le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Fiumicino o Malpensa? Il vero Aeroporto “Hub” per l’Italia è Francoforte.


L’annosa questione che ha visto opposte Roma con Fiumicino e Milano con Malpensa non si è ancora risolta. Lotte politiche combattute con mille equivoci, disservizi e lottizzazioni per individuare l’hub (aeroporto che funge da raccordo tra aeroporti minori) di Alitalia, ha fatto trovare l´Italia senza hub.

Per fare un hub ci vuole una compagnia aerea che disponga di almeno ottanta aerei a lungo raggio e che decida di fissare la sua base in quell´aeroporto che diventa il perno verso il quale i raggi portano il traffico in transito per voli intercontinentali. Ma si dà il caso che l´Alitalia disponga di soli 23 aerei di lungo raggio, contro i 170 di KLM-Air France, i 134 di Lufthansa e i 130 di British Airways.

Per questo gli hub europei sono Parigi, Londra e Francoforte, che hanno volumi di traffico annuali oltre i 50 milioni di passeggeri, contro i 30 milioni di Fiumicino e i 20 di Malpensa (divisi si perde).

A Roma imbottivano l´Alitalia di superpagati amministratori spesso incapaci, lottizzati dai partiti, e di personale inadeguato, a Milano costruivano un aeroporto nel posto sbagliato e nel modo sbagliato, mal collegato e non baricentrico rispetto al Nord.

Oggi un bolognese non si sognerebbe mai di andare a Malpensa per salire su un volo intercontinentale, quando tutti gli aeroporti del nord Italia hanno voli delle grandi compagnie europee verso Londra, Parigi, Francoforte e Monaco di Baviera. Persino Roma in treno da Bologna è l´alternativa a Malpensa, che ha una ferrovia ridicola e un´autostrada sempre intasata.

La crisi degli scali aeroportuali nazionali e quella dell’Alitalia sono le due facce della stessa medaglia.


Scritto il 31 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Trasporti | 1 Commento »

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STALKING, molestie e violenza non solo sulle donne.


StalkingA tutti può capitare di essere vittime “molestie assillanti” o “stalking".
Il “molestatore assillante” si manifesta, nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata in due categorie di comportamenti:

  1. comunicazioni intrusive: comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi che a vissuti di odio, rancore o vendetta (telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales).
  2. contatti: attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto (pedinare o sorvegliare), che mediante comportamenti di confronto diretto (visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni).

la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata (“stalking victim”), in uno stato di stress psicologico, legato alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, ma soprattutto alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.

Tipologie di Stalker:

  1.  “il risentito”: sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta (categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa). Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli;
  2.  “il bisognoso d’affetto”: motivato dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene considerata vicina al “partner o amico/a ideale”. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta;
  3. “il corteggiatore incompetente”: tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani (meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare);
  4. “il respinto”: persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto, è in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile.
  5. “il predatore” e costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofil

Tecniche di comportamento Antistalking

  • Innanzitutto, inutile negare il problema: nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker.
  • Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro (altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, saranno letti come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni, come anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking).
  • Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati.
  • Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la soneria e rispondete gradualmente sempre meno.
  • Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti. Se si pensa di essere in pericolo recarsi dalle forze dell’ordine.

Scritto il 27 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Salute | 4 Commenti »

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Truffe alimentari: “Business da un miliardo di euro”


AlimentariCon l’avvicinarsi delle feste dobbiamo stare attenti alle truffe alimentari.

La Coldiretti afferma che sulle nostre tavole arriva di tutto, dal finto prosecco all’olio di semi spacciato come extravergine, ai prosciutti di Parma con il marchio contraffatto, dalle mozzarelle ottenute con cagliate importate dall’estero alle fiorentine di falsa chianina fino al limone spagnolo venduto come di fosse di Sorrento, addirittura si riciclano i prodotti scaduti.

Vi riporto un esempio segnalato da “La Repubblica”. A Caserta si taroccano le mozzarelle di bufala, infatti il latte locale casertano si allunga con latte boliviano ed il latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto. Il “boliviano” arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno, con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle e fanno il pieno. Le bufale bolicasertane sono piazzate sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9 (il latte di bufala costa 1,35 al kg, il latte boliviano 50 centesimi). Una “bufala” delle bufale che ammazza il mercato.

Anche questo business, come tanti è in mano alla criminalità organizzata, Caserta, per tornare all’esempio della “bufala” è un feudo dei casalesi, potenti camorristi. Tutte le famiglie (Schiavone, Zagaria, Iovine) hanno parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede. Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco”Sandokan” Schiavone. Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare.

Gli spacciatori di cibo sconfezionano e riconfezionano, appiccicano etichette posticce, “rinfrescano” prosciutti e salami, tengono in vita la carne con nitrati e solfiti, “tagliano” le mozzarelle, le sbiancano e le gonfiano, allungano e colorano l’olio, impestano il vino.

Questa è un mondo senza etica e con l’unica di regola di abbattere i costi e massimizzare il lucro, creando un prodotto mediocre, a volte rischioso per la salute del consumatore.

Per evitare che i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato è necessario introdurre l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per consentire la rintracciabilità delle produzioni e il rafforzamento dei controlli, anche per combattere i fenomeni speculativi sui prezzi che si annidano proprio nella mancanza di trasparenza.

 


Scritto il 19 Dicembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | Nessuno commento »

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