le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Il pendolarismo è una malattia


Pendolarismo

In Italia ci sono 13 milioni di cittadini che per raggiungere il posto di lavoro si devono sobbarcare l’enorme fatica del pendolarismo.

I pendolari partono generalmente all’alba da casa, aspettano treni e bus i cui orari sono sempre approssimativi (il tempo di percorrenza è notevolmente incrementato dai numerosi tempi morti), per poi viaggiare, spesso stipati come bestie, in treni lumaca o metropolitane sporche e maleodoranti.

Perdono mediamente tre ore di vita al giorno per questa assurda situazione, i posti di lavoro sono concentrati nel centro delle grandi città, dove però le abitazioni hanno costi non sostenibili dai lavoratori, che quindi sono costretti a vivere nelle sconfinate periferie metropolitane che hanno ormai inglobato i centri urbani vicini. A Roma, per esempio, il costo delle abitazioni ha spinto centinaia di migliaia di cittadini a vivere oltre il raccordo anulare, a Ciampino, Fiumicino, Ostia, Nettuno, Albano e gli altri castelli romani, ma anche Velletri, Viterbo, Rieti, Frosinone, trasformando l’intera regione in una enorme area metropolitana.

I pendolari tendono a sviluppare rituali ossessivi per calmare l’ansia ed estraniarsi dal mondo circostante, i più fortunati che riescono a sedersi (una minoranza) leggono libri o quotidiani (soprattutto quelli distribuiti gratuitamente), oppure si distraggono ascoltando mp3. (Io stesso mi immergo nella mia personale “macchina del tempo”, che è la lettura, per annullare le due ore di viaggio tra andata e ritorno dalla periferia al centro di Roma – praticamente divoro un libro a settimana).

Sembra però che, nonostante questi rituali, lo stress da viaggio faccia perdere creatività ed energia mentale ai lavoratori nella loro attività professionale, e successivamente, quando il pendolare rientra a casa, la stanchezza psico-fisica è tale che spesso si abbandona apaticamente sul divano davanti alla tv che finisce così di lobotomizzarlo.

Ci sono degli studi che hanno approfondito l’accrescersi dell’aggressività nei polli se sono troppo stipati nelle gabbie, così gli esseri umani troppo pigiati sull’autobus spesso si lasciano andare a scatti di ira, analoga reazione violenta scatta nel pendolare che sia costretto ad alterare la sua tabella di marcia che ossessivamente nel tempo si è creato nel rispetto degli orari e dei rituali di cui non riesce più a fare a meno.

Non sono esenti da conseguenze psichiche negative neppure i “pendolari fasicì” ovvero chi affronta viaggi settimanali, “pendolando” da località più distanti fermandosi in città per i giorni lavorativi e nel week end tornando a casa. Questo tipo di pendolarismo altera il bioritmo tanto che nei giorni di pausa, al ritorno a casa, ci si sente improvvisamente come disoccupati e si va incontro ad una noia e ad un disadattamento che può portare a gravi conseguenze sui rapporti familiari.

Quale è la soluzione? Decentrare gli uffici è un primo ineludibile passo, ma la soluzione ottimale sarebbe lo sviluppo del “telelavoro” che per molte professioni è ormai possibile. Pensate a che risparmio di energie, maggior tempo per la vita dei lavoratori che potrebbero dedicare quelle tre ore a se stessi, alla famiglia o, in casi estremi, investire il tempo ottimizzato nel proprio lavoro; alleggerire la densità di utenti sui mezzi pubblici garantendo, a parità di costi, agli altri un servizio migliore; allegerire il traffico cittadino con la conseguenza di ridurre l’inquinamento cittadino, insomma una panacea.


Scritto il 13 Giugno 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Trasporti | Nessuno commento »

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I nullafacenti che costano ai cittadini


I nullafacenti del servizio pubblico ci costano!Tutti noi sappiamo quanto siano necessari i servizi pubblici e siamo anche a conoscenza del fatto che pesano notevolmente sui bilanci degli enti, in particolari dei comuni, che spesso chiudono in rosso.

L’altra cosa che sappiamo molto bene è che il livello di questi servizi non è mai all’altezza del costo da noi sostenuto.

Prendiamo l’esempio del trasporto pubblico, magari quello di della capitale. Tra tornelli che non funzionano, mezzi iperaffollati, autobus che non arrivano, etc.. muoversi in città è un vero calvario. Questo servizio ci costa più che negli altri paesi europei, dove invece funziona adeguatamente.

Nonostante tutto ciò i conti sono sempre in rosso. Ma perchè? La causa è nello spreco, nella totale assenza di controlli e nella presenza di personale nullafacente. Una delle piaghe dell’ATAC, l’azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico a Roma, è l’evasione, peccato che soltanto recentemente hanno installato i tornelli nelle stazioni della metropolitana e peccato che i controllori siano rari come le eclissi di sole. 

Altra piaga sono i furbi, ma la cosa in realtà riguarda tutto il settore pubblico.

Le cose devono assolutamente cambiare, bisogna invertire questa tendenza. Il comune di Roma, come la stragrande maggioranza dei comuni d’Italia, dovrebbe prendere esempio da quello di Milano. Il presidente dell’ATM, l’azienda comunale di trasporto pubblico, ha fatto dei controlli a sorpresa ed ha avviato le procedure di licenziamento per 9 tranvieri nullafacenti; chi costruiva cucce per cani, chi si ubriacava al bar, chi non si presentava da mesi senza inviare alcun certificato…

Non oso immaginare ciò che risulterebbe da controlli a Roma e nel sud Italia in genere. E’ ora di darsi una regolata e dichiarare guerra ai nullafacenti. Anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra e segnalare la presenza di questi parassiti.

Mi scordavo di dire che Milano è l’unica città italiana che chiude il bilancio in attivo!


Scritto il 11 Giugno 2008 da Stefano Errante

Categoria: Trasporti | 1 Commento »

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Ogni giorno 60 persone in Italia sono investite mentre attraversano la strada


Incidenti pedoniLa cronaca quotidiana ci ricorda che uscire di casa è pericoloso, tutte le strade del nostro “Belpaese” sono invase da automobilisti distratti o in preda a frenesie moderne nonché da veri e propri pirati della strada in preda ai fumi dell’alcol e alle polveri della droga.

I dati dell’Istat riportano cifre da bollettino di guerra: sulle strade italiane nel 2006 ci sono stati 5.669 morti di cui 758 pedoni e 21.062 feriti.

Circa 60 pedoni al giorno sono coinvolti in investimenti e 2 al giorno restano vittime dell’incidente. Non è possibile che in un Paese civile si verifichi una mattanza del genere.

Il cittadino al momento di attraversare sulle strisce pedonali (quando non le trova ostruite dalla sosta selvaggia) si deve destreggiare in molte tribolazioni, deve tentare l’attraversamento aspettando che un cortese automobilista gli dia la dovuta precedenza oppure attendere un “buco” nel traffico per lanciarsi in una corsa verso la salvezza della sponda opposta (il semaforo verde non sempre è indicatore di sicurezza per il pedone).

Nelle grandi città, che risultano maggiormente imbarbarite, il dover dare la precedenza al pedone che attraversa sulle strisce è costantemente ignorato dalla maggior parte degli automobilisti ormai degenerati dal caos generale del traffico metropolitano.

Per porre rimedio a questo mal costume dagli esiti tragici è necessario intervenire: le amministrazioni comunali devono rendere più visibili gli attraversamenti pedonali migliorando la segnaletica verticale ed orizzontale nonché corredare le strisce pedonali con appositi dossi artificiali tali che obblighino gli automobilisti a rallentare la loro andatura nei pressi delle stesse strisce.


Scritto il 15 Maggio 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società, Trasporti | 1 Commento »

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