La “non meritocrazia” nel lavoro
Di recente ho avuto un’interessante discussione con un imprenditore del sud italia. Abbiamo iniziato a disquisire sui monitor piatti LCD/Plasma e poi siamo finiti a parlare del mondo del lavoro. Una frase che ha pronunciato mi ha colpito e fatto riflettere. Ha detto che nei lunghi periodi passati a lavorare negli Stati Uniti, in particolare a New York, ha potuto constatare che è il posto delle opportunità, dove il sistema del lavoro è basato sulla meritocrazia.
Niente di più giusto! Chi lavora deve essere premiato, ma purtroppo in Italia non è così. Chi ha voglia di lavorare e lo fa bene si vede spesso sorpassare da individui che hanno avuto "una sponsorizzazione"! Lo dico anche per esperienza personale.
Qualche tempo fa, mentre pranzavo con un mio collega, nel tavolo di fianco al nostro si sono seduti due signori in "giacca e cravatta". Involontariamente abbiamo sentito la loro discussione nella quale uno chiedeva all’altro di dare un lavoretto ad un suo amico, senza neanche specificarne la professione. Sicuramente questo "amico" sarà andato a occupare un posto sicuro "rubandolo" magari ad una lista di candidati aventi ottime referenze.
Ma perchè non vengono premiati quelli che lavorano sodo e che hanno voglia di lavorare? Perchè c’è bisogno di una dannata sponsorizzazione? Ma alle aziende non conviene assumere una persona capace e meritevole al posto di uno sponsorizzato e magari senza competenze?
Non riesco a proprio a capirlo!
Scritto il 3 Aprile 2007 da Stefano Errante
Categoria: Lavoro |






8 Aprile 2007 15:16
purtroppo l’italia da questo punto di vista penso sia al primo posto mondiale:cosa ci si può aspettare da un apese in cui domina l’intreccio mafiapoliticachiesa?
le strade da percorrere sono 2:accettare passivamente tali soprusi oppurre collaborare riunirsi,crederci veramente e dare vita ad una rivoluzione sociale:sono parole forti lo so, però al momento è l’unico mezzo che può salvarci.aspetto ansioso ogni vostro commento.
13 Aprile 2007 15:52
Penso che il problema principale sia la politica ma anche il sistema a “colabrodo”.
Ci vorrebbe più disciplina, a partire dai singoli cittadini. Non ti accorgi come la gente tende a fregare il prossimo? Prima di arrivare alla rivoluzione sociale bisognerebbe farne una in ognuna di noi…