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I “grandi dittatori” d’Europa, ma non è Charlie Chaplin!


I grandi dittatori d'Europa: Berlusconi e LukashenkoLa visita di Stato del Presidente Berlusconi al dittatore bielorusso Lukashenko mi ricorda tanto la parodia che Charlie Chaplin fece nel suo film “Il grande dittatore” dell’incontro tra Adolf Hitler e Benito Mussolini.

Intanto chi è Lukashenko? E’ il Presidente Bielorusso che il Governo degli Stati Uniti d’America definisce come “l'ultimo dittatore e tiranno in Europa”, a causa dei limiti che impone alle principali libertà democratiche del proprio Paese, ovvero la libertà di parola e quella di stampa. Berlusconi è invidioso di questo controllo capillare che in Italia non riesce ad avere?

Lukashenko è un uomo che ha fatto parte integrante dell’apparato burocratico sovietico e che nel 1994 vinse, a sorpresa, le prime elezioni della Bielorussia indipendente. Da allora non ha mollato mai la poltrona, prolungandosi i mandati presidenziali, contorcendo le leggi a suo piacimento, vincendo referendum ed elezioni con percentuali intorno all’80% dei consensi, ma sempre in clima di pesanti brogli denunciati costantemente dagli osservatori alla Sicurezza OCSE. Oni elezioni che lo ha visto vincitore è stata contestata dai Paesi occidentali e sempre legittimata dalla Santa Madre Russia.

E’ un capo di governo che attacca duramente le sue opposizioni, dichiarando che li vorrebbe esiliare “sull'Himalaya”. Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, ne cito due più eclatanti:

  • nel 1995 ordinò di sparare su tre mongolfiere che partecipavano alla gara Coupe Gordon Bennett entrate per errore nello spazio aereo bielorusso, abbattendone una e facendo atterrare le altre due, uccidendo 2 cittadini statunitensi e arrestando i componenti degli altri equipaggi;
     
  • nel 1998 prese il controllo della Banca centrale bielorussa congelando i conti in banca e, sempre nel 1998, fece espellere gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Italia, Grecia e Giappone, accusati di conspirazioni contro di lui, dalle loro residenze vicino Minsk causando le proteste internazionali.

A causa di questo ottuso governo dittatoriale alla Bielorussia è stato proibito di partecipare al Consiglio d'Europa e la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale gli hanno sospeso i prestiti per mancanza di qualsiasi riforma economica.

Ora il nostro Presidente del Consiglio, unico capo di Governo occidentale in 15 anni di potere di Lukashenko, va ad ossequiare il dittatore direttamente a casa sua. Capisco la realpolitik: le relazioni industriali ed economiche che si posono aprire con quel Paese o “il sogno d’amore” delle adozioni di bambini bielorussi che si può realizzare. Capisco l’importaza storiografica dei fascicoli elaborati dai servizi segreti sovietici relativi le vicende dei cittadini italiani prigionieri durante la seconda guerra mondiale in Russia e in Bielorussia.

Ma non capisco le parole di “cecchinaggio” che Berlusconi usa per salutare il dittatore, ovvero “Grazie a lei e alla sua gente che so che la ama, e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali, che sono sotto gli occhi di tutti”, con buona pace dei pesanti brogli elettorali e del clima antidemocratico denunciato dagli osservatori internazionali dell’OCSE.

Silvio Berlusconi ha proprio una passione per dittatori e autocrati, che non perde occasione di elogiare, come i suoi grandi “amici” Putin e Gheddafi. Forse ne invidia i pieni poteri?

In Italia le “menti politicamente libere” sono rimaste sbigottite di questa iniziativa: Casini chiede che Berlusconi riferisca in Parlamento “su quali basi si poggi e a quali linee si ispiri la nuova politica estera italiana”; Fassino commenta l’iniziativa del premier come “sconcertante manifestazione di superficialità e di non conoscenza dello scenario internazionale, che rischia di confermare l'immagine di una politica estera italiana oscillante e confusa”.

Ora speriamo che non prenda esempio da Lukashenko e si faccia nominare Presidente a vita della libera Repubblica delle Banane.


Scritto il 3 dicembre 2009 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica | Nessuno commento »

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