le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Il finto paladino della giustizia Marco Travaglio, pagato con i soldi del canone RAI!


Ed ecco che Marco Travaglio torna a far parlare di se! Alla puntata di sabato 10 maggio della trasmissione della RAI "Il tempo che fa" condotta da Fabio Fazio, il "giornalista" Travaglio si è lasciato sfuggire qualche frase di troppo nei confronti dell’attuale presidente del Senato Schifani, accusandolo di aver avuto rapporti con persone poi condannate per mafia.

A prescindere dal fatto che Schifani possa essere o no un politico poco pulito, ritengo che utilizzare le trasmissioni della RAI, rete televisiva pubblica, per accusare e/o diffamare qualcuno SENZA la possibilità di alcun contraddittorio sia davvero scorretto e illegale!

Questo Travaglio pensa di essere colui che detiene la conoscenza della verità, l’illuminato, il paladino della giustizia, ma alla fine mi sembra un giornalista che di questo suo modo di fare e diffamare ne ha fatto un business, difatti rietra nella categoria dei più abbienti del nostro paese!

Travaglio e il suo amico Santoro fanno un uso davvero distorto delle TV pubblica, la strumentalizzano per i loro fini politici e quel che fanno di solito, non rientra nella corretta informazione ma in un vero e proprio terrorismo giornalistico. Sinceramente è davvero ora di smettere di pagare il canone, di smettere di finanziare certe trasmissioni televisive, tutt’altro che gradevoli e utili.

Mi dispiace il il buon Fabio Fazio sia finito in mezzo a questa bufera! Lui, che nonostante la sua chiara appartenenza politica, è sempre stato corretto, educato, civile e anche molto simpatico. L’unica sua colpa è stata quella di non aver interrotto Travaglio una volta che aveva superato la linea rossa.


Scritto il 12 Maggio 2008 da Stefano Errante

Categoria: Spettacolo | 56 Commenti »

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Che faccia da bravi ragazzi i naziskin nostrani!


Che faccia da bravi ragazzi i naziskin nostrani!Mentre si grida, giustamente, al lupo al lupo contro lo straniero stupratore ci stiamo crescendo in casa una generazione di violenti per noia.

Un terribile episodio di violenza “inumana e insensata” si è verificato a Verona: Nicola Tommasoli è stato picchiato a morte per aver negato una sigaretta a cinque ragazzi veronesi DOC - Raffaele Delle Donne (19 anni), Guglielmo Corsi (19 anni), Andrea Vesentini (20 anni), Federico Perini (20 anni) e Nicolò Veneri (19 anni).

Ma avete visto che faccia angelica? Lombroso aveva torto, dal loro aspetto non si potrebbe mai desumere che in loro alberga una tale ottusità mentale ed una tale violenza.

La gravità di questo episodio non deve essere sminuita da strumentalizzazioni politiche. La campagna elettorale è finita! Sbaglia Veltroni che agita timori di neofascismo e sbaglia Fini quando paragona la gravità di questo fatto con il boicottaggio ad Israele alla Fiera del libro di Torino. Questa violenza va condannata senza ulteriori commenti, è un campanello d’allarme del quale tenere conto nelle prossime decisioni sociali e sociologiche che il Governo dovrà adottare quanto prima.

Abbiamo molti giovani allo sbando che catalizzano la loro rabbia con violenze da naziskin o da centro sociale di sinistra, da ultras per una squadra di calcio a adepto in una setta satanica, che si rifugiano nella droga, nell’alcol o nella musica techno.

E’ necessario risalire all’origine del “male”, dobbiamo impegnarci nel sottrarre spazio al substrato di sottocultura dove queste devianze hanno origine, motivando i giovani nello studio, nello sport praticato, nel mondo della musica, dell’arte e della cultura ed in ogni altro settore che li liberi da una qualsiasi spirale di violenza che non gli consentirà di vivere una vita degna di essere vissuta.


Scritto il 9 Maggio 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 4 Commenti »

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Redditi on line. Trasparenza o violazione della Privacy?


Redditi online? Violazione della privacy? Visco ha commesso reato?La pubblicazione in internet degli elenchi dei contribuenti ha scatenato un polverone. Il cittadino sente realmente violata la sua privacy o dovrebbe plaudere al quadro di trasparenza fiscale al quale si ispira l’Agenzia delle Entrate?

Il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, ritiene ci sia stata una violazione delle norme sulla privacy. Il Codacons ha presentato alla Procura di Roma la richiesta di un maxirisarcimento di 20 miliardi, circa 500 euro per ogni contribuente.

L’Agenzia si difende affermando che la pubblicità degli elenchi è prevista dalla normativa vigente che attribuisce al Direttore dell’Agenzia la fissazione dei termini e delle modalita’ per la formazione e la pubblicazione degli elenchi (pubblicarli su internet è stata, dunque, una valutazione amministrativa assunta dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della sua autonomia).

La ratio della norma è quella di favorire una forma di controllo diffuso da parte dei cittadini rispetto all’adempimento degli obblighi tributari e l’uso di internet sicuramente promuove una maggiore partecipazione dei cittadini al processo democratico. (Ci ricordiamo del polverone di un anno e mezzo fa quando furono denunciati personalmente dal viceministro Visco alla procura di Milano dei presunti accessi all’anagrafe tributaria che riguardavano soprattutto i redditi di Romano Prodi ed altri personaggi pubblici? Prendiamo atto di questo cambio di tendenza del Ministero dell’Economia).

Anche quel “tuttologo” di Beppe Grillo ha voluto dire la sua in questa polemica. Secondo il comicamente-politico ligure l’Agenzia delle Entrate pubblicando in internet dei redditi degli italiani avrebbe favorito la criminalità organizzata facilitando il compito nella selezione delle persone da rapire o rapinare.

Molti utenti del suo blog non sono dello stesso parere e hanno criticato questa sua elucubrazione mentale, condivido le perplessità espresse nel commento di Davide R: “Questa è una cazzata. Tanto la mafia già sa tutto senza bisogno di elenchi pubblici. Al massimo NOI possiamo sapere qualche cosa di più. Forse ti dà fastidio che ora si sappia che hai dichiarato quattro milioni di euro?”.

Secondo me conoscere il reddito di tutti è un atto di democrazia, personalmente non ho vergogna del mio reddito, lavoro onestamente e mi pagano per quello che lavoro. Certo non sarei così sereno in questo giudizio per due motivi diametralmente opposti:

1. ho un reddito elevato, ma fa chic e radical chic sembrare uno che sbarca il lunario come la maggior parte degli italiani (è il caso di politici, giornalisti e blogger di successo);
2. dichiaro un reddito da fame ed invece ho una gioielleria avviata, abito in una villa di lusso e giro in porche cayenne (altro che rapimenti della mafia, avrei paura dei controlli della Guardia di Finanza).


Scritto il 8 Maggio 2008 da Gianni di Tacco

Categoria: Politica | 9 Commenti »

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