le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Il Senato, il Governo e la Mafia.


Il collaboratore di giustizia palermitano Gaspare Spatuzza ha sollevato il velo sul verminaio di “relazioni pericolose” emerse in relazione al processo d’appello nei confronti del senatore del Popolo delle Libertà, il palermitano, Marcello dell’Utri, già condannato, in primo grado, per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e noto per aver portato nella villa di Arcore il palermitano Vittorio Mangano, il quale viene assunto da Silvio Berlusconi come "responsabile" per evitare che i familiari dell'imprenditore fossero vittima di sequestro di persona e non come "stalliere”.

Il trinomio italiano: Senato, Governo e MafiaGaspare Spatuzza, ricorda come il Presidente del Senato, anche egli palermitano, Renato Schifani nel suo passato di avocato civilista abbia assistito e tutelato gli interessi mafiosi di Giuseppe Cosenza, indiziato per mafia e poi sottoposto al sequestro e alla confisca dei beni (divenuti definitivi nel 1992) e alla sorveglianza speciale per tre anni, e di come abbia incontrato esponenti mafiosi del calibro del boss Filippo Graviano, della “famiglia mafiosa” del quartiere Brancaccio di Palermo.

Le difese a spada tratta si sono subito sprecate. Primo tra tutti il Ministro Avvocato Angelino Alfano, agrigentino, già coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia e capofila della corrente maggioritaria più fedele all'ex governatore della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro. Il Ministro è chiacchierato per essere il “delfino” di Marcello dell’Utri ed è chiacchierato per aver partecipato al matrimonio (avvenuto nel 1996) della figlia Gabriella del boss mafioso di Palma di Montechiaro Croce Napoli. Il Ministro è famoso per il lodo che portava il suo nome e che tendeva a mettere al di sopra della legge le quattro più alte cariche dello Stato tra cui, oltre al solito Silvio Berlusconi, proprio il suo corregionale Renato Schifani.

Il Ministro Alfano difende il Presidente Schifani debolmente, dicendo solo che all’epoca il boss Graviano non era ancora latitante. Quindi cosa dovremmo pensare? che la frequentazione non era poi così pericolosa?

Altro difensore d’ufficio è il solito capogruppo del pdl alla Camera dei Deputati Fabrizio Cicchitto, il quale addita al pubblico scandalo la solita “giustizia ad orologeria”, ma l’Onorevole Cicchitto quando ritiene sia il momento giusto per indagare sui suoi compagni di ventura politica?

Infine abbiamo il presidente del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà al Senato della Repubblica, Maurizio Gasparri, primo firmatario del disegno di legge sul “processo breve”, il Senatore Gasparri ha la faccia tosta di sbandierare le “dure norme antimafia” varate in questa legislatura omettendo di citare l’emendamento della Finanziaria votato proprio pochi giorni fa dal Senato che tradisce lo spirito della legge sui beni confiscati alla criminalità organizzata.

Infatti, con il citato emendamento si consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, tradendo l'impegno assunto per l'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.

Come dice Don Luigi Ciotti, vendere i beni confiscati è “un tragico errore” che ci fa correre il rischio di “restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan”.

Su questo emendamento anche alcuni parlamentari della maggioranza, come l’On. Angela Napoli e l’On Fabio Granata, sono pronti a deviare dalle direttive di scuderia.

L’On Napoli dichiara: “Le misure di prevenzione patrimoniali hanno rappresentato una delle più efficaci attività di contrasto alle mafie. Colpire gli interessi economici e le ricchezze delle mafie, acquisti con i traffici illeciti, è stata ritenuta importante attività di prevenzione che ha sempre inciso negativamente sullo stesso “essere” uomo di mafia”.

“Anche il Governo nazionale con il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, legge n. 94/2009, ha inteso favorire il sequestro dei beni illeciti e rendere più rapidi i tempi per il loro affidamento. Mi appare, quindi, davvero inconcepibile l’assenso, dato al Senato, all’introduzione nella legge finanziaria dell’emendamento che consente la vendita dei beni confiscati, qualora gli stessi non verrebbero assegnati entro il termine di 90 giorni”.

“Conosciamo tutti quanto imponente sia il potere finanziario di ogni cosca mafiosa e sarebbe sicuramente “pia illusione” pensare che i criminali non riuscirebbero a riappropriarsi della loro illiceità, anche attraverso prestanomi vari”.

“Coloro che hanno proposto l’emendamento in questione e coloro che lo hanno successivamente votato si sono per caso documentati sull’entità del patrimonio attualmente confiscato alla mafia e non ancora assegnato? Hanno quindi valutato l’entità economica che rischierebbe di essere apportata alle singole cosche mafiose? O sono davvero convinti che un solo controllo, per quanto adeguato, riuscirebbe a bloccare la sete di riappropriamento del mal tolto?”

La legge in questione non è una legge qualsiasi. Qualcuno è stato ammazzato da Cosa Nostra per conquistarla, mi riferisco all’Onorevole palermitano Pio La Torre.

Con questo omicidio i boss tentarono di bloccare le leggi che dettero il via ad una nuova stagione della lotta alla criminalità organizzata. Da quel momento la prima preoccupazione dei mafiosi fu di escogitare sempre nuovi modi per nascondere le proprie ricchezze dietro facce e società apparentemente pulite.

Negli anni si sono affinate le capacità delle forze di polizia e della magistratura per rintracciare l'origine dei soldi sporchi, ed anche la società civile è stata capace di diventare protagonista di questa battaglia costruendo tanti progetti che hanno reso evidente che i beni tolti alle mafie potevano trasformarsi in ricchezza per i territori sotto la schiavitù delle mafie.

Ora il Governo Berlusconi vuole cancellare tutto questo con un emendamento che consentirà la vendita dei beni dopo soli 90 giorni dalla confisca.

Si vuole distruggere lo strumento principale con il quale lo Stato e i cittadini possono infliggere una sconfitta duratura alle mafie: perché i capi arrestati si possono sostituire, ma il simbolo della vittoria dello Stato e delle scelte libere dei cittadini rappresentato dai beni riutilizzati non può essere cancellato.

Se si lega questo con la possibilità di far rientrare soldi sporchi grazie allo scudo fiscale, si coglie a pieno la gravità del favore che si vuole fare alle mafie.


Scritto il 27 novembre 2009 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica | Nessuno commento »

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