefala del popolo delle libertà: CicchittoCapezzoneGasparri.
     
  6. Il ministro Maroni spiega che “se il Tar decide che la lista è fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto”.
     
  7. Ed ora arriviamo ad oggi: per i giudici amministrativi del Lazio il decreto legge “salva liste” non “può trovare applicazione perchè la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione” e pertanto “a seguito dell'esercizio della potestà legislativa regionale la potestà statale non può trovare applicazione nel presente giudizio”.
     
  8. Il “nessun commento” del Quirinale alla sentenza del Tar deve essere interpretato come “i pronunciamenti giudiziari si rispettano”; nemmeno il premier Berlusconi rilascia dichiarazioni, chiuso ad Arcore/Rancore.
     
  9. Ora si aspetta martedì il pronunciamento della commissione elettorale del Tribunale di Roma e poi un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato e poi cosa ci aspetta? C’è il rischio di un nuovo intervento del Governo? C’è il rischio di un rinvio delle elezioni? O come dice Enrico Letta c’è il rischio che “il governo vari un decreto legge che abolisca il tar del lazio”?

Capisco che non sia sostenibile l'esclusione dalle elezioni della lista del maggior partito politico di governo, ma non è ammissibile che le regole vengano sistematicamente calpestate.


Scritto il 9 marzo 2010 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica | Nessuno commento »

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