
In Italia ci troviamo sempre a combattere con l’arroganza, la tracotanza e la prevaricazione di pochi sui diritti di tutti. C’è sempre qualcuno che vuole impossessarsi del bene comune per i suoi interessi personali e, spesso, questi qualcuno sono spalleggiati da influenti referenti politici e da robusti potentati economici.
Questi qualcuno deturpano il territorio del Paese per dar spazio alle loro fantasie da ecomostro, infatti, per ottimizzare i loro profitti, costruiscono edifici gravemente incompatibili con l’ambiente naturale circostante.
L’ecomostro non è solo un problema estetico, infatti gli ecomostri proliferano anche grazie agli interessi della criminalità organizzata e alle sue infiltrazioni nell’edilizia, si nutrono di tangenti a politici corrotti ed appalti truccati, si alimentano di pressioni sul legislatore e sull’ammansimento degli amministratori locali e di chi è deputato al controllo, magari assecondando le differenti inclinazioni di questi.
A Milano come a Bari siamo pieni di ecomostri: l’eliporto che sovrasta i palazzi della Regione in via Melchiorre Gioia, le torri vuote di via Stephenson ora in attesa di una maxi riqualificazione in vista dell’Expo, il famigerato immobile di Punta Perotti, tutto il territorio Italiano ne è infestato.
In Puglia lo sviluppo integrato del turismo sta trasformando la regione in una prateria sconfinata per l’abusivismo edilizio. Oltre ai tanti ecomostri privati che affollano le coste pugliesi, rinvigoriti dalle tante scellerate sanatorie, ora lo scempio si abbatte su una delle perle del Salento: Santa Cesarea Terme.
Infatti da alcuni anni si sta consumando un incredibile disastro sulla magnifica costa di Porto Miggiano tra lo svogliato o forse complice disinteresse delle istituzioni.
Su questa costa speciale si è consentito di costruire un complesso turistico che ha dell’incredibile, la dove non si potrebbe nemmeno costruire un muretto sono stati realizzati un resort ed uno stabilimento balneare comprensivo di una serie di faraoniche piscine, sono stati realizzati bar, ristoranti, strutture, sono stati cementificati in questo modo ettari di scogliera a pochi metri dal mare.
E l’appetito di questi speculatori non è pago, dietro una volgare messa in scena della “messa in sicurezza” del costone roccioso che sovrasta porto Miggiano si sta consumando il più truce degli sfregi alla costa salentina, un intero costone è stato spianato per far posto ad uno spazio che accoglierà altre strutture milionarie che consentiranno ai soliti pochi di sfruttare in maniera privatistica ciò che è di tutti.
Il sindaco del Comune di Santa Cesarea, Daniele Cretì, finge di non vedere la devastazione ed il saccheggio che si sta facendo nel territorio che lui amministra. Se il costone è pericolante perché si è permesso e si permette di costruire ettari di strutture turistiche così invasive? Strutture invasive che snaturano la vera essenza della costa salentina. La foglia di fico della messa in sicurezza è un’evidente menzogna.
Personalmente ritengo Porto Miggiano un bene dell’umanità (sebbene non sia riconosciuto dall’UNESCO) e questa violenta aggressione alla costa del Salento non è da considerarsi soltanto un’aggressione a tutti i cittadini salentini ma anche e soprattutto un’aggressione all’umanità intera.
Nessuno potrà ridare a ciascuno di noi la possibilità di poter godere liberamente di quel magnifico posto che era Porto Miggiano, ma possiamo impedire che vengano prodotti danni ulteriori, possiamo impedire che dall’oltraggio i soliti qualcuno si possano ulteriormente arricchire facendosi beffe dell’indignazione e del dolore della popolazione salentina, possiamo ricostruire il giro di interessi che c’è dietro a questa barbarie per ricercarne e punire i colpevoli.
Goletta Verde ha segnalato l’oltraggio alla costa di Santa Cesarea nel dossier “Mare mostrum”, i Carabinieri del NOE sono intervenuti, ma la distruzione prosegue, i poteri forti derivanti da una saldatura politico-economica non si fermano davanti a nulla. Forse credono di poter fare tutto. Noi non ci stiamo e perseguiremo questa battaglia fino in fondo.
Sul web divampa la protesta, CCNV partecipa a questa campagna di protesta ed invita tutti a sostenere la protesta attraverso l’adesione ad una petizione pubblica www.petizionepubblica.it oppure anche l’adesione su facebook al Comitato Tutela Porto Miggiano.
Porto Miggiano libero!
