le cose che non vanno

Una goccia nel mare delle inefficienze, degli sprechi, dei soprusi e dei torti subiti…

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Ticket sanitario: la beffa dei 10,00 euro sulle ricette


Qualche giorno fa mTicket sanitario: 10 euro sulle ricettei reco dal medico di 
famiglia per la prescrizione di una normale visita specialistica: tampone faringeo.

Mi presento in una struttura privata convenzionata ed esibendo la ricetta, l’impiegata mi suggerisce di pagare la prestazione senza ticket.

Pensando si tratti di un banale errore chiedo perché? 

Perché secondo la tariffa regionale vigente, il costo di 6,47 euro della prestazione con il ticket sanitario arriverebbe a 16,47 euro

La tariffa senza ticket: 10,33 euro. Stupito piacevolmente, scelgo quest’ultima soluzione. 

Perplesso però, mi documento immediatamente e scopro che il ticket di 10,00 euro sulle ricette per prestazioni specialistiche e ambulatoriali è stato introdotto dall’ultima legge finanziaria(legge n. 296 del 27.12.2006), ed è in vigore dal 1 gennaio 2007.

Siamo al paradosso. Invece di favorire le condizioni di reddito delle famiglie italiane e soprattutto di quelle meno abbienti, per alcune tipologie di prestazioni risulta più conveniente rivolgersi alle strutture private che a quelle del Servizio Sanitario Nazionale.

Considerando poi tempi di attesa della struttura pubblica… è evidente la convenienza di rivolgersi al privato.

Il Senato, tuttavia, si è espresso recentemente a favore dell’abolizione della quota fissa ed ha affidato alle Regioni il compito di individuare modalità alternative di pagamento della spesa.

In sostanza, viene rimandata alle Regioni la facoltà di decidere se mantenere o rimodulare il ticket di 10,00 euro introdotto con la Finanziaria, a patto che trovino però altre forme di compartecipazione alla spesa.

Intanto i cittadini sono ancora ancora obbligati a versare la quota di 10,00 euro per ogni ricetta.

Altro che favorire la concorrenza con il settore privato. 

Si è di fatto favorito i privati che hanno conquistato un nuovo mercato…


Scritto il 10 Aprile 2007 da Duffy Duck

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Gli italiani “disconnessi”


Questi ultimi giorni i media ci hanno tempestato con i risultati dello studio Axa dal quale emerge che l’Italia è tra le ultime nazioni al mondo nell’utilizzo di internet.

Si sono dimenticati di dire che in Italia non sono i cittadini che rifiutano di connettersi ad internet, bensì non possono proprio farlo, visto che la copertura della banda larga (e questo concetto di larga è tutto da discutere)  nel bel paese è davvero limitata.

Sono state fatte tante promesse dal governo e dalla Telecom, come quella di raggiungere con l’ADSL tutto il paese entro il mese di gennaio 2007. Ovviamente questo non è successo!
Da considerare che nel momento in cui il 100% dell’Italia potrà usufruire dell’ADSL sarà comunque indietro rispetto agli altri paesi europei. Basti pensare che a Parigi possono già navigare a 100 MB sostenendo lo stesso costo dei 20MB (mai garantiti) sostenuto oggi in italia.

Concludo con il mio solito slogan: "W Telecom Italia"


Scritto il 8 Aprile 2007 da Stefano Errante

Categoria: Internet | Nessuno commento »

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ICT: Italia ancora indietro


38° posto. Italia fanalino di coda europeo nell’utilizzo dell’ICT.

È quello che emerge dal consueto rapporto annuale pubblicato dal World Economic Forum - The Global Information Technology Report 2006-2007 - indagine che censisce i dati di 122 paesi e presenta la propensione di ciascuna economia ad utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per migliorare la propria posizione competitiva nel mondo.

Quindi ancora poca attenzione al grado di propensione alla rete e alla capacità di innovazione da parte dell’Italia, mal percepite come priorità rispetto alle economie degli altri paesi europei.

L’Italia risale dal 42esimo posto dell’anno scorso al 38esimo, ma si trova dietro gli altri paesi europei a cominciare dalla Gran Bretagna al 9° posto, Germania al 16°, Austria al 17°, Francia al 23°, Spagna 32°.

I paesi del Nord europa occupano tutti i primi posti, e siamo addirittura superati dall’ Estonia, Malta, Portogallo, Slovenia, Cile, Ungheria, Qatar.

Se a questa amara classifica si aggiunge il dato che in Italia, circa 6 milioni di cittadini sono a rischio di digital divide (fonte: Osservatorio Banda Larga – Between) e che permane un forte differenziale europeo nel livello di alfabetizzazione informatica, possiamo nel complesso parlare di un sistema relativamente statico in cui si fa fatica a produrre innovazione.

La strada da percorrere è ancora lunga.


Scritto il 5 Aprile 2007 da Duffy Duck

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