le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Anche i senatori piangono…


Roberto AntonioneIeri si è consumata una tragedia al senato! Un emendamento, quello della class action, è passato per un solo voto. La disgrazia sta nel fatto che quel voto in più è stato dato per errore da un senatore dell’opposizione. Il suo nome è Roberto Antonione, di Forza Italia, ed ha attribuito la causa al fatto che << in aula c’è sempre troppa confusione ! >>.

E’ davvero difficile premere un bottone, quello giusto, fra i due messi a disposizione. Anche i topolini in laboratorio riescono a farlo! Una volta resosi conto della gravità del suo sbaglio, Antonione è scoppiato in lacrime. Prontamente è stato consolato dai suoi colleghi di partito. Mi chiedo quali siano state le frasi di consolazione, forse "non ti preoccupare che la prossima volta andrà meglio…" oppure "Berlusconi ci riderà soprà e non ti manderà a spasso, lo sai che è un simpaticone…".

Ma questi nostri politici si rendono conto che quel semplice "premere un bottone" è una grossa responsibiltà, attraverso questa semplice attività decidono il destino del paese. Posso anche capire che sbagliare è umano, ma viene richiesto un minimo di attenzione. Non si può utilizzare come scusa il fatto che ci sia confusione, cosà che è già di per se assurda, l’aula non è un mercato rionale!

E poi basta con queste votazioni con scarti di pochi punti, non si può più andare avanti.

Faccio una proposta: introdurre un test di ingresso obbligatorio ai parlamentari eletti che verifichi la loro capacità a premere i pulsanti (almeno sino a un max di 3). Sono sicuro che invece sono bravissimi a contare il denaro; quello che gli diamo noi cittadini!


Scritto il 16 Novembre 2007 da Stefano Errante

Categoria: Politica | 7 Commenti »

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Occupare casa: commettere abuso diventa diritto


Csa occupata abusivamenteIl 26 settembre la Corte di Cassazione con sentenza nr.35580 ha stabilito che "occupare le case popolari non sempre è reato".

Secondo la Suprema Corte, lo stato di indigenza può costituire giustificato motivo dell’occupazione della casa, «bene primario». Forte di questo principio è stato accolto il ricorso di una 38enne romana, Giuseppa D., già condannata dal Tribunale di Roma e confermata dalla Corte d’Appello nel dicembre 2006 per il reato di occupazione abusiva di un immobile di proprietá dell’Iacp.

Il ricorso è ‘fondato’; «ai fini della sussistenza dell’esimente dello stato di necessitá previsto dall’art. 54 c.p., rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integritá fisica, ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona, secondo la previsione contenuta nell’art. 2 della Costituzione».

Pertanto si è legalmente prosciolti dall’accusa del reato di occupazione abusiva se ci si impossessa di un alloggio popolare, versando in una situazione di grave indigenza, tanto più se lo stato di necessità è aggravato dalla presenza di un minore.

Demagogico traguardo della nostra “moderna” società che inserisce il «diritto all’abitazione» tra i «beni primari collegati alla personalità» che meritano di essere annoverati tra i diritti fondamentali della persona che però, in questo modo, calpesta i diritti di chi si rivolge all’Istituto Autonomo Case Popolari per la via legale richiedendo l’assegnazione di un alloggio ed è inserito in una legittima graduatoria (decine di migliaia di famiglie).

Il presidente dell’Aler di Milano Luciano Niero ritiene che: “questa sentenza può aprire un percorso grave e pericoloso. Perché non distingue tra chi esprime un bisogno nella legalità e chi viola la legge”.

Il fenomeno già senza questa sentenza è diffuso in tutta Italia (migliaia di alloggi occupati solo tra Roma e Milano oltre 10.000), esiste anche un vero e proprio mercato di compravendita: 50-60 mila euro per subentrare nell’occupazione abusiva passando per un periodo di “convivenza” cartolare che ne giustifica il passaggio.

E’ necessario ristabilire legalità, le case popolari devono essere assegnate mediante graduatorie di merito che tengano conto anche del nuovo fenomeno della precarizzazione del mondo lavoro e non ai furbi che le occupano.


Scritto il 14 Novembre 2007 da Gianni di Tacco

Categoria: Società | 1 Commento »

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Quando il calcio non è uno sport


Calcio violento!<< Lo Sport è l’insieme di quelle attività, fisiche e mentali, compiute al fine di migliorare e mantenere in buona condizione l’intero apparato psico-fisico umano e di intrattenere chi le pratica o chi ne è spettatore. >>

Il calcio dovrebbere essere il nostro sport nazionale, ma non ha molto di sportivo, è pieno di violenza e di corruzzione. Gli episodi di questi giorni non fanno altro che confermarlo. La morte di Gabriele Sandri, ucciso per errore da un poliziotto, è stata strumentalizzata da quei delinquenti degli Ultras. Questi ultimi hanno sfruttato la disgrazia di un giovane tifoso per dare libero sfogo al loro odio per la Polizia e le istituzioni.

Il mondo del calcio è sempre stato troppo morbido e permissivo con gli ultras, forse per convenienza. Gli hanno permesso violenze di ogni genere impedendo ai veri tifosi di godersi una domenica allo stadio. “Se vuoi uccidere tua suocera portala allo stadio e la strozzi con la sciarpa. Al posto di 30 anni di galera ti sospendono l’abbonamento per 3 mesi!“; questa è una battuta che ho sentito proprio domenica in TV. Lo stadio è oramai diventato una zona franca!

Il nostro ministro dell’Interno Giuliano Amato ha ragione a dire che Gabriele <<non sarebbe morto se un poliziotto non avesse sparato, e questo è comunque imperdonabile, ma non sarebbe morto neppure se i tifosi di due squadre diverse, incontrandosi in un autogrill, non si cimentassero in risse ma bevessero un caffè insieme>>.

Cosa pretendiamo se spesso sono gli stessi giocatori ad avere manifestazioni violente! Dovrebbero dare l’esempio, dovrebbero essere dei veri sportivi. Le società sportive hanno gravi colpe e troppo denaro ruota intorno al pallone.

Se il clima deve essere questo allora sarebbe bene dire addio alle partite, addio ai campionati!


Scritto il 13 Novembre 2007 da Stefano Errante

Categoria: Società | 4 Commenti »

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