Il Premio Nobel per la pace che non firma la moratoria per l’abolizione delle mine anti-uomo.
Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d’America, è una contraddizione vivente: Premio Nobel per la pace 2009 e Comandante in Capo delle Forze Armate più potenti e temibili del pianeta.
Premetto che Obama è sempre l’icona, il sogno, la speranza per un mondo migliore, la sua battaglia per la sanità pubblica negli Stati Uniti è una scelta coraggiosa e meritoria, ma questa medaglia ha, purtroppo, un’altra faccia: la faccia della realpolitik statunitense.
Il Premio Nobel, conferito all’unanimità dalla Commissione svedese per il Nobel per il suo “Straordinario lavoro per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli”, stride con alcune sue decisioni, come quella di rifiutare l’incontro con il Dalai Lama (Pemio Nobel per la pace del 1989) per non irritare la potente finanziatrice del debito pubblico statunitense, ovvero la Cina, e anche quando decide di rafforzare il contingente armato in Afghanistan inviando altri 40 mila giovani soldati americani sul “fronte talebano”.
E’ di oggi un’altra notizia “controtendenza” rispetto al Nobel per la pace, infatti il 44° presidente degli Stati Uniti d’America ha deciso di non firmare il trattato internazionale che prevede la moratoria sulla produzione, commercializzazione ed utilizzo delle mine anti-uomo. Gli Stati Uniti sono in buona compagnia, infatti non hanno sottoscritto questo trattato nemmeno Cina, India, Russia, Birmania e Pakistan, Nazioni così importanti che la loro non adesione alla moratoria rende vana l’efficacia del trattatato. Che differenza! Nel dicembre 1997 il premio Nobel per la pace è stato conferito alla Campagna internazionale per la messa al bando delle mine anti-uomo ed alla sua portavoce Jodie Williams.
Una mina anti-uomo è un ordigno esplosivo, posizionato sul terreno o sottoterra, che esplode quando una persona vi passa sopra, non importa se un soldato in assetto da guerra o un bambino che insegue un pallone.
Il tipo più semplice di mina anti-uomo è progettato per esplodere su pressione, e mutilare o uccidere un uomo attraverso l’onda d'urto dell'esplosione che applicando una forte pressione verso l'alto danneggia le ossa ed i tessuti di piedi e gambe della vittima. A questo danno si devono aggiungere quelli provocati dai materiali, come i sassi sul terreno, che sono scagliati verso l'alto dall'esplosione. La mutilazione di un piede o di entrambe le gambe sono tra i danni più frequenti dell’esplosione di una mina anti-uomo.
Le mine anti-uomo, quindi, causano vittime civili e continuano a danneggiare la popolazione anche molto tempo dopo la fine di un conflitto. La rimozione delle mine terrestri è un'attività pericolosa, costosa (5000 euro per mina) e richiede tempi molto lunghi, soprattutto se ad affrontare questo costo sono Paesi poveri. Un terreno minato può risultare non percorribile e quindi non coltivabile per decenni, causando enormi danni all’economia ed alla sopravvivenza di vaste popolazioni.
La quantità totale di mine già disseminate nel mondo è enorme, si stimano 100 milioni di mine anti-uomo inesplose posizionate sul suolo di 62 nazioni. Il numero di posizionamenti cresce ad un ritmo di circa un milione ogni anno, a fronte di una produzione annua di 5 milioni e ad uno sminamento stimato di 150 mila ordigni.
I Paesi inondati da questa marea di morte sono l'Angola, il Mozambico, l'Afghanistan, il Sudan, la Somalia, la Bosnia, la Cambogia, dove oltre 35000 persone hanno sofferto di mutilazione o sono decedute a causa delle mine anti-uomo molto tempo dopo la fine della guerra e dove è stimata la presenza di 7 milioni di mine disperse nel proprio territorio.
Uno studio della Croce Rossa Internazionale ha stimato che in Afghanistan le mine hanno colpito solo per il 7% i combattenti e per ben il 34% bambini (per il restante hanno colpito anziani e donne). Per sminare completamente l'Afganistan agli attuali ritmi occorrerebbero circa 4.300 anni.
Oggi come ieri sono i civili a pagare per le follie dei signori della guerra, ogni anno nel mondo 15 mila persone sono mutilate o uccise dall’esplosione di mine anti-uomo.
Barak Hussein Obama quando ha appreso di aver ricevuto il Nobel per la pace ha dichiarato: " Sono sorpreso, onorato e profondamente commosso, ma non sono sicuro di meritare il premio", ebbene Mr. President si tolga il dubbio: non lo merita.
Scritto il 25 novembre 2009 da Gianni di Tacco
Categoria: Politica |
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