L'acqua è, al pari dell’aria, un bene primario, indispensabile per l’uomo così come per tutti gli altri esseri viventi sul nostro pianeta, gli animali, le piante. Un bene che purtroppo non è garantito a tutti in ogni parte del mondo, non perché il mondo sia carente di questo bene, ma piuttosto a causa di sprechi, di inquinamento e di una mancanza di programmazione e buon governo dei territori.

Di questa gestione, atteso il valore pubblico del bene Acqua, se ne deve occupare la Politica e le Istituzioni e non possono certo occuparsene delle società private il cui obiettivo non è quello di garantire a tutti i cittadini la fruibilità di questo bene indispensabile per la sopravvivenza, ma l’obiettivo è quello di trarre il massimo profitto della commercializzazione di questo bene. Ci vogliono far credere che la privatizzazione è la panacea di tutti i mali e di tutti gli sprechi, invece non è vero! Infatti le esperienze di privatizzazione già attuate in alcune parti del territorio nazionale hanno determinato un rilevante aumento delle tariffe, la riduzione della qualità e quantità degli investimenti da parte delle società di gestione e l’impossibilità di controllare le scelte di programmazione da parte dei cittadini o dei loro rappresentanti politici.
L’obiettivo di chi gestisce l’acqua come un bene privato è quello di lucrare sulla vendita dell’acqua, quindi vedremo l’estinzione delle fontanelle di acqua fresca distribuite per le città che dissetano e rinfrescano gratuitamente tutti coloro che hanno sete o caldo. Se l’acqua diviene privata quella del rubinetto non si potrà più bere, ma saremo costretti ad andare a rifornirci in appositi distributori di acqua “purificata” o “depurata” chiaramente a titolo oneroso. L’acqua pubblica è un diritto di tutti, non può diventare un interesse di pochi. Per questo tutti noi abbiamo un’opportunità con il referendum del 12 e 13 giugno.
Cosa dicono i quesiti referendari sull’acqua?
- Primo quesito – scheda rossa. Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”: "Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall'art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?"
Cosa vuol dire?
Il fine di questo referendum è quello di fermare la privatizzazione dell’acqua, si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi che stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 Ambiti Territoriali Ottimali (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
- Secondo quesito – scheda gialla. "Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma". "Volete voi che sia abrogato – Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?"
Cosa vuol dire?
Il fine è di evitare che siano previsti dei profitti dalla distribuzione dell’acqua. Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull'acqua.
Il 12/13 giugno è necessario, quindi, andare a votare per la difesa dell'acqua come bene comune, l’acqua è un diritto per tutti, ricordatene ogni volta che avrai sete.

