le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Quando la malattia e la morte non sono “strettamente” personali!


Eluana Englaruo costretta a vivere su un letto di ospedale.La malattia e la morte sono le condizioni che maggiormente si possano definire rientranti nella sfera strettamente “personale”. Eppure nel nostro civile Paese questo diritto non è condiviso.

Il caso di Eluana Englaro è un caso emblematico: la fine della sua vita è stata decretata dalla certificazione della morte celebrale, confermata da 17 lunghissimi e devastanti anni di stato vegetativo irreversibile, ribadita anche da una sentenza della Suprema Corte di Cassazione.

Eppure la camera del dolore di Eluana attira personaggi di ogni risma: vescovi, politici, magistrati, avvocati, associazioni, produttori televisivi, giornalisti. Tutti urlano la loro “Verità”.

La più agguerrita urlatrice è la Chiesa cattolica che schiera le sue truppe cammellate: Politici “teodem” e “teocon” lanciano furiose invettive denunciando trasversalmente la pratica di eutanasia. Il quotidiano “L’Avvenire” da risalto alle “preghiere straordinarie in tutta Italia” contro “l’omicidio”. Il cardinale Ennio Antonelli ha definito Eluana come “una persona che dorme”.

Violente intrusioni nella sfera privata di Eluana arrivano da parte di branchi di famelici imbonitori e moralisti di turno, da Giuliano Ferrara che raccoglie bottiglie di acqua al neo-convertito Magdi Cristiano Allam che lancia un appello per l’adozione a distanza della povera Eluana Englaro.

Il padre di Eluana, Beppino Engalro, ha chiesto rispetto. Non vuole mostrare, come qualcuno gli ha suggerito, le foto di Eluana adesso, morente e sfinita, ben diversa dai ritratti sorridenti e pieni di vita che pubblicano i giornali.

Sta cercando una struttura dove attuare la sentenza, che permette la sospensione dell’alimentazione per la figlia, ma questa impresa è difficile da attuare: andare in Friuli, nonostante la disponibilità del governatore Renzo Tondo, è complicato proprio dallo sbarramento della Curia che esercita forti pressioni sui medici obiettori.

Forse sarà costretto a portare Eluana in Austria o in Slovenia.

Questa tragica bagarre è figlia di un “vuoto” legislativo che lascia padri e madri logorarsi di dolore, e medici compromettersi.

Strana l’Italia, dove tutto è permesso e, nel contempo, tutto negato.

Dove è formalmente riconosciuto il libero arbitrio, ma poi di fatto non si è liberi di decidere nemmeno della propria esistenza, della possibilità di porvi fine in modo umano e dignitoso.

Appare necessario che venga riconosciuto legalmente il diritto di ciascuno di poter redigere un proprio “testamento biologico”: ovvero la possibilità di redigere una dichiarazione anticipata di trattamento (fornita in condizioni di lucidità mentale) in merito alle terapie che si intendono accettare nell’ipotesi in cui ci si trovi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio “consenso informato” per malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.


Scritto il 17 Novembre 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Salute, Società | 1 Commento »

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La scelta tra ambiente-salute… e il lavoro-profitto!


Grazie all'ILVA a Taranto si muore di tumore... anche a 13 anni!Un brutta storia ci arriva da Taranto, un bambino di 13 anni pur non avendo mai fumato ha i polmoni ridotti come se fosse stato un fumatore accanito ed ora ha il tumore da fumo.

La causa è evidente:è la diossina dell’ILVA!

In effetti il un cancro da fumatore (adenocarcinoma del rinofaringe) è diffuso nella città pugliese a livello epidemico, soprattutto nel “quartiere dei morti viventi”: Tamburi.

Dai dati dell’INES (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) emerge che Taranto, insieme alla città cinese di Linfen ed a quella rumena di Copša Miça è tra le città più inquinate del mondo, sicuramente la più inquinata dell’Europa occidentale.

La causa è l’inquinamento di origine industriale (93%).

A Taranto si produce il 92% della diossina italiana (8,8% di quella europea) ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica.

In dieci anni leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e se nei genitori si verifica un danno “genotossico” non è in loro che quel danno emerge, ma nei loro figli.

La diossina che si accumula a Taranto è una vera emergenza nazionale. Ci sono 9 chili di diossina, il triplo di Severo: città contaminata nel 1976.

Il limite di emissione previsto dall’Unine Europea è di 0,4 nanogrammi per metro cubo (in Germania 0,1), mentre il limite previsto in Italia è di 100 nanogrammi. Un limite fissato così alto proprio per compiacere l’Ilva di Taranto (che ha realizzato lo scorso anno utili per 878 milioni di euro).

Per salvare 13 mila dipendenti del siderurgico si avvelenano 200 mila cittadini residenti a Taranto? Davvero questa è la scelta?

Scelta che a livello nazionale il Governo italiano ha preso abbandonando il pacchetto di misure per ridurre le emissioni inquinanti, dando un calcio alla politica europea sui cambiamenti climatici, ritenendola troppo onerosa per le imprese.

Scelta definita dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, che è anche presidente di turno dell’Unione europea: “drammatica e irresponsabile”.

Invece l’Italia dovrebbe adottare delle decisioni lungimiranti, dovrebbe accettare la sfida di ridurre del 20% le emissioni di CO2 trasformando questo obiettivo in una risorsa per il nostro Paese. Un obiettivo che potrebbe muovere degli investimenti nel settore del risparmio energetico e dell’utilizzo di energie rinnovabili.


Scritto il 21 Ottobre 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Ambiente, Salute | 3 Commenti »

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Circoncisione e infibulazione: sottoculture in Italia


La circoncisione è una pratica che consiste nell’asportare parte o la totalità del prepuzio del pene ed in genere anche parte o tutto il frenulo, la differenza è che per la cultura europea è un intervento chirurgico che si effettua nell’ambito di un ricovero ospedaliero in casi clinici particolari, mentre per altre culture e religioni (come quella islamica e ebrea) assume un preciso valore rituale che si ritiene, erroneamente, favorisca l’igiene e la purificazione .

Si deve dire che alle donne va sicuramente peggio, per loro ci sono rituali che prevedono vere e proprie mutilazioni genitali che sono conosciute con il termine “infibulazione”.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in 4 tipi differenti a seconda della gravità per il soggetto:

  1. Circoncisione o infibulazione as sunnah: si limita alla scrittura della punta del clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche e non comporta quasi nessuna conseguenza (diffusa soprattutto in Ghana).
  2. Escissione al uasat: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra.
  1. Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale (molto diffusa in Egitto – 96% delle donne ha subito l’infibulazione-). La pratica dell’infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.
  1. Il quarto tipo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.

Questa pratica in Italia è fortunatamente vietata, infatti, la legge 9 gennaio 2006, n. 7 tutela la donna dalle pratiche di mutilazione genitale femminile, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nella quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne. Al codice penale è stato aggiunto l’articolo 583 bis che punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chi, senza esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili. Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.

L’infibulazione invece è praticata in 28 Paesi dell’Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici,che ledono fortemente la salute psichica e fisica delle bambine e donne che ne sono sottoposte (130 milioni di donne in tutto il mondo e ogni anno due milioni di donne subiscono questa pratica).

Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.

Pur non essendo menzionata nel Corano l’infibulazione e l’escissione del clitoride alcuni religiosi islamici sostengono che sia prescritta in alcuni hadith ("detti") del profeta Maometto e pertanto ne sostengono la pratica.

Ma cosa comporta l’infibulazione? Non si possono avere rapporti sessuali fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo o dalle parenti femminili dello sposo prima della consumazione del matrimonio.

L’allargamento fatto per la consumazione del matrimonio non è sufficiente per permettere il parto. Perciò, in quel momento, l’infibulazione deve essere ancora allargata. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.

Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde gran parte del piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e abbastanza difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali.

L’Italia è purtroppo il primo paese in Europa per il numero di donne infibulate (circa 40 mila donne immigrate hanno subito una mutilazione genitale). Evidentemente la sola legge non è sufficiente ad eliminare le infibulazioni clandestine che sono effettuate in condizioni di assoluta mancanza di igiene. E’ necessaria una campagna culturale che consenta ai cittadini extracomunitari di acquisire la consapevolezza dei danni che queste pratiche comportano a livello fisico e psicologico.

STOP FEMALE GENITAL MUTILATION
Per ulteriore informazioni vi consigliamo di visitare il sito www.stopfgmc.org


Scritto il 20 Ottobre 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Salute | 4 Commenti »

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