L’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori è a rischio.
Mentre i mass media e, quindi, i cittadini sono distratti dalle TARantelle sulle elezioni regionali si consuma un fatto grave per i diritti dei lavoratori.
Pochi giorni fa l'Aula del Senato ha approvato il decreto sul lavoro, che inserisce l'arbitrato per risolvere le controversie di lavoro svuotando di fatto l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori.
Infatti la norma prevede che il singolo lavoratore possa accettare un accordo secondo cui il proprio contratto di assunzione preveda il ricorso all'arbitrato per risolvere le controversie, incluso il ricorso all'arbitrato secondo equità.
Scegliendo l’arbitrato si limita la competenza del giudice per la conciliazione per tutte le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso.
Questa opzione potrebbe essere una scelta obbligata per il lavoratore che voglia essere assunto o voglia trasformare il proprio contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato, riuscendo, in tal modo, a aggirare le norme inderogabili di legge, come l’articolo 18, e quindi i diritti da queste sanciti e tutelati come il licenziamento per giusta causa o le retribuzioni o le ferie.
Appare evidente che la forza delle parti contrattuali (datore di lavoro – lavoratore) è ben differente, soprattutto nel momento dell’ingresso del lavoratore nel mondo del lavoro, infatti, si rischia di vedere l’arbitrato come un’opzione obbligatoria che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte.
Non è il primo assalto all’articolo 18, infatti, nel 2001 il Governo dell’epoca, guarda caso presieduto da Silvio Berlusconi, realizzò un disegno di legge in cui era stata inserita la proposta di sospensione temporanea dell’art. 18 dello Statuto, con particolare riferimento al diritto di reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato.
A questa ipotesi i sindacati reagirono con una imponente manifestazione tenutasi a Roma il 23 marzo 2002 che ricondusso l’Esecutivo a più miti consigli.
Lo Statuto dei Lavoratori: legge n. 300 del 20 maggio 1970 "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento." è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano, risultato di decenni di lotte politiche sociali e sindacali.
Lo Statuto sancisce la libertà di opinione del lavoratore ed il suo diritto di non essere oggetto di trattamento differenziato in dipendenza da sue opinioni politiche o religiose e che, per un successivo verso, non può essere indagato per queste nemmeno in fase di selezione per l'assunzione. Sancisce i diritti che tutelano il lavoratore da forme di controllo invasive ed improprie e molti altri diritti.
Con questo colpo di mano il Governo vuole completare un percorso di marginalizzazione e di svalorizzazione del lavoro che è la ragione di fondo di questa crisi economica mondiale, che è figlia proprio dell'idea che deve avanzare il mondo della finanza e arretrare il mondo del lavoro.
E quel che è peggio che tutto ciò avviene tra il silenzio assordante di mass media, opposizione politica e movimenti sindacali. Anche questi importantissimi passaggi legislativi sono privati di ogni risonanza mediatica come già le lotte dei lavoratori che salgono sui tetti per non perdere il posto di lavoro o i gesti estremi di chi per le medesime ragioni rinuncia alla propria vita.
Scritto il 15 marzo 2010 da Gianni di Tacco
Categoria: Lavoro |
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